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La Scatola del Tempo ad Arzachena, piccolo museo dal grande significato

Pubblicato il: 12 agosto 2020 alle 7:00 am

Un format che andrebbe replicato in ogni città poiché si inserisce nell’alveo delle esposizioni civiche a forte connotazione territoriale aggiornandolo con il sistema dei musei a libera fruizione: è La Scatola del Tempo ad Arzachena, in quell’area nord-orientale della Sardegna in provincia di Sassari resa iconica dalla presenza della Costa Smeralda.

Il museo è presentato come “una antica casetta del centro storico di Arzachena” che la comune passione di alcuni amici ha trasformato in “piacevole luogo di narrazione della storia del territorio”.

La struttura ha tante buone ragioni di vanto, ma curiosamente non le apparterrebbe proprio quella che utilizza per promuoversi, ovvero di essere tout court il “museo più piccolo d’Italia”, poiché non lo sarebbe in senso assoluto in termini fisici, dato che per adesso il primato nazionale è rivendicato dal Mimumo, il Micro Museo di Monza che conta appena 2,29 metri quadrati di superficie, contro i 24 della Scatola del Tempo che è stata aperta circa un anno e mezzo più tardi, ma nel corso del tempo anche diverse altre esperienze museali italiane hanno occupato spazi più ridotti, sia pure con un certo deficit di continuità. Si potrebbe obiettare che il Mimumo si definisce “temporary museum” e si sostanzia in una galleria d’arte su strada che si osserva dall’esterno e non è pertanto calpestabile, ma nell’ambito dei piccoli musei il dibattito sui criteri che li identificano è ancora aperto e rientra nel novero delle nuove forme museali che sfuggono a ogni regola e classificazione del passato.

E’ vero che la disputa sul titolo di “museo più piccolo” coinvolge il mondo intero in una battaglia di numeri che ha portato a casi di scuola come musei di appena pochi centimetri e altri perfino miniaturizzati, ma dal punto di vista museologico sono ben altri i caratteri distintivi dei cosiddetti small museum studiati fin dal 1927 da Laurence Vail Coleman che nel descriverli scientificamente puntava maggiormente sull’aspetto contenutistico che volumetrico, scrivendo “they are devoted to history, art or science, or a combination of these subjects”, missione divulgativa che La Scatola del Tempo assolve mirabilmente, tanto da rappresentare un luminoso modello di museologia popolare autarchica, un rustico gioiello espositivo che può vantare sì un primato nazionale in questo senso, assumendo pure una funzione socio-culturale che lo nobilita ulteriormente.

Va notato che negli ultimi cinquant’anni sono fioriti in tutto il mondo dotti studi sui micro-musei (i più approfonditi in Gran Bretagna) e perfino manuali tecnici per affrontare tutte le problematiche a essi collegate (i migliori sono australiani), i quali si sono sforzati di fissare regole epistemologiche per individuarli, partendo proprio dal dato volumetrico degli spazi espositivi, ma nel caso di questo pregevole piccolo museo sardo porre l’accento sulle misure catastali della struttura rischia di auto-confinarlo nella nicchia dei musei insoliti o curiosi, bizzarrie solitamente distanti dai requisiti scientifici che l’ICOM, International Council of Museums, ritiene imprescindibili affinché un museo possa definirsi tale.

Certamente lo slogan di “museo più piccolo d’Italia” funziona in termini di comunicazione ma non in direzione del rigore, poiché si potrebbe prestare a essere accolto acriticamente e senza riserve da operatori dell’informazione magari senza competenza specifica in materia oppure che non compiono doverose verifiche come invece pretende la deontologia professionale. La Scatola del Tempo invece è validissima proprio sul piano più strettamente museale, vantando estrema serietà in termini di ispirazione, impostazione e gestione, quindi della filosofia e dei contenuti che esprime, manifestando indubbia originalità e spiccata personalità.

Esso infatti inscrive nella scarna architettura di una singola stanza un apparato gnoseologico stratificato e complesso capace di tradursi in esemplare azione pedagogica: nell’arco dei pochi passi della visita, l’osservatore apprende nozioni e assorbe emozioni che lo rendono pienamente partecipe del luogo in cui si trova e del lembo di terra che lo circonda, usando tutti i dispositivi della comunicazione museale rivolta al pubblico.

