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Specialmente… a San Vito Lo Capo (TP)

Pubblicato il: 16 agosto 2018 alle 3:00 pm

San Vito Lo Capo, capitale del cous cous nel regno del turismo civile

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Per l’ennesima volta sarà al centro dell’attenzione in tutto il mondo grazie al suo Cous Cous Fest che quest’anno si celebra dal 23 al 28 settembre, ma di San Vito Lo Capo ormai si parla continuamente.

Per le spiagge che si dipanano lungo due mari, per le rocce svettanti che invitano ad allegre scalate, per la civiltà dei suoi servizi turistici, per i suoi lampi di Storia e naturalmente per una gastronomia che non lascia scampo ai golosi.

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Colpisce la compattezza narrativa di ogni aspetto di questo territorio della provincia di Trapani: tante le sue sfumature, eppure tutto si riconduce a un genius loci coerente, fedele alle proprie origini, orgoglioso delle sue tradizioni che qui sono ancora Cultura dominante.

Siamo andati a cercare tutti i fili preziosi di questo splendido ordito che abbraccia la punta occidentale della Sicilia.

Affascinati, ve li raccontiamo.

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Al centro di San Vito Lo Capo, la civiltà del turismo popolare

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San Vito Lo Capo è un raro esempio di come si possano armonizzare le aperture al turismo popolare con il rigoroso rispetto di ambiente e paesaggio.

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La massa di turisti che ne affolla il centro urbano potrà scoraggiare l’approccio in alta stagione di chi rifugge la calca, eppure se si sfida il luogo comune si può scoprire una città che riesce ad alimentare la vocazione popolare senza mai perdere il controllo delle proprie bellezze.

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San Vito Lo Capo è infatti meta di chi vuole stare in allegria in un clima di festosa libertà, ma soprattutto eldorado dei giovani che vi trovano una movida tra le più intense e sane della Sicilia. Eppure in città non c’è alcuna traccia di degrado.

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Si spiega benissimo così l’enorme successo popolare e civile di questa perla in provincia di Trapani.

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Tra le tante ragioni, quella irresistibile di una spiaggia bellissima che è anche gratuita. Cui si aggiunga lo scenario, rimasto intatto grazie alle battaglie degli amministratori locali contro l’edilizia selvaggia.

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Il risultato è un centro cittadino che ha mantenuto l’aspetto di borgo marinaro, un low profile che si erge a fascino letterario.

Nulla che echeggi infatti mete chic come Taormina o altri luoghi che si sono rifatti il trucco per abbagliare i turisti: qui le case hanno ancora la grazia modesta e sincera della semplicità, senza alcun artificio.

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Semplicità popolare tenuta comunque sotto controllo dagli amministratori, per evitare che possa attecchire la sciatteria da cui sono afflitti tanti luoghi gratuiti. Lo dimostra il severo controllo dell’accesso delle auto, regolato in maniera tale da evitare l’assalto indiscriminato.

Lo spirito, come ti spiegano, è che si possa venire a San Vito Lo Capo e godere del suo mare anche se non si hanno grandi disponibilità economiche, ma tuttavia senza che si possa trasformare la spiaggia in un bivacco, come accade in tante, troppe altre spiagge libere siciliane.

Ecco, nel video che segue, il risultato di tanta oculatezza.

Unico neo, la mancanza di attrazioni culturali in città.

In centro da visitare c’è soltanto il luogo di culto della comunità cattolica.

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E’ invece chiuso da qualche anno purtroppo il Museo del Mare inaugurato nel 1997: sulla carte sarebbe interessante, poiché raccoglie reperti archeologici e alcune testimonianze di naufragi, ma tutto per adesso giace nei magazzini di un ufficio del Comune.

Meglio allora munirsi di un’automobile: basta muoversi per pochi chilometri dentro l’esteso territorio di San Vito Lo Capo per arricchire l’intelletto quanto tutto il resto.

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Il fascino sconfinato di San Vito Lo Capo, territorio tra due mari

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San Vito Lo Capo ha soltanto quattromila abitanti e un centro urbano in fondo abbastanza piccolo, ma non fatevi ingannare da questi dati, perché in realtà possiede un territorio così esteso da affacciarsi addirittura su due mari.

Nel percorso da una sponda all’altra ci sono i pregi paesaggistici e storici più interessanti di questo Comune invaso dalla bellezza.

