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Avere una storia che vale la pena raccontare: il Museo Salvatore Ferragamo secondo la direttrice Stefania Ricci

Pubblicato il: 23 maggio 2016 alle 10:00 am

“L’obiettivo del museo è di documentare l’importante lavoro creativo di Salvatore Ferragamo nel campo della pelletteria ed in particolare della calzatura e di dimostrare il rapporto che da sempre esiste tra l’azienda, l’arte, il design e il costume”: questo il dichiarato assunto di partenza del Museo Ferragamo di Firenze che lo realizza nelle sette sale a disposizione, in cui fa ruotare ciclicamente, in mostre temporanee, parte degli oltre quattordicimila modelli conservati nell’archivio.

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“Modelli che dimostrano il rapporto di Salvatore Ferragamo con gli artisti dell’epoca […]; altri provano la continua ricerca della perfetta calzata e l’invenzione di particolari costruzioni e di materiali […]. Vi sono, inoltre, calzature famose per essere state create per le star di Hollywood, come Marilyn Monroe, Greta Garbo, Audrey Hepburn”.

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Abbiamo approfondito l’analisi del Museo Salvatore Ferragamo con la sua direttrice, Stefania Ricci.

Cosa significa per un’azienda come Ferragamo essere titolare di un Museo?

“Per un azienda come Salvatore Ferragamo avere un museo aziendale significa avere una storia e una storia che vale la pena di raccontare. Questa storia ha ormai più di cento anni, visto che Salvatore Ferragamo ha iniziato a fare il calzolaio quando era un bambino. Un’azienda che può vantare una storia più o meno lontana e che riesce a narrarla nell’archivio e nel museo, ha una marcia in più per la sua capacità di affermazione sul mercato. Si spiega quindi come mai la Salvatore Ferragamo per celebrare gli ottanta anni dell’azienda abbia deciso di farlo con una mostra del Museo Salvatore Ferragamo nel Museum of Contemporary Art di Shanghai”.

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“Il museo è anche inteso come il salotto buono in cui accogliere la propria clientela, effettiva e potenziale e dimostrargli la propria capacità di affermazione nel tempo. E’ il luogo dove sono tangibili i valori del marchio e gli elementi di distinzione dalla concorrenza.

Ma è anche il luogo della memoria in senso dinamico, per la creatività stessa dell’azienda, vale a dire come laboratorio che raccoglie le testimonianze della produzione passata, dalla quale si generano nuove idee, nuovi prototipi, nuovi prodotti, nel rispetto di quell’identità del marchio, di cui l’archivio e il museo sono i numi tutelari, aldilà delle mode e del turn over manageriale. Progetti di comunicazione, eventi commerciali, collezioni di accessori e di abbigliamento prendono sempre avvio in Ferragamo dal museo e dall’archivio, dalla storia dell’azienda, alla ricerca di quei elementi di originalità e di innovazione  da reinterpretare che rendono il marchio Ferragamo unico e inimitabile”.

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“Il museo è inoltre ritenuto per la Salvatore Ferragamo uno strumento importante per creare quel senso di appartenenza all’azienda in chi lavora all’interno dell’azienda e per l’azienda, per le loro famiglie, per gli amici, che nella crescita frenetica di un marchio e nella sua sempre maggiore internazionalizzazione, c’è sempre il rischio di perdere. In una società sempre più impersonale, costruire uno spazio, ove ognuno può vantare di essere stato in qualche modo protagonista diretto o indiretto, rappresenta certamente un valore positivo, con un enorme potere aggregante”.

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Quale rapporto (o differenza) esiste tra l’allestimento museale e quello del negozio contiguo?

“Nessuna relazione, volutamente. Il museo è la parte culturale dell’azienda, il negozio riflette l’anima commerciale, come deve essere. Soltanto in occasione dell’inaugurazione delle mostre, le vetrine dei negozi Ferragamo sono dedicate al tema della mostra. Il personale del negozio, come tutti i dipendenti ricevono una presentazione della mostra che inaugurerà sia per essere partecipi dell’evento, sia per essere portavoce dei contenuti della mostra. Come ha sempre detto la Signora Wanda Ferragamo: il personale del negozio è il primo ambasciatore dell’azienda”.

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Ci spiega la scelta di rinunciare a una mostra permanente e di allestire invece mostre temporanee?

“Le mostre temporanee hanno la funzione di rendere dinamica l’attività del Museo e di interagire con il territorio e con la popolazione locale, che in questo modo ha più occasioni di tornare al museo. L’ideale sarebbe potere avere nello stesso spazio museale, la parte permanente che racconta la storia di Salvatore Ferragamo, della famiglia e dell’azienda e la parte temporanee. Ma al momento lo spazio che abbiamo a disposizione non è sufficiente”.

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Quanto è importante per voi lo storytelling e come lo sviluppate?

“Abbiamo affrontato il tema solo con la mostra in corso, Il calzolaio prodigioso, che ha come soggetto storie, fiabe e leggende di scarpe e calzolai. E’ stata una mostra di produzione per la quale artisti in vari campi hanno realizzato un’opera, sculture, film, fotografie, musiche, testi illustrati e anche un fumetto sulla storia di Salvatore Ferragamo”.

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“Quest’ultima esperienza è stata per noi entusiasmante, tanto che come Fondazione Ferragamo, voluta dalla famiglia Ferragamo per tramandare i valori del fondatore e per formare le nuove generazione abbiamo istituito lo scorso anno Comicsjam, otto ore in cui circa un centinaio di giovani fumettisti hanno realizzato otto pagine. Il risultato è stato premiato con corsi di specializzazione in Italia e all’estero e con una mostra a Lucca Comics lo scorso novembre”.

Museo Salvatore Ferragamo 9

Come organizzate marketing e comunicazione del Museo?

“Abbiamo all’interno del nostro organico un gruppo di persone che si dedicano a questo. Viene fatto un lavoro capillare di promozione attraverso contatti con associazioni, scuole, istituzioni varie, attraverso il sito del Museo e le newsletter, attraverso la pubblicità stradale, sugli autobus, negli aeroporti, su alcune testate”.

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Qual è la vostra visione di un Museo d’Impresa e il vostro ruolo nell’associazione Museimpresa?

Credo di aver già risposto in parte nella prima domanda. Vorrei aggiungere che lo spirito d’impresa e la cultura del fare, del produrre, del vendere di per sé rappresenta una parte importante della cultura del nostro Paese e costituisce un contributo irrinunciabile al progresso delle nostre arti e della nostra civiltà. Un marchio, un prodotto, un documento non sono solo brandelli di storia d un’azienda, della sua innovazione tecnologica. Sono tappe del lungo viaggio dell’economia e anche della cultura dell’intero paese e di un territorio”.

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“Questa consapevolezza è aumentata nel nostro paese negli ultimi anni, grazie anche al grosso lavoro che ha fatto Museimpresa di cui siamo soci fondatori, sia attraverso l’organizzazione di convegni, giornate di studio, partecipazione ad eventi come associazione, sia attraverso l’organizzazione di seminari di formazione per gli associati in cui sono stati approfonditi molti argomenti importanti per il nostro lavoro  e soprattutto per la nostra crescita professionale”.

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La filosofia del Museo Salvatore Ferragamo si palesa in maniera eclatante nella mostra Il Calzolaio Prodigioso. Fiabe e leggende di scarpe e calzolai, allestita nella sede storica di piazza Trinita a Firenze.

Lo dimostrano i seguenti appunti visivi filmati tra le sale espositive.

Info: www.museoferragamo.it

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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