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Castiglione: dal veronese, frutti dimenticati, confetture da ricordare

Pubblicato il: 26 luglio 2017 alle 3:00 pm

spec veronese -5- castiglione frutti e confetture 1

Se fino a oggi avete pensato alle marmellate come semplice alimento mattutino, farcitura di dolci o al massimo quale accompagnamento dei formaggi, da oggi dovrete ricredervi: una volta che avrete provato i prodotti dell’Azienda Agricola Castiglione, scoprirete come una confettura possa diventare regina assoluta della tavola.

L’azienda si trova a Castiglione di San Michele Extra, quartiere di Verona ma collocato fuori città, in prossimità del comune di San Martino Buon Albergo. Una distanza dal centro di Verona tale da essere fissata già nel suo nome, visto che nell’antichità questa località veniva chiamata San Michele Extra Moenia. Si tratta di una zona ricca di campi generosi, capaci di regalare la materia prima che l’azienda trasforma in prodotti magnifici. Prodotti che potreste trovare ai mercatini a km. 0 di Veronatura della Coldiretti a Verona.

spec veronese -5- castiglione frutti e confetture 2

Fantasia negli abbinamenti, qualità estrema della materia prima, cura maniacale della filiera, perfino ricerca filologica: sono tanti gli elementi che contribuiscono a fare dei prodotti di Castiglione una meraviglia inaudita.

Accanto alle confetture classiche, si trovano quelle sfiziose ai pomodori verdi e fichi, pere con mele e cannella, cipolle viola e liquirizia, zucca e zenzero, mentre more e lamponi sono proposti sotto forma di esaltante gelatina. Nota a parte per la marmellata di rose, consigliatissima con i formaggi a pasta molle o cremosi.

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Ci ha spiazzati piacevolmente soprattutto quella al sambuco, un’incredibile confettura da sgranocchiare, tanto sono mantenute integre le bacche: sembra di averle appena colte dalla pianta.

Non contenti alla Castiglione si mettono anche a fare gli archeologi della frutta autoctona: così se ne vanno in giro per campi e boschi del veronese alla ricerca di specie selvatiche, antiche, rare o a rischio di estinzione.

Come le azzeruole (pomi lazzarini), da diverse fonti inserite in cima alla lista dei “frutti dimenticati”: è talmente vero che quando se ne assaggia la marmellata si rimane spiazzati, poiché è impossibile ricondurne il gusto originalissimo a nessun altro. Accostatela a tutto ciò che volete (formaggi in testa), ma un pezzo di pane basta per fare con questa confettura una cena indimenticabile.

Lo stesso vale per la marmellata di nespole selvatiche, ancora più estrema nel gusto, tanto che per qualche consumatore può risultare sconcertante: ma datele tempo di sprigionare il suo retrogusto di fitta boscaglia e sarà il paradiso.

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Si giunge alla commozione quando si apre la Mostarda di Peri Trentossi e Mele Deccio, due rarità assolute, entrambe conosciute già in epoca romana. Come per rispettarne l’antichissima storia, la mostarda che se ne ricava è ben diversa dalla altre: i frutti sono inseriti a piccoli pezzi in un composto molto liquido. Ne deriva un prodotto per niente stucchevole, in cui si possono riconoscere quasi inalterate le proprietà organolettiche dei frutti. Potreste ritrovarvi a mangiare pane e mostarda e null’altro, tanto è buona, ma se proprio volete godere, provatela con i formaggi di malga dei Monti Lessini.

Andiamo a scoprire i segreti di questi prodotti dalle parole di chi li realizza, Giorgio Mosconi.

Info: www.aziendaagricolacastiglione.it

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