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Le vere Pizze Fritte: l’oro di Napoli si trova nei Quartieri Spagnoli

Pubblicato il: 20 marzo 2018 alle 3:00 pm

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E’ la tipologia di pizza più affascinante che esista a Napoli. Perché la pizza fritta ha al suo interno storie e leggende che la rendono molto di più di un semplice alimento.

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La storia nota è quella di una pietanza preparata nei bassi, abusivamente, in pentoloni pieni d’olio sfrigolante posti ai bordi delle strade e preferibilmente le donne a governarli. Tutti hanno presente la citatissima immagine di Sophia Loren che la prepara in questa maniera nel film di Vittorio De Sica L’oro di Napoli. Lì a fare da supporto era la pizzeria Starita, dove ancora oggi le pareti sono tappezzate di immagini che ricordano quel passaggio cinematografico.

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Poi la Storia muta in altre storie quotidiane che si intersecano con la pizza fritta, come la consuetudine di pagarla a ogge a otto, ovvero la settimana successiva rispetto a quando la si consumava.

Quindi interviene il mito, come quello che vuole non del tutto scomparsa l’abitudine di fare le pizze fritte clandestine ancora in strada: accadrebbe sempre nei bassi, senza preavviso, dei raid golosi ai quali soltanto gli esperti della città giurano di aver assistito pure di recente.

Tutto ciò alimenta il fascino di questa pizza ad alto impatto iconografico, la cui portata emotiva pretende però che venga consumata in maniera consona alla sua storia.

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Sicuramente buona per esempio la pizza fritta di Di Matteo, però mangiarla comodamente seduti sembra togliere qualcosa all’esperienza di una simile preparazione, identitaria della storia povera della città.

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Alla stessa maniera è fuori luogo la burbera ruvidezza di chi risponde al telefono al De Figliole, tale da fare passare la voglia di recarsi al locale.

Esperienza corretta invece quella della Masardona, dove la pizza fritta viene fatta in un piccolissimo spartano locale che si affaccia sullo stesso marciapiede in cui un tempo la medesima famiglia dei gestori di oggi la preparava per strada.

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Poi ci sono le sorprese. Ci è capitato infatti di andare alla ricerca di carnacuttari nella zona dei Quartieri Spagnoli in cui si servono trippa e interiora, per imbatterci invece in un posto che è la più autentica rappresentazione di cosa dovrebbe essere la pizza fritta a Napoli.

Si chiama Pizze Fritte e già dalla scelta del nome chiarisce il suo approccio semplice e minimale. Si trova in via Simonelli 38 ed ha l’aspetto di un laboratorio di panificazione. Un piccolo tavolo per fare gli impasti, il tradizionale pentolone d’ordinanza pieno d’olio ribollente, quindi giusto uno scarno tavolino dove volendo potersi appoggiare per mangiare la pizza sul posto.

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Per il resto, parla l’estrema bontà della loro pizza fritta. Ci sono alcune varianti, ma quella classica imprescindibile è la “completa”, farcita con ricotta, cicoli, provola e pepe, cui, volendo, qui possono aggiungere un po’ di salsa di pomodoro.

Tutt’intorno, una vena urbana della Napoli più autentica che profuma di bella umanità. Un luogo di cui ci siamo innamorati perché è fuori da ogni classifica, lontano dalla considerazione delle inutili guide, distantissimo dal chiacchiericcio sulle pizze più buone, alieno alle banalizzazioni dei vuoti personaggini televisivi di passaggio.

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Qui pensano soltanto a fare le pizze fritte per la gente comune. E le fanno buonissime. Basta.

Abbiamo documentato qualche istante della lavorazione di questa meraviglia.

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