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Specialmente… a Marettimo e Levanzo (Egadi): luoghi da vedere

Pubblicato il: 25 giugno 2018 alle 3:00 pm

Marettimo, il gioiello delle Isole Egadi

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“Marettimo, l’antica Hiera, sacra ai Greci, è sicuramente il gioiello dell’intero gruppo”: non è la sviolinata di un giornalista, ma un’affermazione che si legge sul sito Welcome To Egadi, diretta emanazione del Comune di Favignana, sotto cui rientrano tutte le isole dell’arcipelago trapanese.

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Si tratta quindi di una sorta di investitura ufficiale, come un genitore che dovesse dichiarare quale sia il suo figlio prediletto. E sì che la concorrenza non è da poco: Levanzo è un diamante grezzo dai paesaggi intatti come natura li ha creati, mentre Favignana, astraendola dal caos dell’alta stagione, è un sublime atollo di cultura che sintetizza secoli di poetico ingegno mediterraneo.

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Allora cosa rende superiore la “montuosa e dolomitica” Marettimo? Forse il suo essere una perfetta sintesi tra gli opposti delle altre due isole: meno crudamente selvaggia di Levanzo, meno affollata e turistica di Favignana, il risultato la rende la più vivibile e a dimensione di visitatore sensibile.

Basti osservare le chiavi appese alle toppe delle porte d’ingresso di varie abitazioni che danno sulla strada, per comprendere di quale civile tranquillità si goda sull’isola.

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Si aggiunga che qui si trova la migliore offerta gastronomica di tutte le isole Egadi e il primato è sancito con dati oggettivi: i ristoranti sono infatti gestiti ancora da marettimari indigeni che hanno mantenuto e tutelato la cucina autoctona, impedendo la deriva turistica a cui si assiste tristemente a Favignana.

Indigeni che hanno una fierezza identitaria non presente così marcatamente sulla altre isole delle Egadi: sono orgogliosi della propria origine e non mancano di comunicarlo a tutti, come dimostrano iniziative di associazioni e di privati che raccolgono memorie e fanno da collante sociale, come il sito dei Marettimari nel mondo (www.marettimari.it).

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Deve avere contribuito a ciò la circostanza che Marettimo è più isola delle altre isole. E’ infatti la più distante da raggiungere, particolare che ha contribuito letteralmente al suo isolamento.

Non a caso pochi giorni fa sui siti di informazione on line è stata pubblicata una lettera di un gruppo di consiglieri comunali favignanesi che si domandavano “Marettimo bella e irraggiungibile?”, manifestandosi “critici sui collegamenti”, vero grande problema della comunità locale. La questione riguarda le tariffe applicate ai turisti diretti a Marettimo, la cui entità scoraggerebbe alcuni potenziali visitatori, in tempi di ristrettezze economiche.

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Parlando con la gente del posto e con alcuni commercianti, abbiamo riscontrato sacche di malcontento tra chi Marettimo la vive tutto l’anno: c’è chi lamenta un deficit di attenzioni da parte delle istituzioni, chi un eccesso di severità sui permessi per muoversi dentro l’area marina protetta, mentre secondo altri i continui controlli da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei natanti, pur ovviamente legittimi e doverosi, starebbero contribuendo a fare desistere diversi turisti facoltosi dall’attraccare sull’isola, facendogli preferire altre coste in cui invece “sono accolti a braccia aperte”.

Chiacchiere da bar, forse, ma comunque sintomatiche.

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Potrebbe anche trattarsi di semplici risentimenti di chi appartiene a fronti opposti dello schieramento politico locale, come intuiamo nel corso del colloquio telefonico che abbiamo avuto con il sindaco Giuseppe Pagoto, al quale abbiamo riferito di un marettimaro che sosteneva fossero stati concessi con facilità i citati permessi in periodo elettorale, per poi tornare a centellinarli a elezioni avvenute. Il sindaco ha smentito, confermando però la maggiore severità nell’elargire permessi, dovuta alla presenza di un’area tutelata.