Un percorso che tocca le due frazioni di Castelluzzo e Macari che si specchiano su un golfo di raro fascino.

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Qui non c’è più traccia ci ambiente cittadino. Le poche case sono soltanto un’interpunzione tra spiagge e rilievi in cui la natura domina quasi selvaggia.

Non a caso la zona è amata dagli appassionati di roccia e trekking

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… come da chi ama stare al mare in tranquillità.

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Dal versante occidentale della Riserva dello Zingaro fino alle baie di Macari, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta, in uno scenario contrappuntato dalla presenza di diverse torri di avvistamento di impronta saracena.

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Per visitarle, bisogna stare molto attenti alle indicazioni, perché sono disseminate lungo le vie di collegamento.

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Come la Cappella di Santa Crescenzia, piccolo ma delizioso edificio  del XVI secolo di interessante architettura ma che desta curiosità soprattutto per le leggende di cui è protagonista. Un cartello ricorda che “un’antica credenza popolare vuole che Santa Crescenzia, nutrice di San Vito, avesse il potere di allontanare la paura “u scantu” e che ciò avvenisse gettando un sasso all’interno della cappella”, mentre la vulgata vuole questo piccolo tempio quale memoria di un episodio che vede protagonista San Vito.

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Istanti di fascino intellettuale, prima di rimanere edonisticamente irretiti da Baia Santa Margherita, spiaggia alternativa di San Vito Lo Capo per chi non ama il caos.

Vi portiamo noi in viaggio nel territorio extra cittadino di San Vito Lo Capo, nel video che segue.

 

Ercolino, il trenino sulle spiagge di Baia Santa Margherita

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Andare in giro per le spiagge a bordo di un trenino è un’esperienza singolare, se poi ciò accade tra gli splendidi scenari di Baia Santa Margherita, allora diventa qualcosa di imperdibile.

Anche perché Ercolino, come l’hanno battezzato, è come se avesse un’anima: gliela dà il suo estroverso conducente, accogliente e allegro come nella migliore iconografia del Sud Italia. Così Ercolino si trasforma in un convoglio carico di allegria che collega spiagge e calette tra Castelluzzo e Macari, le due frazioni balneari di San Vito Lo Capo.

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L’iniziativa è dei brillanti amministratori del Comune trapanese, ai quali va anche il merito di offrire il servizio gratuitamente e con intensa frequenza. Il trenino infatti passa dalle fermate ogni 15 minuti e il servizio è attivo dalle 8.30 fino alle 20.30. Fermate intelligentemente collocate a ridosso di parcheggi per le auto, anche questi gratuiti.

Ercolino inoltre è pure ecologico, trattandosi di un treno elettrico.

Un eccezionale esempio di civiltà che spiega una volta di più perché San Vito Lo Capo sia ai vertici del turismo in Sicilia.

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Il percorso compiuto dal trenino è talmente bello che lo consigliamo anche a chi non avesse voglia di fare il bagno. Lo si può infatti utilizzare come bus turistico per ammirare le bellezze della zona, anche senza scendere dal mezzo, poiché in trenta minuti di percorso compie un perfetto giro, con ritorno al punto di partenza. Il tutto scandito da alcune brevi soste perfette per scattare foto o imprimere le immagini della costa nella retina degli occhi dei visitatori.

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Si comprende quindi l’orgoglio dei sanvitesi per questo simpatico trenino, il quale si coglie già dai toni fieri con cui si annuncia il servizio sui manifesti. Dovreste poi vedere con quanta passione ne parla il conducente, mentre vi invita a salire a bordo, dove poi si presta a fare da perfetta guida turistica utilizzando un sistema di amplificazione.

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A ogni passaggio, vedi sempre le persone che lo occupano sfoggiare dei grandi sorrisi. Un’immagine della Sicilia migliore da cui prendere esempio. Se da qualche parte di deve (ri)partire per migliorare l’isola, perché non farlo a bordo di un treno?…

Nel video che segue, alcuni sprazzi di questa esperienza.

 

La Casa del Cous Cous più buono del mondo è a San Vito lo Capo

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Certo, un nome simile per un locale potrebbe sembrare ardito, ai limiti della supponenza, ma dopo averlo provato non puoi che concordare: sì, è proprio questa la Casa del Cous Cous. Non soltanto di quello sanvitese, ma di tutto il mondo.

