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Specialmente… a Vulcano (Isole Eolie)

Pubblicato il: 29 agosto 2014 alle 10:44 am

Vulcano, meta predestinata del mordi e fuggi…

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Vulcano è la classica destinazione da un giorno e via, quella pratica del turismo mordi e fuggi comprensibilmente odiata dagli albergatori, ma resa ormai inevitabile da budget ristretti o limitata disponibilità di tempo.

Soprattutto se si decide di raggiungere le Isole Eolie. Sono sette e alcune di esse a una distanza tale, dalla costa messinese da cui abitualmente si raggiungono, da non prestarsi particolarmente alla visita rapida.

Alicudi e Filicudi in particolare sono mete dei viaggiatori in cerca di lungo relax: povere di servizi ma ricche di pace, chi vi si reca solitamente affitta un camera magari da una famiglia di pescatori e si gode la natura selvaggia, considerato che scarseggiano perfino le strade, oltre a buona parte della corruzione della modernità.

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Il traffico dei vacanzieri fast si concentra allora sulle isole più vicine fra esse, come Lipari, Vulcano e Salina, o Stromboli e Panarea.

Di queste Vulcano è quella che desta maggiore curiosità ma anche minori motivi per risiedervi.

La curiosità è stimolata ovviamente dall’attività vulcanica che produce fanghi, aree marine d’acqua calda e fumarole, attrazioni che si possono godere in giornata senza necessitare di una permanenza più lunga. Così come la scalata del cratere, per la quale si sono attrezzati alcuni noleggiatori che offrono dal motorino al quad per affrontare la salita più rapidamente, necessario quando si ha poco tempo.

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Siamo andati a verificare la pratica della visita veloce a Vulcano e lo Speciale che segue ne è la cronaca.

 

La mini crociera a Lipari e Vulcano, assaggio di un Patrimonio Unesco

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E’ la panacea di chi ha poco tempo o budget ridotto: la mini crociera. Quasi l’equivalente degli assaggi dei menu dei ristoranti costosi: lì, non ti puoi abbuffare ma ti fai un’idea della cucina di un locale. Nel caso delle mini-crociere, magari dopo non potrai raccontare come sia la vita in una data meta, ma certamente potrai cogliere tratti della sua magia.

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Avviene anche con le minicrociere per le Isole Eolie, incoraggiate dall’alto numero di esse e dalle distanze tra una e l’altra che non rendono agevole conoscere l’intero arcipelago, se non si dispone di tanti giorni di tempo e della possibilità di alloggiare in loco.

Così diverse agenzie di viaggi si sono attrezzate e offrono esperienze anche di un solo giorno, per assaggiare un paio di isole per volta.

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Tra le più affollate c’è la mini crociera che mette insieme brevi visite a Lipari e Vulcano. Avvengono per mezzo di motonavi i partenza da Milazzo, dai comfort essenziali e con sedute sufficientemente comode.

Le offerte parlano di “guide al seguito per un’assistenza ai passeggeri completa”, ma in realtà il servizio non è così accurato: la guida c’è, ma si tratta di uno speaker di bordo seduto a un tavolo che parla a un microfono, commentando ciò che si scorge dalla nave, ripetendolo in varie lingue straniere. Curiosità, spigolature interessanti, ma tutto stringato.

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Il resto è affidato all’iniziativa privata: su ogni isola si sosta circa due ore e mezza, tutto ciò che si fa durante questa permanenza è a discrezione del viaggiatore.

I suggerimenti tuttavia i tour operator li danno. A Lipari si consiglia di vedere Cattedrale di San Bartolomeo, Parco Archeologico, Centro Storico e corso Vittorio Emanuele, Museo Archeologico, mentre le mete consigliate a Vulcano sono Fanghi Sulfurei, Cratere del Vulcano, Spiagge Nere.

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Ma il vero pezzo forte sono i paesaggi acquatici che soltanto a bordo di un natante si possono godere. L’offerta prevede che si possano “ammirare dall’imbarcazione le famose Spiagge Bianche, le Cave di Pomice, i Faraglioni Pietra Lunga e Pietra Menalda, lo scoglio di Papa Giovanni e la Grotta degli Angeli”, mentre la circumnavigazione di Vulcano contempla “la visita alla Grotta del Cavallo e alla Piscina di Venere”.

