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Elogio del vino del supermercato

Pubblicato il: 4 novembre 2018 alle 7:00 am

Il vino del supermercato è un vino di serie B? Fino a pochissimo tempo fa era un epiteto oggettivamente meritato. Vini dozzinali, quasi sempre forniti da meri distributori. Nella maggior parte dei casi, vinelli che mai assecondavano la prima regoletta che si insegna alle elementari del buon bere, ovvero che sull’etichetta vi sia scritto “prodotto e imbottigliato da…”, bensì troppo spesso un triste “distribuito da”.

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Poi qualcosa è cambiato. La consapevolezza dei consumatori è cresciuta e la grande distribuzione ha dovuto a sua volta far crescere la qualità dell’offerta, illuminante esempio dell’importanza di una domanda che sia sempre più informata ed esigente, anche (e soprattutto) per i prodotti economici.

Così nei mesi più recenti l’aspetto degli espositori dei supermercati è sensibilmente mutato. Anche quando non è dichiarata da cartelli, la disposizione delle bottiglie segue ormai ovunque almeno il criterio della regionalità, quando non addirittura quello della territorialità, quindi con i vini ordinati in base all’appartenenza all’area di produzione e non semplicemente divisi in base al colore e alla fascia di prezzo.

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Sintomo più evidente del cambiamento, l’apparire di vini una volta considerati minori o addirittura rari per la diffusione di massa.

E’ così che anche la qualità dell’offerta è cresciuta moltissimo, fino al punto che ormai non è difficile trovare un po’ ovunque buoni vini perfino sotto i 4 Euro.

Una rivoluzione sociale, perché adesso chi non si può permettere di mettere piede in un’enoteca a causa dei costi, non deve più sentirsi un consumatore di livello inferiore, né deve rassegnarsi a bere male.

Anzi, chi compra il vino al supermercato oggi può bere benissimo e fare importanti esperienze di cultura del bere. Con piccola spesa può infatti viaggiare tra i prodotti delle varie regioni, provare vini mai sentiti, affinare gusto e conoscenza, senza svenarsi.

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Una vera democratizzazione del gusto, tale che oggi i consumatori normali che acquistano al supermercato non devono più sentirsi figli di un vino minore, né avere complessi di inferiorità verso gli snob della massoneria dei facoltosi cultori del sedicente “grande vino”. Dove di grande c’è soltanto un prezzo ingiustificatamente alto, sovradimensionato a causa di alcuni meccanismi di comunicazione prossimi all’aggiotaggio del palato che drogano il mercato d’élite, sostenendo con forsennata cecità il presunto prestigio a tutti i costi dei vini ad alto prezzo.

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I consumatori di vino del supermercato, per loro fortuna, sfuggono a questa follia di nicchia e possono essere loro oggi a snobbare i cultori di costose spremute di legno o di prodotti seriali influenzati dai mercati internazionali in mano a barbari del (buon) gusto.

Che una rivoluzione popolare sia dovuta partire da un simbolo del consumismo come i supermercati, può indurre ironie, ma non ci sarebbe mai stata senza la spinta dal basso della gente sana che non ci sta a essere vittima dell’oligarchia del vino da gioielleria.

Adesso bisogna alzare il tiro: pretendiamo di più da chi vende il vino di base e sarà l’intero mercato a doversi dare una regolata.

La boll(icin)a del vino finanziario è destinata a evaporare e nel bicchiere rimarrà finalmente il vero succo, quello del lavoro dei contadini.

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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