Questa casa è stata costruita a San Vito lo Capo (e dove, sennò?), in via Principe Tommaso 8, da Enzo Battaglia, personaggio ormai prossimo alla leggenda intorno al quale ruota tutta la rinascita e l’esplosione popolare della città.

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Perché lui qui ha fatto il sindaco per anni, vantando di avere impedito la cementificazione selvaggia e contribuito alla creazione delle riserve naturali. Perché lui qui ha creato il nucleo di quel Cous Cous Fest di cui parla tutto il mondo. Perché lui, soprattutto, ha dato vita a questo ristorante che rappresenta una delle mete imperdibili dell’arte culinaria italiana.

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Lui, sanvitese doc, affiancato da un eccelso cuoco maghrebino in cucina: così l’intero Mediterraneo si riflette in un menu già bello a leggersi, ricco com’è di racconti e spiegazioni letterarie. Perché qui davvero la cucina è narrazione, Storia, memoria, in una parola, Cultura.

Tra le righe dei cibi infatti il dialetto siciliano si fa lingua autonoma e nobilissima, insostituibile per spiegare l’autenticità di profumi e sapori annunciati dal menu.

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In attesa delle portate, dopo uno sguardo alla carta dei vini, ricca di proposte territoriali, scegliamo un Alcamo bianco Il Baglio, delle tenute Matranga, prodotto nella non distante Buseto Palizzolo: molto vinoso, acidità spiccata, introduce dolcezza aromatica, tra la nespola e una punta di ananas.

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L’introduzione del pasto qui si chiama  Rapipitittu, metafora sicula per indicare gli antipasti, i quali, scrive Battaglia, “nella storia del Popolo Siciliano non sono mai esistiti, perché mai è esistita la necessità di aprire un appetito caratterizzato dallo sconfinamento cronico […]; ciò che ora viene presentato come antipasto, era, pertanto, l’unico pasto di cui disponeva la gran parte delle famiglie siciliane”.

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Apertura consona con frittelli ri nunnata (frittate di bianchetto), un trionfale impasto di pesce ghiaccio, uova, formaggio, aglio, prezzemolo, sale e pepe, fragrante e profumato.

Accanto, la cipuddrata ri tunnu, tonno con cipolla in agrodolce, dalla rara consistenza che dà gioia. Stesso condimento per la golosa caponata di spatola. Inevitabili quindi l’antipastu ri tunnata (antipasto di tonnara), sapide delizie tra cui svettano le interiora, la ficazza e le uova.

Completano il piatto delle acciughe marinate inscritte in un pomodoro, incontro di tenerezza e freschezza.

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Discorso a parte merita un miracolo chiamato tunnu e mataroccu, “tonno fresco con una salsetta tipica dei pescatori a base di pomodoro maturo, aglio di Nubia, origano selvatico, aceto bianco di vino, olio, sale e pepe, tutto a crudo”: una sconvolgente delizia che ti ricongiunge con la natura, in cui si distingue ogni singolo sapore, a partire da un tonno rosso del Mediterraneo di rara consistenza e un pomodoro fresco a pezzetti che pare appena colto, mentre troneggia l’aglio identitario del trapanese, rosso come il sole che brucia la frazione di Paceco da cui proviene, aromatico come pochi altri al mondo. La sincerità di questo piatto commuove a lungo.

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Il racconto diventa epica con le Linguini Signuruzzu, ovvero alla maniera del nonno di Battaglia, Vicenzu Signuruzzu, “un pugno di cipolla affettata, olio d’oliva, peperoncino, pomodorini di Pachino, sale, una foglia di alloro e buon pesce fresco filettatto e spinato, il tutto leggermente saltato in padella con un pugno di pasta”: risultato, un trionfo di sapore antico quanto semplice. Ti godi il pesce nella sua purezza, appena accarezzato dall’acidità del pomodoro. E’ il piatto della memoria familiare di Battaglia, si sente dall’amore con cui viene servito.

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Se si vuole capire cosa voglia dire la cura della materia prima, basta prendere del tonno cotto nella maniera più semplice e addentarlo: vi sentirete tuffati a mare, in acque cristalline, beati.

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Ovvio l’assaggio del cous cous della Casa. Altrettanto ovvio che sia, innegabilmente, il cous cous più buono del mondo.

La qualità dei suoi grani, incocciati a mano, è inaudita: tale la bontà che mangeresti questo cous cous anche scondito.