Si parte dai pannelli che ricorrono dichiaratamente alla “sintesi cronologica” per ripercorrere la storia millenaria di Arzachena, legandola al racconto panico delle origini primordiali del pianeta…

… passando dall’affascinante e ancora da indagare periodo che conduce dal prenuragico al nuragico, fino a sottolineare come si tratti di un immenso patrimonio riferibile a un’autentica cultura.

Non si può quindi non sposare la considerazione che troviamo in un altro pannello: “potrà apparire incredibile, ma la comunità di Arzachena, dopo quasi un secolo dai primi rinvenimenti, scavi e scoperte, non è ancora riuscita a dotarsi di un museo che raccolga questi importantissimi reperti”, per adesso esposti a Sassari o nel magnifico museo archeologico di Cagliari.

La scansione degli argomenti è ordinata e scorrevole, procedendo come per capitoli con ammirevole semplicità dialogica a prova di bambino che muta in empatia a favore di ogni genere di visitatore.

Si apprende in tal modo di invasioni e colonizzazioni di quest’area, ma anche dell’orgogliosa rinascita della stupenda Gallura, puntando l’attenzione sulle bellissime borgate e frazioni di Arachena e sulla loro confluenza nello status di Comune.

E’ il preludio all’apertura epica del racconto della nascita del mito della Costa Smeralda e della tumultuosa crescita della sua notorietà che ha portato una zona agreste a diventare il centro del jet set internazionale.

Al corredo testuale si affianca la poetica dell’oggetto, speso in guisa di sineddoche in grado di donare sincretiche visioni di un’epoca idilliaca segnata dalla semplicità dello stile di vita…

… memore di un passato contraddistinto da vivaci civiltà in tumultuosa evoluzione…

… con raffinate ed efficaci ricostruzioni scenografiche che raggiungono l’immediatezza descrittiva di un diorama a grandezza reale…

… colpendo l’immaginario anche con i teli in tessuto povero utilizzati quale parete divisoria e cesura allestitiva…

… sfruttando ergonomicamente ogni centimetro di spazio, sia pure volante, per veicolare conoscenza…

… e ricorrendo alle suggestioni iconografiche nostalgiche con la raffinatezza del narratore sensibile.

Non manca la celebrazione antropologica autoctona affidata a elementi di vita comune e reminiscenze bucoliche…

… e qualche lettura affidata alla traduzione cartacea dell’allestimento.

E’ in questa commistione di talento intellettuale, generosità sociale e contributo alla collettività che risiedono i veri primati di tale museo, ben più rilevanti del computo geometrico dello spazio occupato.

La curatela del museo è una lucidissima lezione di pragmatismo espositivo, capace di rendere parlante ogni atomo del volume che avviluppa La Scatola del Tempo. Il tema è invece sviluppato senza dimenticare la sua aderenza alla realtà in fieri, quindi lo storytelling non dimentica mai la propria portata identitaria, facendosi ammirevolmente carico non soltanto di tratteggiare eventi bensì anche di illustrare il genius loci.

A meritare ancora di più un plauso è però l’afflato filantropico che ha condotto a realizzare un museo utile al progresso cognitivo di tutti, poiché non è basato sulla vanagloria della collezione privata da esibire bensì sulla visione umanistica della perpetuazione della consapevolezza dell’essere collettività. Senza dimenticare che l’ingresso è totalmente gratuito e aggiungendo l’atto di fiducia di lasciare spesso la sede priva di alcun presidio, quindi senza guardiani o personale atto a controllare i visitatori, invitati in questo modo a rinfrancare la consapevolezza personale e spinti a un doveroso comportamento virtuoso.

Anche se il museo si schermisce asserendo di adottare uno stile “poco accademico”, in realtà è proprio nelle accademie che andrebbe studiato come esempio rivoluzionario di genesi culturale spontanea che muta in musealizzazione di un comune sentire.

Info pagina Facebook: La Scatola del Tempo

 

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