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E’ lo Street Food di Tel Aviv, ma senza fritti a The Boidem

Pubblicato il: 27 agosto 2014 alle 4:41 pm

In Santa Marta il bistrot vegetariano e bio

mangiarotti new5-street food di Tel Aviv 1

Concettuale. Dal bistrot Food fashion TLV al “tutto è in vendita”, non solo le creazioni di giovani stilisti israeliani. Talor Noam, architetto laureato al Politecnico, con la moglie Moran Sulmirski, museologia alla Sorbona, hanno portato la libera energia di Tel Aviv a Milano, in Santa Marta al 3 (tel. 02.39465268). “Street Food ma vegetariano e bio” spiega Talor. Niente fritti, tutto è cotto al forno.

Poche cose vengono da Israele, come le spezie e la buonissima birra, Maccabi e Goldstar, ma la spesa bio la facciamo qui. Tutto è fatto in casa: il pane, le salse, i sottoli e i sottaceti, le conserve di frutta”. Come una meravigliosa marmellata di fragole e di mele. Le erbe aromatiche sono coltivate in giardino.

Il locale è un total concept moderno e divertente, il sorriso di Talor introduce un menù curioso. Parsa, le polpette di porri in salsa di yogurt (capra bio). I Falafel, polpette di farina di ceci con verdure, tahini e pita pane. L’influenza ottomana e libanese arriva anche con Lechem&Chala, pane integrale di noci e Hallah, con semi di sesamo tostati, crema di melanzane al forno, olive e burro alle erbe.

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Il ricco cous cous di verdure e crema di noci. Burekasim, le torte salate, il Sabich di melanzane al forno, patate, uova sode, pomodori e sottaceti. I piatti unici a base di uova e verdure di stagione.

Il vino bianco, rosato, rosso, è biodinamico, dell’agriturismo pugliese dove ha lavorato la chef Michal Levy, dopo New York e Roma.

“Non siamo kasher e non ricordiamo la cucina del ghetto romano”, chiarisce Talor : “portiamo un altro mondo, come le bevande Soda Stream (ottima la cola); usiamo molto le spezie, dal cumino, alla curcuma, la paprika dolce, il pepe nero, il nostro sale; serviamo il gorgonzola… è una proposta multiculturale che vuol essere prima di tutto sana e leggera”.

Esposte le creazioni donna, uomo e unisex, borse, accessori e gioielli di amici israeliani. Boidem in yiddish significa ripostiglio e qui tutto arriva dal modernariato, dal trovarobato e dall’artigianato, con gusto. In vendita, senza perdere l’anima.

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno dell’8 giugno 2014.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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