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Qui non interessa approfondire la diatriba politica, ma soltanto registrare fenomeni di irrequietezza della gente di Marettimo che testimoniano la vivace personalità degli abitanti dell’isola, nonché il loro sentirsi profondamente comunità, unita e compatta più delle altre: se da alcuni di loro muove la richiesta di un maggiore sostegno, è per il profondo attaccamento a un territorio che amano e vorrebbero vedere sempre più valorizzato.

Una collettività, la marettimara, cementata come sanno essere soltanto quelle che vivono sul mare, forgiate dalla sfida atavica agli elementi naturali.

Un’epica del quotidiano che a Marettimo si fa poesia, non senza i toni umbratili di una nostalgia hemingwayana che si coglie parlando proprio con la gente di mare, come abbiamo fatto noi, nel video che segue.

 

Marettimo, vista (dal) mare: le escursioni in barca

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Le sue coste alte e rocciose sono costellate da circa 400 grotte, sia in superficie che in profondità raggiungibili solo dal mare”, informa il sito Welcome To Egadi, spiegando indirettamente perché le escursioni in barca siano la principale attività turistica dell’isola.

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In effetti circumnavigare l’intero perimetro della costa dà perfettamente l’idea dell’isola: si percepisce un territorio piccolo ma rigoglioso di natura, i cui confini spigolosi impediscono di fatto l’assedio da parte del turismo invasivo.

Le poche spiagge infatti non sono raggiungibili da terra e non hanno la sabbia amata dalla maggior parte delle famiglie di bagnanti. Bisogna arrivarci con le barche, o con camminate impegnative, modalità che creano una forte selezione del tipo di turismo che approda sull’isola.

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I più sportivi si attrezzano per le immersioni subacquee, grazie alla presenza di servizi specializzati.

Chi invece vuol stare tranquillo, si accomoda sulle barche dei pescatori che durante il periodo estivo trovano più redditizio utilizzare le proprie imbarcazioni per accompagnare i turisti in un giro attorno alla costa.

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Non un giro qualsiasi, poiché il mare che circonda Marettimo si trova in piena Area Marina Protetta delle Isole Egadi, spettacolo della natura di cristallina limpidezza, in cui potere fare un tuffo direttamente dalla barca.

Tra una sosta balneare e l’altra, è un continuo susseguirsi di anfratti, spuntoni e piccole insenature, ciascuna con il suo nome e soprattutto titolare di un racconto, di una credenza, di un angolo di mito.

Ecco a cosa si può assistere durante uno di questi giri.

 

Marettimo, un’isola di cui innamorarsi subito, su due piedi…

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Va bene il mare, certo. Come resistere alla tentazione di un tuffo nelle acque dal ceruleo cangiante che si insinuano tra le rocce. Ma non è questo l’unica ragione per cui in tanti si innamorano così follemente di Marettimo da tornarci ogni anno e non ammettere altra meta per le vacanze, vittime felici di un colpo di fulmine immediato, a prima vista.

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C’è un ulteriore motivo per cui ci si invaghisce dell’isola: va vissuta, attraversata e conosciuta rigorosamente a piedi.

Infatti l’altra attività per cui si viene a Marettimo è il trekking. Anche perché “proseguendo per i sentieri in mezzo ad una vegetazione selvaggia si possono ammirare numerosissime specie di piante endemiche assenti nel resto della Sicilia” (www.welcometoegadi.it). E’ sempre a piedi che si può raggiungere il sito archeologico delle Case Romane, a meno che non vogliate farvi trasportare a dorso di asinelli che si possono noleggiare insieme a un conduttore.

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I più allenati possono avventurarsi dal centro abitato fino al castello di Punta Troia, un’intensa scarpinata per godere di questo edificio costruito dagli Spagnoli nel XVII sec., il quale, volendo, si può raggiungere anche via mare noleggiando una sorta di taxi acquatico.

A Marettimo sono consapevoli della capacità di attrazione verso gli amanti del trekking, tanto da avere creato un’efficace segnaletica a loro dedicata: cartelli disseminati in ogni sentiero informano non soltanto sulla direzione ma anche sui tempi di percorrenza.

