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Sul Garda il miglior bianco del mondo: Orestilla e Montunal vs francesi

Pubblicato il: 21 febbraio 2019 alle 3:00 pm

Degustazione dell’anno, rispetto alle pur notevoli attese. Abbiamo bevuto a Spazio Romito in Duomo una piccola verticale della cantina Montonale, venticinque ettari di vigneti sul Lago di Garda, nuova cantina dal 2011. L’Orestilla 2015 è stato votato “miglior bianco al mondo” nel 2017 dagli inglesi di Decanter. Soltanto quattromila bottiglie, esaurite. Ma l’Orestilla 2016 ha preso 96/100 e ha un rapporto qualità prezzo clamoroso. Un Lugana che sfida i migliori francesi.

Siamo a Desenzano, borgo di Montonale, tra le colline moreniche e il Lago di Garda, dove i fratelli Roberto, Valentino e Claudio Girelli hanno creato questa chicca enologica straordinaria.

Cominciando dalla terra. “Viticoltura integrata: si fertilizza con sostanze naturali e si pratica l’inerbimento sull’interfila. Sfogliature e diradamenti severi, fino al 50 per cento nelle annate difficili. La cantina è costruita secondo un progetto di bioedilizia, con muri in paglia di riso”.

Poi c’è il terroir, “qui c’è stata l’ultima glaciazione” racconta Roberto, che sta in vigna con Valentino. Sono argille calcaree. Grande schiena minerale, venti da Sud (l’Ora) e Nord (il Pelèr).

ll microclima del lago. Intorno alberi da frutta. Qui il Trebbiano Turbiana trova un’espressione inaudita, con vendemmia più tardiva possibile da fine settembre a fine ottobre, a più passaggi per raccogliere solo i grappoli più maturi. Manuale, in casse forate. I mosti, “solo mosto fiore, il 30-35 per cento”, fermentano con lieviti indigeni, “cresciuti sulla pianta stessa perché il terroir è anche microbiologico”. Sono privi di allergeni e con un modesto contenuto di solfiti.

Verticale Montunal, annata 2017 (blend di vigneti), solo acciaio, verticalità minerale e freschezza, frutta bianca acerba. Il 2015 ha sentori evoluti di pesca matura. Il 2011 è un piccolo capolavoro, acidità elegante e complessità, idrocarburo, carbonica a fine corsa.

Orestilla è fra i migliori bianchi al mondo, mancava il 2015 super premiato, grande il 2016, affinato venti mesi sui lieviti, estrazione perfetta del frutto, acidità e sapidità (“frutta esotica e zafferano”). Nel 2014 elegante complessità e acidità. Particolare, calda e piovosa, l’Annata 2013, ancora evolutiva. Una promessa preziosa.

Info: https://www.montonale.it/

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 30 giugno 2018

MARCO MANGIAROTTI

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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