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E’ durante gli avvistamenti di scogli e tratti di mare mozzafiato che si comprende ancora di più perché l’arcipelago delle Eolie sia stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Abbiamo riassunto per voi l’esperienza di una di questa minicrociere.

 

I fanghi di Vulcano, bagni sulfurei che lasciano il segno…

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I fanghi sono probabilmente l’attrazione di Vulcano che desta maggiore curiosità. A tutti sarà capitato di vedere immagini di quelle persone ricoperte di melma giallognola che riemergono dalla fanghiglia come figure di un film di Romero.

Lo pozza termale con lo stabilimento costruito intorno si trova a un passo dall’attracco dei traghetti nel porto dell’isola, quindi in realtà rappresenta una meta ideale per chi vuole vivere un’esperienza particolare pur avendo poco tempo a disposizione.

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Si tratta del fenomeno vulcanico sui cui da sempre ha fatto leva quest’isola delle Eolie per attirare turisti, soprattutto quelli acciaccati dai mille disturbi moderni ma anche da quelli atavici: per tutto (o quasi) i fanghi sembrano rappresentare un rimedio.

Infatti sono presentati quale “terapia”, come vengono definiti nel volume La terapia termale nell’Isola di Vulcano firmato da Alfredo Basile, citato con evidenza all’ingresso della stazione turistica che offre il bagno nello zolfo.

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Un estratto del volume informa su caratteristiche, vantaggi e controindicazioni. Scopriamo che la pozza con i fanghi “è alimentata, ininterrottamente, da innumerevoli polle dalle quali fuoriescono vapori solfurei, acqua salmastra caldissima e fango argilloso ad altissimo contenuto di zolfo”, componenti che renderebbero il bagno qui al riparo dallo “sviluppo di eventuali forme patogene”.

Secondo l’autore del testo, “la sorgente termale di Vulcano può essere senza dubbio utile a tre grandi gruppi di patologie: affezioni articolari, affezioni dermatologiche, affezioni delle vie aeree”.

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Da qui una serie di consigli per un lungo “ciclo di cura”, nonché un elenco di patologie per le quali sarebbe sconsigliato immergersi nei fanghi, dallo scompenso cardiocircolatorio alle febbri di qualsiasi natura (www.comunelipari.gov.it).

Nessuno però rende nota un’altra controindicazione evidente: l’immersione in questi fanghi comporta il portarsi addosso l’odore dello zolfo per parecchi giorni, anche una settimana, perché nemmeno ripetute docce riescono a rimuoverlo.

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Dal punto di vista paesaggistico il contesto desta meno fascino che sulla carta. Rimanendo all’esterno dell’area recintata, si vede una pozza collocata in un ambiente fin troppo spoglio: quindi potrà essere apprezzato soltanto da chi è innamorato delle atmosfere pauperistiche pasoliniane o ancora meglio dalla desolazione estetizzante di Ciprì e Maresco.

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Sicuramente ci saranno dei vincoli ambientali e paesaggistici che impediscono di abbellire il luogo, ma chi si reca qui certamente non è alla ricerca dell’estasi visiva…

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A Vulcano il mare bolle…

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A Vulcano l’acqua bolle. Parliamo dell’acqua del mare, a ridosso dalla zona portuale in cui sbarcano i turisti che immantinente si fiondano verso il tratto di spiaggia interessato dal fenomeno delle cosiddette acque calde.

Per individuare il tratto che presenta questa particolarità, basta notare dove si trovano dei bagnanti a mollo che osservano le bolle venire su dal fondo marino.

Lo abbiamo fatto anche noi, registrando questa curiosità.

“Vicinissimo alla Piscina naturale dei Fanghi c’è il mare caldo ed in continuo fermento, la zona chiamata appunto Acque calde, un tratto di mare dove ci si può rilassare e terminare la cura e risciacquarsi con un efficace idromassaggio naturale. Qui, infatti, decine di fumarole sottomarine emettono vapore a forte pressione, sulle quali ci si può piacevolmente adagiare ottenendo benefico effetto del citato idromassaggio complementare”: il sito VulcanoTerme.com presenta così il fenomeno delle acque che ribollono.