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Per le passeggiate meno impegnative, basta invece fermarsi nel centro abitato e perdersi nel reticolo di vie e viuzze da tipico borgo marinaro. Una sensazione di bellezza profusa anche dalla cura del decoro urbano, con facciate che giocano costantemente sulla contrapposizione degli infissi blu sul candore dei muri.

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Un gioco semplice ma di grande gusto, amplificato dalla grande pulizia delle strade che possono così esibire la loro perfetta e appropriata pavimentazione.

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Da qualunque punto la si guardi, non c’è un solo angolo che non diffonda bellezza ed eleganza naturale: le spiagge come le vette rocciose, le strade del centro abitato come quelle rustiche fuori città, tutto concorre a farti sentire sempre dentro un’emozionante armonia.

 

A Marettimo l’Arte fa molta strada: Ex Voto e Poesie in mostra per le vie

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A Marettimo tutto va scovato con il piglio dell’esploratore: lo scorcio più bello, il panorama più mozzafiato, la caletta con la spiaggia più suggestiva, il sentiero con il percorso più emozionante.

E’ lo stesso per i beni culturali.

Li devi cercare nelle stradine, scoprirli negli angoli nascosti, oppure armarti di buona volontà e raggiungerli a considerevoli distanze con fatica fisica. Ciò rende problematica e affascinante al tempo stesso la ricerca di soddisfazioni intellettuali in un’isola che di per sé già ti rapisce il cuore e irretisce lo sguardo.

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I percorsi più impervi riguardano proprio i siti istituzionali.

Se volete andare a vedere le Case Romane partendo dal centro abitato, vi dicono che ci vogliano circa due ore di cammino: alternativa, arrivarci a dorso di mulo, con accompagnatore.

Un’ora e quarantacinque minuti invece per il Castello di Punta Troia, dove però può accompagnarvi una sorta di taxi marittimo. Quest’ultimo custodisce un’esposizione, curata da guide autorizzate del Comune. Purtroppo tra i segnalati disservizi nell’arcipelago delle Egadi nello scorso mese di giugno va annoverata anche l’impossibilità di visitare l’interno del museo, a causa di problemi burocratici che non consentivano alla guide di svolgere il proprio compito.

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Non è andata meglio con il Museo del Mare, situato in via Campi, di cui non si rinvengono in rete notizie certe su orari e modalità di accesso. Quando a fatica siamo riusciti a parlare con il responsabile, ci è stato risposto che non poteva farcelo visitare perché in quel momento stavano trasmettendo in tv una partita dei campionati mondiali di calcio che vedeva impegnata l’Italia.

Quando si è prossimi allo scoraggiamento, è il piccolo grande cuore urbano di Marettimo a rispondere al tuo desiderio di arte.

Nel ventre del borgo, mentre passi davanti alla chiesa Maria SS. delle Grazie, l’occhio ti cade sul fianco dell’edificio religioso ed ecco che nella minuscola via Chiesa ti appare una piccola oasi di bellezza: una mostra permanente sugli Ex Voto in mare allestita sulla strada, a disposizione dello sguardo di ogni passante, a qualunque ora.

 

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Tante le ragioni per cui emoziona. Intanto lo spazio che ospita l’esposizione: solitamente queste collezioni si trovano all’interno di luoghi di culto, come per esempio il santuario di Tindari (Messina) o quello di Oropa (Biella), mentre qui ci troviamo a cielo aperto.

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Altro elemento emozionante, la genesi della mostra. E’ frutto dell’impegno di Franco e Carmen De Salvo, frequentatori storici dell’isola, dove da decenni trascorrono le vacanze e hanno perfino comprato casa.

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Alla loro generosità si è aggiunta quella di altri privati che per un positivo effetto di emulazione hanno iniziato a portare in dono ex voto da varie parti del mondo. Ne sono giunti da turisti francesi, ma anche dal sindaco di Tallin (capitale dell’Estonia) quando è venuto in visita con un ambasciatore.

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Il vicesindaco di Favignana Vincenzo Bevilacqua, sotto la cui amministrazione rientra l’isola di Marettimo, è felice di questa gara di solidarietà, informandoci però che ha raggiunto un volume così considerevole il numero di pezzi donati da non entrare più nello spazio deputato ad accoglierli: è quindi partita l’individuazione di un altro angolo del borgo in cui fare proseguire la collezione.