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Poi però addenti il condimento e scopri una qualità del pesce senza eguali, con la grande eleganza del fantastico brodo di pesce servito a tavola ma a parte. Non si può dire di avere vissuto senza averlo provato.

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Ma non finisce qui. Pensi di averle già viste (e assaggiate) tutte e invece ecco sopraggiungere un altro primato: il sorbetto più buono della Terra. E’ fatto con limoni interi lavorati grezzi al naturale, utilizzando anche la buccia! Significa che nel sorbetto ritrovi tutti gli oli essenziali del limone, con un profumo che stordisce. Anche il sapore sconvolge: l’assenza di zucchero rende l’essenza del limone.

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Da questo sorbetto radicale e unico non si torna indietro: non potremo mai più prenderne uno in un altro ristorante, perché ogni confronto sarebbe insostenibile.

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Nota di merito per tutti i collaboratori del locale: dalla cucina al servizio, tutti estremamente competenti e consapevoli della materia preziosa che trattano, oltre che gentilissimi nel porgerla al commensale.

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Intontiti da tanta meraviglia, abbiamo chiesto a Enzo Battaglia di raccontare il suo locale: altro spettacolo, visto l’eloquio affascinante di un uomo che nelle sue mille vite precedenti è stato anche un docente di Lettere, intriso di classicismo e raffinatezza.

A rendere unica la figura di Battaglia è quel suo mischiare l’orgoglio delle umili origini da famiglia di pescatori al vezzo della citazione da uomo coltissimo che spazia dai classici latini al pensiero orientale. Un apertura al mondo di cui è intriso il suo locale, perfino nelle bellissime ceramiche dei piatti provenienti dalla Tunisia.

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Un’altezza intellettuale quella di Battaglia che fa assumere maggiore valore al suo attaccamento a un passato di povertà estrema, durante il quale una zuppa di pesce di basso valore commerciale rappresentava l’unico sostentamento, tanto da sostituire perfino il latte nella prima colazione. Un pezzo di memoria che tutti dovrebbero conoscere, nella società dell’opulenza colpita dalla crisi, per dare il giusto valore al momento che stiamo vivendo.

Eccovi il racconto della ghiotta di muzzuna nella vivida reminiscenza di Enzo Battaglia.

Info: www.casadelcouscous.com

 

Cous Cous Fest, a San Vito Lo Capo la tavola unisce i popoli

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Una manifestazione cresciuta talmente tanto da trascendere l’aspetto gastronomico per approdare ai territori delle istanze sociali. E’ inarrestabile la parabola ascendente del Cous Cous Fest, rassegna internazionale di cultura ed enogastronomia del Mediterraneo che dal 1998, nell’ultima settimana di settembre, pone San Vito Lo Capo al centro del mondo del gusto e non soltanto.

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Tecnicamente si presenta come “una gara gastronomica internazionale di cuscus che impegna chef provenienti da 8 paesi: Costa d’Avorio, Francia, Israele, Italia, Marocco, Palestina, Senegal e Tunisia che si affrontano proponendo il cuscus cucinato secondo la propria tradizione gastronomica”.

In realtà si fregia di essere un Festival internazionale dell’integrazione culturale, “coinvolgendo nella sua atmosfera festosa tutti i paesi dell’area euro-mediterranea e non solo”.

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Nel 2014 la manifestazione è in programma dal 23 al 28 settembre. Ovviamente “protagonista indiscusso dell’evento è il cous cous, piatto ricco di storia ed elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura, meticciato e contaminazione”,  ma gli organizzatori ci tengono a sottolineare che la manifestazione è “un’occasione di festa, fatta di sapori, sfide gastronomiche tra grandi chef, momenti di approfondimento e spettacoli che vedono alternarsi sul palco del Cous Cous Fest numerosi artisti di fama internazionale”.

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Tra case del cous cous  e villaggio gastronomico, è possibile degustare tutte le varianti internazionali di questo piatto, “un trionfo dei sapori con ingredienti esotici”, così come la versione autentica sanvitese, accanto ad “alcuni piatti della tradizione gastronomica locale”.

Per chi invece ha voglia di imparare, ci sono i Cous Cous Lab e gli show cooking.

Unico punto debole di questa edizione, l’inserimento in giuria di alcuni  nomi dell’establishment che rappresentano l’omologazione della divulgazione gastronomica.

