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Il know-how incontra la storia al Mumac, Museo della macchina per caffè

Pubblicato il: 12 agosto 2019 alle 3:00 pm

Come festeggiare adeguatamente un centenario aziendale? Cena offerta a tutto il teao(il minimo direi)? Un soggiorno in qualche borgo marchigiano ai dipendenti (non che non sarebbe bene accetto)? Bazzecole! Perché non inaugurare un museo all’interno dell’headquarter?!

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La quarta generazione della famiglia Cimbali nel 2012 sapeva bene come celebrare i cento anni di vita dell’azienda. Più di una trovata pubblicitaria: un investimento in cultura e immagine. Ogni caffè-dipendente o semplicemente chiunque sia attento ne avrà letto in qualche Autogrill o bar il nome in rilievo sulle macchine per caffè e a chiunque non l’abbia mai fatto dopo questo articolo basterà guardarsi attorno per sentirsene tutto a un tratto inspiegabilmente circondato. Con lungimiranza l’azienda ha raccolto a sé anzi in sé le Collezioni Maltoni e Cimbali, l’Archivio e l’archivio storico digitalizzato (che è possibile consultare tramite display touch lungo il percorso), dando origine al Museo della macchina per caffè, la più grande esposizione di macchine per caffè espresso professionali. Il Mumac non è una semplice sfilza di congegni metallici alchemici bensì un percorso nella storia del design industriale italiano e nella storia del mondo del ventesimo secolo fino ad oggi che grazie a queste fu ed è ogni giorno un po’ più allietato e un po’ meno addormentato. L’intenzione non è autocelebrativa, è per questo che all’interno del museo sono esposti anche altri grandi brand del settore come Faema (oggi parte del gruppo), Gaggia, Rancilio, La Pavoni e Victoria Arduino: per dare una visione quanto più storica e storicizzata. L’obiettivo del Mumac è quello di diffondere una cultura del caffè che sia approfondita nella teoria e nella pratica. A supporto della teoria viene l’esposizione che comprende circa duecento macchine, organizzata in sei sale ciascuna delle quali ricrea l’atmosfera dei decenni che le macchine evocano. Tra cartelloni pubblicitari vintage, stampe a parete con personaggi e ambientazioni d’antan, oggetti di uso comune topici del design di quegli anni, musiche di sottofondo, elementi di arredo da collezione come anche monitor touch screen, il visitatore avrà immediatamente percezione dello scorrere del tempo scandito però da un insolito indicatore: la macchina per caffè.

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Fin dalla prima sala si presagisce quello che nell’ultima si conferma chiaramente: la vocazione allo stile, all’estetica, al gusto tutta italiana, la compiutezza del Made in Italy insomma.

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La stessa eccellenza che il gruppo Cimbali da anni (centodue appunto) ottiene nelle sue macchine si ritrova nell’involucro architettonico e nei suoi componenti interni: una cattedrale nel deserto si direbbe. Sì, ma una cattedrale che per la verità era un capannone industriale, ora ultra moderna, dalle linee pure e sinuose, di un rosso vinilico impeccabile, circondata da un giardino così curato da rasentare la mania inglese e nel cuore di Binasco a pochi km da Milano.

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All’interno invece bianco, incorrotto, con il pavimento color caffè (ma va?).

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Per non dimenticare la pratica il Mumac vanta anche una sezione Academy che comprende un Training Center e una sala degustazione, attività destinate non solo a professionisti e aziende ma anche ai cosiddetti coffee lovers e alle famiglie. Assaggi “alla cieca” o “alla brasiliana”, degustazioni, ma anche seminari formativi e contest, visite guidate animate e interattive, laboratori didattici creativi, performance teatrali, esposizioni temporanee e caffè letterari: così si cerca di rendere il Mumac un punto di riferimento dinamico e coinvolgente, un luogo di intrattenimento culturale che si pone come alternativa rispetto agli ormai sempre più anacronistici, freddi, rigidi, austeri, e permettetemi noiosi, musei statali.

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Noi non vogliamo di certo “distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie” come intimava esaltato Marinetti, piuttosto vorremmo che l’apparato statale prendesse sempre più esempio da queste nuove esperienze all’avanguardia nell’ambito degli allestimenti e delle possibilità di fruizione.

Museimpresa è un’associazione che dimostra coordinamento, collaborazione, serietà ed eccellenza: ingredienti, aimè, che mancano a molte istituzioni sul tessuto nazionale. E lo dimostra per ciascun museo o archivio d’impresa che include nella sua rete.

Perché in fin dei conti ogni lasciata è persa ed ogni visitatore soddisfatto è un potenziale consumatore domani!

Entrate con me per qualche minuto all’interno del museo per conoscerne i protagonisti:

www. mumac.it

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L'autore

Noemi Tarantini

Nata il 14 Luglio del 1989 a Manduria (Ta), fin da bambina cammina scrutando il terreno alla ricerca di fossili e ossa. Realizza questa passione laureandosi in Storia e Tutela dei beni archeologici con una tesi sperimentale in Paletnologia presso l’Università degli Studi di Firenze. L’attenzione è rivolta però anche alla gestione dei beni culturali e per questo attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM a Milano.


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