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Sul piano estetico si tratta di opere che non nascondono la propria naïveté: colori vividi, tratti elementari per essere comprensibili a tutti, soggetti che ondeggiano tra il mistico e il melodrammatico…

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… con qualche pezzo che si spinge fino a lambire il vigore visivo della pittura romantica, quasi prendendo a prestito l’ispirazione dai capolavori di Turner che rappresentavano la furia della tempesta.

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Il mare appare ora carico di incombente minaccia ora dispensatore di misericordia…

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… ma anche quando viene colto nel suo attimo più cupo, interviene un testo a ricordarci che gli ex voto sono istantanee di un lieto fine, raccontandoci una grazia inattesa che gli autori riconducono al divino.

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Lo stesso stile espositivo a Marettimo lo si ritrova ancora una volta per strada nei pressi di quella che ci è stato detto essere la casa proprio della famiglia De Salvo. Anche in questo caso, una scoperta casuale che fai mentre ti fai risucchiare dall’ordito delle viuzze del borgo.

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Ti appare una casa con porte e finestre spalancate, una griglia davanti all’uscio che testimonia senso dell’accoglienza, quindi un mosaico irregolare di frasi, massime, poesie.

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Ci sono i fulminanti versi di Ungaretti che inneggiano all’Allegria di naufragi

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… la canzone popolare romana di Giovanna Marini accanto a quella sofisticata di Charles Trenet…

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… e le liriche dialettali genovesi di Capellu e Margytti.

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Non  potrebbe esserci posto più vocato di Marettimo per accogliere nelle sue vene il sangue vitale della Poesia.

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Al Museo del Mare di Marettimo, la Cultura vale meno di una partita di calcio?

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Può una partita della nazionale di calcio essere più importante di un museo? Può la ricorrenza dei Mondiali di football mettere in secondo piano il desiderio di cultura? Può una partita trasmessa in televisione essere una buona ragione per perdere dei potenziali visitatori di un’esposizione?

Ci siamo posti questi quesiti in seguito a un episodio accaduto lo scorso mese di giugno durante la realizzazione del nostro reportage su Marettimo.

Protagonista della vicenda, il Museo del Mare, delle attività e delle tradizioni marinare e dell’emigrazione di Marettimo, “in cui sono esposti attrezzi da pesca, foto e memorie di giornalisti e scrittori con racconti della gente di mare dall’inizio del novecento” (it.wikivoyage.org), oltre a una raccolta malacologica con decine di esemplari di conchiglie del Mediterraneo.

La mancanza di un sito dedicato tuttavia rende difficoltoso informarsi preventivamente sulla struttura. Dopo un po’ di ricerche si risale all’Associazione CSRT Marettimo, ma nessuno ci ha mai risposto ai numeri che si rinvengono in Rete.

Insistendo nella ricerca, si evince che a gestire i museo sono i titolari del locale Al Carrubo, in particolare Vito Vaccaro che risulta essere socio fondatore del CSRT. Unico modo per tentare di visitare il museo nel mese di giugno era proprio accordarsi con lui per farsi aprire la struttura. Dopo ripetuti tentativi, ci ha risposto il 20 giugno, pochi minuti prima delle ore 18.

Non avevamo considerato che a quell’ora sarebbe stato fischiato il calcio d’inizio dell’incontro Italia-Costarica valido per la prima fase dei Campionati del Mondo di calcio. Ingenuamente, abbiamo chiesto di potere visitare il Museo: ci è stato risposto di no, “perché c’è la partita dell’Italia”.

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Dunque, a causa di una partita di calcio, viene negata a dei turisti la possibilità di visitare un luogo che si propone come culturale.

Però questo luogo si definisce “museo”, con tutto il carico di responsabilità pubblica e sociale che si porta dietro il termine, a volte usato con leggerezza. Secondo lo statuto dell’International Council of Museums infatti tale definizione può essere attribuita soltanto a “un’istituzione permanente” che sia “al servizio della società e del suo sviluppo”, sottolineando che debba trattarsi di luogo “aperto al pubblico”, in cui le sue “testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente” vengano comunicate e quindi esposte “a fini di studio, educazione e diletto”.