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Ci troviamo sulla Spiaggia Acquetermali già insignita della Bandiera Blu per le sue qualità ambientali.

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Uno specchio d’acqua tra rocce condivise da acqua e cielo, mentre dietro i fanghi emanano sentori sulfurei.

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Ben difficile trovare un altro posto così…

 

Al bar Faraglione di Vulcano, vera granita siciliana sì, ma la mancia no…

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In tanti promettono la vera granita siciliana, ma non tutti i bar mantengono l’impegno. Per loro natura e composizione, le granite si prestano alle consuete mistificazioni da laboratorio di pasticceria, dall’uso di sciroppi e preparati fino all’appena più tollerabile impiego della pasta di mandorla nel caso del gusto omonimo.

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Diffidando poi dei locali collocati a ridosso delle zone ad alta frequentazione turistica, ci siamo avvicinati con molta circospezione al bar Faraglione di Vulcano che pure strillava in un cartello all’esterno di essere depositario di una granita autentica.

Abbiamo così voluto provare i due gusti a più alto rischio di scaltrezze del mestiere, il limone e i gelsi neri. La degustazione ha dimostrato che i gestori del bar dicono la verità: si tratta di granita siciliana fatta a regola d’arte.

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Quella al limone è pulita, priva di certi grumi dolciastri tipici dell’utilizzo degli sciroppi, sfoggiando la giusta consistenza. La granita ai gelsi neri è ancora superiore: si vede e si sente la presenza dei pezzi di frutta che la rendono più rustica ma anche maggiormente appagante per i golosi. Entrambe hanno inoltre il pregio dell’equilibrio che evita di renderle stucchevoli.

Merita dunque la prova questo prodotto tipicamente estivo nella versione del bar Faraglione, anche per la curiosità di assaggiare i suoi gelati.

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Del bar si segnalano però due elementi meno gradevoli.

Il primo, il tentativo di ironia (?…) decisamente poco riuscito con cui si invitano i clienti a lasciare la mancia: un contenitore tubolare foderato con un articolo pubblicato da Federico Rampini su D di Repubblica il 27 luglio 2013, in cui il giornalista parla della consuetudine a New York di lasciare una mancia del 15% del valore della consumazione. Decisamente una caduta di gusto, l’utilizzo di un serio articolo di un collega prestigioso per chiedere una questua. 

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Anche perché chi ha avuto l’idea di chiedere in questo modo la mancia forse l’articolo non l’ha letto attentamente. Infatti l’abitudine consolidata degli statunitensi di lasciare una mancia è ripagata da un servizio più attento, sotto tutti i punti di vista. I commessi a New York sono spinti a essere cortesi, rapidi ed efficienti, proprio per meritare la mancia.

Cosa che non accade per nulla al bar Faraglione di Vulcano. I commessi sono apparsi poco organizzati e ancora meno solerti. Malgrado il locale non fosse strapieno, ci è toccato aspettare un tempo incongruo prima che qualcuno si accorgesse di noi. Quando poi finalmente ci hanno preparato le granite, si sono dimostrati incerti nel rispondere alle nostre domande sui prodotti, legittimamente poste da consumatori.

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Ancora più spiacevole il modo in cui siamo stati trattati dalla signora che stava alla cassa. Imbronciata ed evidentemente nervosa, non ha manifestato alcuna cortesia, trattandoci anzi in maniera brusca. Una giornata storta? Forse, ma non è mai il caso di trasferire le proprie tensioni sui clienti, non è professionalmente né umanamente accettabile.

Tutte piccole cose, in fondo, le quali sarebbero passate in secondo piano se non ci avessero sbattuto in faccia quella richiesta di una mancia.

Prima di chiedere un atto (non dovuto) di gentilezza pecuniaria da parte dei clienti, sarebbe il caso che fossero prima gli esercenti a usare la (doverosa) cortesia verso gli avventori…

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