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A Catania la pizzeria popolare è in un Vicolo… cieco?

Pubblicato il: 13 febbraio 2020 alle 3:00 pm

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Nel capoluogo etneo la pizzeria più in voga del momento è Al Vicolo, in via del Colosseo 5: non è una buona notizia, perché si tratta di un successo puramente commerciale e per nulla qualitativo che in realtà testimonia il cattivo stato della ristorazione catanese e della sua clientela.

Al Vicolo è infatti il simbolo di quella ristorazione popolare che, pur ammantandosi di pretese di qualità, in realtà tende ai numeri commerciali e non all’affermazione di una cultura.

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Infatti la principale attrazione del locale è la dimensione esagerata del disco della pizza, espediente di bassa e facile comunicazione che può colpire esclusivamente una clientela superficiale. Abboccano infatti i giovani che magari con l’idea di dividere la mega-pizza in due agognano a un risparmio monetario.

Ma ancor di più fa leva sul desiderio di fare caciara alimentare, ovvero di prendere una pietanza da consumare in maniera brutalmente conviviale, felicemente costretti a mangiare la stessa pizza dividendola da buoni amici. Un atteggiamento che esclude consapevolezza verso il valore più alto del cibo, trasformandolo giusto in qualcosa per passare il tempo, da ingurgitare pantagruelicamente fino a scoppiare, rinunciando a qualsiasi riservatezza nel desco, anche all’intimità di mangiare ciascuno la propria sola pietanza.

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Che sia questo il vero motivo del successo del locale lo abbiamo verificato dalla vox populi: chiunque parli del locale Al Vicolo dice “quello che fa le pizze enormi”, quasi omettendo qualunque altro elemento di informazione.

Sono gli stessi camerieri a favorire questo consumo alimentare da luna park, consigliando ai clienti nuovi sempre la stessa cosa: giro di antipasti e poi pizze da dividere almeno in due persone, parole loro che certificano trattarsi della vera filosofia (se così si può definire) della pizzeria. Camerieri piuttosto indottrinati a eseguire questo schema, perché non appena provi a chiedere delle modifiche al sistema, cominciano a vacillare nelle loro certezze. Se poi li incalzi con domande sulla qualità del cibo servito, crollano.

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Evidentemente il locale non ha frequentazione colta e gourmet tale da avere creato l’esigenza di operare una severa formazione culturale nei confronti del personale, il quale quindi non ha l’abitudine di spiegare natura e origini degli ingredienti, limitandosi a cercare di piazzare la soluzione di consumo più immediata e godereccia. Del resto, perfino sul sito il primo termine riferito alla pizza è “grande…”, guarda caso.

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Abbiamo infatti dovuto rivolgere domande a più persone di servizio per capire come fossero utilizzati questi benedetti “grani pregiati” vagheggiati nel menu: percentuali nell’impasto, provenienza, su nulla abbiamo ricevuto risposte esaustive. Alla fine, fra varie opzioni, abbiamo optato per provare il loro impasto con grano di Tumminia, effettivamente pregiato, quanto antico, quanto ancora difficile da ben lavorare. Infatti la pizza con questo impasto che ci è stata servita era fatta male. La maturazione dell’impasto non era avvenuta perfettamente e ancora meno felice è stata la cottura: risultato, il disco della pizza era clamorosamente discontinuo, con parti eccessivamente croccanti e altre invece umidicce, addirittura se non crude. Fare la pizza è un’arte, lavorare i grani pregiati richiede immensa perizia, non ci si può improvvisare: bisogna lasciarlo fare a chi si concentra sul cibo come valore intellettuale e non come merce da vendere. Non basta quindi dichiarare sul sito che si tratta di “una pizza morbida e facilmente digeribile anche grazie al lungo tempo di posa dell’impasto (dalle 24 alle 36 ore)”, perché non di solo tempo è fatta una maturazione, ma di mille altre condizioni e cure.

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Va comunque sottolineata la generosità degli ingredienti: l’abbondanza promessa viene effettivamente mantenuta, il disco straborda di condimenti, dei quali va apprezzata la qualità della materia prima. Nota di merito anche per le cotture delle farciture, in particolare per le fritture degli ortaggi come le zucchine, fatte secondo la mano tradizionale catanese.

Proprio questo aspetto fa nascere un rimpianto: il locale potrebbe essere molto meglio di quel che è, se puntasse meno ai bassi istinti del consumatore e provasse invece a darsi una missione anche culturale.

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Per adesso suona come una inaccettabile falsità leggere sul sito di questo locale che “Al Vicolo Pizza & Vino mangerete la migliore pizza di tutta la città”: certe affermazioni sarebbero arroganti a prescindere, più che mai se non esiste alcun elemento fondato per asserirle. Al Vicolo non soltanto non si trova “la migliore pizza di tutta la città”, ma nemmeno una pizza pienamente all’altezza della situazione: siamo nella risicata sufficienza, come decine ce ne sono a Catania. Basti fare il paragone impietoso con la straordinaria pizzeria I Cutilisci, tra le migliori in Italia, per capire come anche a Catania la pizza di qualità sia ben altra cosa e pretenda dietro una solida ispirazione intellettuale.

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Ispirazione che si coglie almeno nella carta dei vini e delle birre. La scelta di servire dei vini naturali è molto apprezzabile, in particolare per la presenza di referenze del marsalese Barraco (anche il nome della cantina è riportato erroneamente, altra disattenzione del locale…), mentre sul piano delle birre artigianali, oltre alla scontata ma inevitabile presenza delle Tarì, merita di essere scoperta la produzione locale della catanese Birra Del Faro.

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Esauriti i rilievi razionali e lasciandosi andare al piacere, l’esperienza di mangiare la pizza in questo locale è comunque gradevole sul piano organolettico: i sapori ci sono, la sostanza anche, perfino il (da noi) contestato impasto si lascia mangiare volentieri e riesce a dare qualche sensazione positiva al palato. A patto che, legittimamente, non si pretenda da una pizza che rappresenti di più, di una mera bella mangiata.

 

Info: www.alvicolopizzaevino.it

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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