Come ci si può allora definire museo se si abdica a tutto ciò in nome di quattro pedate a un pallone trasmesse in tv?

Ci hanno rimandato al giorno successivo, quando ormai avremmo dovuto lasciare l’isola. Abbiamo quindi dovuto desistere: il Museo del Mare di Marettimo non siamo riusciti a vederlo e pertanto non possiamo raccontarvelo.

Facendo una nuova verifica nel mese di agosto, abbiamo riscontrato che il museo in questo periodo avrebbe aperture più organizzate ma non regolari, legate alla disponibilità di “una ragazza” che permette di visitarlo sporadicamente nel pomeriggio e certamente dopo cena, come ci è stato riferito dalla moglie del responsabile.

Pertanto, se doveste avere voglia di visitare questo museo in periodo non di altissima stagione, abbiate cura di verificare prima che non ci siano eventi sportivi in corso…

Per la cronaca, quel pomeriggio di giugno, visto che eravamo impossibilitati a visitare il museo del mare, la partita abbiamo dovuto guardarla anche noi: abbiamo così assistito allo spettacolo indecoroso di un pugno di giovani milionari italiani in mutandoni che disonoravano la maglia azzurra, facendosi battere meritatamente dai volenterosi ragazzi del Costa Rica.

Quel pomeriggio a Marettimo l’Italia ha perso, su tutti i fronti.

 

Levanzo, la più austera delle Egadi

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Levanzo è la più piccola ma anche la più selvaggia delle Isole Egadi.

Ha una natura spigolosa che non fa nulla per arruffianarsi i turisti.

Niente strade comode né possibilità di percorrerla con mezzi meccanici, nessuna spiaggia comoda e territorio interamente roccioso, assenza quasi totale di ristorazione e luoghi di divertimento.

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Caratteristiche che la rendono un luogo per viaggiatori ascetici. E’ infatti meta ambita dagli amanti del trekking, meglio se estremo.

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Così come è molto amata da chi pratica le immersioni e lo snorkeling, grazie a un ambiente acquatico che insieme a limpidezze cristalline…

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… offre anch’esso sprazzi di irrequieta bellezza.

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Perché Levanzo si fa perdonare le tante scomodità con una natura intatta e di limpida avvenenza. Per amarla, bisogna mettere da parte momentaneamente gli orpelli superflui della modernità e prestarsi a vivere in maniera semplice il tempo sull’isola.

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Una predisposizione che non tutti hanno, tanto che la maggior parte dei turisti sembra preferire vivere Levanzo come meta di visite che si concludono in giornata, il tempo di un giro in barca o dell’imperdibile esperienza di entrare nella Grotta del Genovese per entrare a contatto con le nostre radici preistoriche.

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Anche oltre diecimila anni fa Levanzo infatti veniva vissuta come luogo ieratico, proprio come oggi: come se l’immutabile morfologia austera del suo territorio non avesse mai smesso di  incutere affascinato rispetto.

 

Grotta del Genovese a Levanzo, tracce di estro umano di 12.000 anni fa

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Quando Levanzo (come Favignana) non era ancora un’isola, ma un ciglio estremo della Sicilia occidentale, gli uomini di quel tempo lontano avevano già individuato un suo anfratto come luogo di riunione e di culto, in cui emettere primordiali vagiti artistici.

Il mare poi avrebbe reciso il collegamento di terra con quella grotta, la quale si sarebbe ritrovata così su una nuova isola, non più la Sicilia ma una delle tre che compongono le Egadi, assumendo un giorno il nome di Levanzo.

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Ma neppure quell’apparente deriva marina fermo gli uomini dal recarsi nell’isola per lasciarvi tracce figurate della loro vita semplice divisa tra le pratiche della sopravvivenza e i sempre più evidenti afflati proto-religiosi.

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Quel luogo oggi lo chiamano Grotta del Genovese e raccoglie sulle sue pareti graffiti e pitture rupestri, vestigia dell’estro umano che partono da ben dodicimila anni fa. Alla fase finale del Paleolitico appartengono infatti i graffiti, mentre le pitture vengono fatte risalire alla fine del Neolitico, circa cinque o seimila anni fa.