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Speriamo che non ne risenta lo spirito originario di quella romantica Sagra del Cous Cous di cui l’odierno Cous Cous Fest è l’inevitabile evoluzione dovuta al successo.

Quella sagra nacque nel 1982 dall’intuizione dell’allora sindaco Enzo Battaglia, al quale abbiamo chiesto di raccontarci lo spirito della manifestazione.

Info: www.couscousfest.it

 

La storia del cous cous in Sicilia

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Come ha fatto il cous cous, tipico del Nordafrica, addirittura piatto principale dei Berberi, a diventare altrettanto importante in una provincia estrema della Sicilia Occidentale?

Tra Storia e leggenda, ci aiuta a fare chiarezza un esperto del settore, Enzo Battaglia, titolare della Casa del Cous Cous di San Vito Lo Capo e anima del Cous Cous Fest dello stesso centro della provincia di Trapani.

Info: www.casadelcouscous.com

 

I segreti del cous cous sanvitese

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A San Vito Lo Capo, il cous cous è di pesce. Un assioma sul quale sono tutti d’accordo.

Come l’altro che pretende per il cous cous sanvitese lo status di fattore culturale.

Aggiungiamo che la sua realizzazione qui assurge quasi alla sacralità, assumendo i connotati di rito identitario del territorio.

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Ce lo conferma un promotore della cultura del cous cous come Enzo Battaglia, il quale ha avuto modo di scrivere in Mare: storie, cose ed emozioni (Campo 2002) che un buon cous cous nasce già durante la fase preparatoria, “nella scelta del pesce da zuppa, nella ricerca degli aromi, nella consapevolezza che se lo vuoi per il pranzo, la semola devi lavorarla (‘ncucciarla) di buon mattino, quando le tue energie hanno ancora sapore di freschezza, più di quel pesce e di quelle spezie che hai davanti”.

Ci siamo fatti raccontare da Battaglia tutti i segreti di questa “opera d’arte nemica della fretta”, “farcita di desiderio, pazienza e amore”.

Info: www.casadelcouscous.com

 

Al Ritrovo dei sapori del trapanese, a Castelluzzo (S. Vito Lo Capo)

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Al Ritrovo di Peppe Buffa non tradisce il suo nome. Lo devi raggiungere in una zona appartata di una frazione di San Vito Lo Capo, Castelluzzo. Lo scorgi a ridosso di una curva, in via Colombo 314. Entrata tutt’altro che appariscente. Una volta varcata, capisci dalla bella clientela che qui ci si ritrova, appunto, nel nome di una grande cucina di territorio.

L’entrata celebra il pesce identitario.

A partire dall’antipasto di tonnara. Lattume di potente sapidità, cuore carnoso ed equilibrato che sa di mare profondo. La bresaola di tonno è strepitosa per intensità torbata, la bottarga è una carezza, mentre colpisce la consistenza della salsiccia.

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Poi, un must del locale, il tortino di pesce spada: è un trionfo di buona acidità, in cui la carne delicata racchiude un cuore di caponata bianca.

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Passiamo ai primi della tradizione.

La pasta con finocchietto e sarde è ben diversa dalla parente palermitana. Unisce la campagna con il mare, in un trionfo di semplicità sormontato da una pioggia di pinoli. Porzione spaventosa.

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Le busiate al sugo di tonno sono di una opulenza mai vista, tutta la ricchezza del Mediterraneo in un piatto.

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Il titolare Peppe Buffa è una star del Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, essendo stato due volte responsabile della squadra italiana e per anni coordinatore di alcuni stand. D’obbligo quindi la prova del suo cous cous: ha eccezionale consistenza, tanto che la ragion d’essere di questo piatto sta nel chicco in sé, quasi tostato.

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Buffa presenta il proprio locale come un “ristorante moderno, cucina ricercata fusion con particolare riferimento ai prodotti siciliani, predilezione particolare per il tonno e pesce azzurro, zucchine, carni irlandesi”, ma se gli chiedete la tradizione, vi darà il massimo.

E’ anche sommelier e dalla sua cantina ha tirato fuori l’interessante Cuti di Abate Franca, catarratto in purezza prodotto in contrada Bilinghieri a Trapani: al naso mela verde che ritrovi al palato, quasi fosse un sidro fermo; la freschezza veicola un retrogusto appena abboccato, con un finale salino e delicatamente minerale.

Ecco cosa ci ha raccontato Peppe Buffa della sua cucina.

Info: www.alritrovo.it

 

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