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Trip Advisor non è una guida: ristoratori mazziati all’attacco

Pubblicato il: 2 aprile 2018 alle 3:00 pm

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Stop. A Trip Advisor come guida per la ristorazione italiana.

Il direttore Alberto Lupini ha rilanciato su Italia a Tavola la campagna contro un sistema che non ha saputo tutelare e dimostrare credibilità.

Recensioni anonime, anche comprate a favore e contro (la concorrenza?), la mancanza di filtri, il meccanismo riparatorio delle recensioni palesemente false che vengono tolte quando il danno è fatto.

All’inizio era la versione tecnologica delle recensioni, oneste e informate, dei viaggiatori sulle guide storiche del turismo nordeuropeo e americano, si valutava il gusto, l’accoglienza, la correttezza del rapporto qualità prezzo. Poi si sono aggiunti i critici enogastronomici fai da te, molti palesemente incompetenti (non è sconveniente se uno dice non mi piace, lo è se stronca un ristorante senza motivazioni credibili). E quelle contro, spesso false.

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Certo, leggendo le recensioni con un minimo di competenza si possono trovare notizie esatte di un posto che conosci, ma la media è superficiale e autoreferenziale.

Se uno fa un altro mestiere, non ha palato, esperienza e cultura del mangiare e del bere, è normale. Meno se reca danno a chi lavora.

Portati a Raitre, quelli (pochi) di Trip Advisor Italia non hanno saputo dare risposte soddisfacenti. Proprietari e chef hanno più possibilità di difesa, ma è il sistema sbagliato. E le classifiche raramente sono attendibili, quindi inutili anche per i gastrofighetti.

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Il gesto di Tano Simonato, chef stellato di Tano passami l’olio a Milano, che ha tolto la targa dal suo locale è importante, ma cuochi meno famosi confessano di essere ostaggio di clienti e nemici, con poche e faticose possibilità di difesa.

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Se sono fra i miei preferiti, ho la prova che le critiche pubblicate sono ingiuste, ignoranti o in malafede. E non sto parlando di chi scrive “non mi è piaciuto“ e “non mi sono trovato bene“. Ognuno ha il gusto che si merita e può succedere nel migliore dei posti.

 

 

 

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 30 maggio 2015.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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