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Uva del Tundè, l’autoctono creato da Primo Tondini è il vino di Ravenna

Pubblicato il: 21 ottobre 2019 alle 7:00 am

Un gioiello nascosto della cultura italiana, valorizzato con commovente dedizione da una famiglia di eroi del quotidiano: l’Uva del Tundè e il vino che se ne ricava non sono soltanto perle della nostra civiltà agricola ma parte delle fondamenta identitarie del Paese, perché uniscono tradizione ancestrale, sapienza contadina, abilità artigianale, dedizione etica, innovazione sostenibile, tutto all’insegna della sana piccola imprenditoria famigliare.

Il nome del vitigno è un preciso e incontestabile riferimento a Primo Tondini, detto appunto il “Tundè”, il quale è stato colui che ha letteralmente creato queste uve e quindi il vino che ne deriva, anche se le altre realtà che realizzano produzioni vinicole con la medesima  varietà non citano per niente tale paternità, circostanza che sorprende e amareggia al tempo stesso.

La vera storia dell’Uva del Tundè la racconta invece in una brochure l’Agriturismo Azdora di Ines Tondini, la figlia di Primo che conduce l’azienda con il figlio Davide Pirone e tutta la famiglia in via Vangaticcio 14 a Ravenna, nella zona conosciuta come Madonna dell’Albero.

Si apprende così che Primo Tondini “eseguì una serie di prove sperimentali di nuove cultivar di uve rosse, da lui ottenute attraverso un procedimento sconosciuto a terzi, durante gli anni compresi tra il 1932 e il 1956: linea guida delle sue ricerche era, senza ombra di dubbio, la passione che lo stesso riponeva nel settore viti-vinicolo che da sempre aveva rappresentato per la famiglia Tondini una delle principali forme di appagamento professionale, oltre che di mero sostentamento”.

Di Primo era ben nota la “grande abilità manuale nello svolgere incroci, impollinazioni ed innesti di ogni tipo” e infatti le piante di questa sua uva erano “molto produttive, con buona resistenza alla fillossera e alle classiche malattie fungine della vite, quali la peronospora”.

E’ stata proprio la figlia Ines ad avere “salvaguardato e custodito la varietà creata dal padre impegnandosi nel mantenere la stessa a livelli di produttività efficaci, garantendone negli anni la tutela e la conservazione”.

In seguito a lunghe ricerche scientifiche, è stato certificato che tale uva ha caratteristiche genetiche proprie non aderenti ad altre cultivar, originalità che ha condotto alla sua iscrizione nel registro Nazionale delle Varietà di Vite, inserita nell’Elenco delle Varietà Autorizzate per la Regione Emilia Romagna.

Poiché il vitigno si è molto diffuso nel territorio, utilizzato soprattutto per vinificazioni familiari, si è deciso di tutelarlo creando un apposito Consorzio Uva del Tundè, anche al fine di sedare possibili tensioni su questioni di copyright e utilizzo.

Tra gli scopi del Consorzio ci sono anche i rapporti con gli enti locali, i quali stanno manifestando attenzione per questo vanto botanico e culturale del ravennate, al punto che proprio dal Comune di Ravenna è arrivato lo stimolo trasmesso a Ines Tondini di imprimere sulle bottiglie del vino E’ Tundè un simbolo che ricordasse la città: la scelta è caduta su un’effige che è chiara icona della comunità locale, adattata come simbolo grafico sull’etichetta.

L’acino di quest’uva, di calibro medio-piccolo, di colore blu scuro che tende al nero di una notte profonda, ha polpa strenuamente croccante e mediamente sugosa che palesa grande equilibrio organolettico tra venature zuccherine e richiami a sensazioni fruttate boschive.

Il mosto che se ne trae è di rara pulizia e grande compostezza, sviluppando intensa dolcezza senza eccessi e una gradevole gentilezza che si ritroverà anche nella beva.

Il vino irretisce subito l’olfatto con un intenso profumo di amarene che in bocca muta in sentore di visciola, insieme a prugna e cacao amaro, con un retrogusto che evoca note erbacee di impronta selvatica.

Corpo snello, sorso sognante, si inscrive nel solco della tradizione vinicola contadina, senza contaminazioni lignee visto che la maturazione non avviene in botte.

Durante la nostra visita alla cantina, abbiamo potuto constatare l’immensa umanità di tutti i familiari riuniti in questa impresa, capaci di un senso dell’ospitalità ormai raro unito a una competenza scientifica ed empirica di altissimo livello. Si spiega anche così il valore di un’uva preziosa e del suo vino straordinario, meritevoli di maggiore notorietà, così come dovrebbe essere conosciuta da tutti la vicenda umana e professionale di Primo Tondini, una di quelle menti (e mani) eccellenti di cui il Paese deve andare orgoglioso.

Abbiamo chiesto a Ines Tondini di raccontare davanti alla nostra telecamera storia e caratteristiche dell’Uva del Tundè: lo ha fatto nel video che trovate qui sotto.

Info: http://www.agriturismolazdora.it/brochure.pdf

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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