“Incisioni, graffiti e dipinti preistorici raffiguranti cervi, bovini, cavalli, pesci e figure umane utilizzati rappresentano una documentazione archeologica inestimabile oltre che uno spettacolo assai suggestivo” promettono i proprietari della Grotta, i quali organizzano visite guidate al sito.

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Ci si può arrivare in barca oppure con un fuoristrada e già il percorso per giungervi è di per sé un’esperienza notevole.

Noi abbiamo scelto la via del mare che, tra spuntoni di roccia e piccole insenature, ci ha permesso di ammirare una parte della costa irregolare e sfuggente dell’isola.

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Una volta scesi dalla barca, si presenta molto affascinante il percorso a piedi per raggiungere la grotta…

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… una leggera salita tra blocchi di pietra e scampoli di verde, il tutto abbracciato dal mare limpidissimo.

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All’interno della grotta si accede soltanto grazie alla guida, solitamente il custode.

Abbiamo chiesto alla società che gestisce le visite se questo custode abbia una preparazione scientifica specifica: ci hanno risposto che non ce l’ha, “ma gli fanno sempre i complimenti” si sono affrettati ad aggiungere.

In effetti la visita appare ai turisti come piacevole e ben organizzata, anche grazie a qualche accenno istrionico della guida. In ogni caso, le condizioni in cui avviene la visita, ovvero il buio, il terreno incerto e i tempi di esposizione contingentati, non ti fanno venire voglia di fare domande troppo approfondite che richiederebbero una competenza archeologica.

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Unico vero neo dell’organizzazione sono i modi bruschi di chi cura la reception, sia quella telefonica che l’accoglienza fisica sul posto. Maniere frettolose e poco cortesi di cui abbiamo sentito dolersi i turisti in visita. Tuttavia la natura privata della gestione del sito scoraggia dal lamentarsi verso i diretti interessati, come si farebbe se invece si trattasse di un’istituzione pubblica.

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Si supera anche questo pur di godere della vista di “trentatré figure incise e un centinaio di figure dipinte”, rimaste per secoli sconosciute perfino agli abitanti di Levanzo, poiché “mai nessuno era penetrato tranne qualche furetto occasionalmente introdottovi per stanare i conigli”.

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Si deve alla curiosità di una pittrice fiorentina, Francesca Minellono, se oggi possiamo goderne: ebbe il coraggio nel 1949 di trascinarsi dentro la grotta a suo rischio e pericolo, per uscirne con la rivelazione di una scoperta straordinaria.

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Oggi quelle immagini ci raccontano l’ancestrale lotta dell’Uomo per la sopravvivenza, con il passaggio dalla caccia alla pesca seguendo i radicali mutamenti climatici, mentre emergeva il bisogno di credere agli idoli e di darsi forza attraverso arcaiche forme di ritualità religiose. In pratica esattamente come oggi, ma senza sovrastrutture.

Come si può verificare dalle immagini che abbiamo raccolto.

Carichi di ammirazione per quanto abbiamo visto, a mente fredda ci sorgono delle domande.

E’ congruo che un sito di tale enorme importanza collettiva appartenga a un privato e non allo Stato?

E’ plausibile che le visite non vengano condotte da esperti che siano titolati a parlare di argomenti scientifici come l’archeologia, l’antropologia, l’arte primitiva e la biologia marina?

Visto che le visite sono a pagamento, perché non ingaggiare magari un giovane laureato in archeologia che possa nel caso rispondere anche a domande molto approfondite su tutti gli aspetti della grotta?

Abbiamo condiviso queste nostre perplessità con qualche funzionario dei beni culturali, il quale ha ammesso che si tratta di incongruenze. Ma ci ha fatto notare che la Regione non avrebbe budget per procedere all’acquisizione del sito, né il potere di imporre chi debba condurre le visite.

Ci si deve quindi rassegnare al fatto che a Levanzo un pezzo della memoria storica collettiva dell’Uomo sia una questione privata.

Almeno per adesso.

Info: www.grottadelgenovese.it

 

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