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Museo Walser di Alagna (VC), casa della memoria di una civiltà secolare

Pubblicato il: 10 ottobre 2018 alle 7:00 am

La storia carica di fascino della secolare civiltà Walser ha trovato casa da oltre quarant’anni ad Alagna Valsesia, in provincia di Vercelli: lo ha fatto letteralmente, poiché si trova concentrata in un vero edificio del 1628 che “grazie al lavoro degli abitanti del posto” è stato riportato “fedelmente ai suoi caratteri originali”.

Caratteri che prevedono la concentrazione nella struttura delle diverse funzioni “domestiche e agricolo-pastorali, racchiudendo sotto un unico tetto l’abitazione, la stalla il fienile”.

E’ così che possiamo apprendere usi e costumi dei Walser, termine che come spiega l’Enciclopedia Treccani si identifica con la “contrazione di Walliser, vallesano”, intendendo con esso “sia le popolazioni alemanniche emigrate in epoca medievale dal Vallese (Svizzera), e poi stabilitesi in numerose colonie lungo tutte le Alpi, sia la loro lingua”.

L’emigrazione, attestata nel ’200, ha prodotto nel corso del tempo anche l’approdo a questo territorio, lasciando tracce indelebili della cultura Walser, ben spiegate nel museo di Alagna che si trova nella frazione Pedemonte, “nato nel 1976, con l’intento di creare un centro di conservazione e valorizzazione” di tale popolo, diventando “un’importante testimonianza culturale e meta di visita tutto l’anno da parte di numerosi turisti”.

Il percorso di visita del museo infatti è scandito dal bilinguismo, dato che gli ambienti sono nominati non soltanto in italiano ma anche in Titsch, la lingua dei Walser.

Sul sito del comune di Alagna Valsesia (http://www.comune.alagnavalsesia.vc.it/Home/Guidaalpaese/tabid/14827/Default.aspx?IDPagina=5831) si legge che “l’antico caseggiato è stato venduto all’Unione Alagnese nel 1974 “con la precisa ed inderogabile condizione che il fabbricato in oggetto venisse opportunamente attrezzato e in perpetuo destinato esclusivamente quale museo storico degli usi e costumi della popolazione di Alagna”.

Fu così che “molti altri alagnesi diedero il loro contributo donando oggetti ed arredi”, mentre “i lavori di ristrutturazione, allestimento, esposizione e catalogazione oggetti vennero svolti gratuitamente”.

Si specifica poi che l’edificio “è stato costruito su tre piani con un basamento in pietra, costruito a secco e una parte sovrastante (“Blockbau”), interamente in legno di qualità differente a seconda del tipo di utilizzo”.

Si fa notare come nell’attuale allestimento del museo “al piano seminterrato si trovano la stalla (“Godu”), con il pavimento di lastroni”…

… “il soggiorno (“Stand”) adiacente e comunicante con essa, con il pavimento in legno”…

… “la cucina (“Firhus”) con strumenti per la cottura dei cibi, la stanza per la lavorazione del latte ed il locale per la preparazione dei filati e la tessitura della canapa”.

Invece al piano rialzato “sono allestite la camera da letto (“Stuba”) con l’alcova, la stanza per il deposito degli attrezzi da falegname, il locale degli oggetti artigianali e infine la sala dei documenti”.

Arriviamo così all’ultimo piano, “composto dal fienile (“Stodal”) con esposti gli attrezzi per l’agricoltura e per la lavorazione del legno e dalla dispensa (“Spicher”) con scaffali e rastrelliere usate per conservare i cereali e gli altri cibi”.

Camminando all’esterno dell’edificio, si incontra “un loggiato a pertiche trasversali per essiccare fieno (“Schopf”), segale e canapa, che venivano raccolti alla fine dell’estate”, spazi che venivano impiegati anche per il lavoro.

Sul piano dei reperti, “il museo raccoglie utensili per la lavorazione del latte, del legno, attrezzi per i lavori agricoli”…

… “arredi, telai per la tessitura, abbigliamento e quanto altro serviva per la vita di ogni giorno”.

La struttura litica dell’edificio sembra metafora della solidità della cultura Walser che ha resistito all’erosione del tempo e della modernità esattamente come ha fatto questa casa ancora magnificamente intatta.

L’innesto del legno nelle trame litiche è di rara grazia estetica, sviluppando una bellezza ieratica senza tempo.

Certi angoli espositivi inducono commozione, come quegli abiti tradizionali che realmente hanno ospitato vite al loro interno.

Incanta la grazia dei corredi, testimonianza di una manualità raffinatissima…

… con quei ricami che fissano con una data il tanto tempo trascorso e l’integrità del ricordo giunto fino a noi.

La modestia degli spazi del riposo sono un’ode bucolica all’esistenza intesa con semplicità e vissuta con sacrificio e dedizione…

… mentre i materici giochi antropomorfi dei bambini di un tempo ci ricordano dell’innocenza perduta e con essa la socialità tangibile che appare retaggio di un passato purtroppo sepolto.

Grande lezione anche sul piano dell’alimentazione, con l’esposizione di cibi concreti e carichi di gusto rurale, quale ammonimento sulle aberrazioni della cucina stellate e sul rispetto che invece si deve alle tradizioni gastronomiche ancestrali…

… con l’imprescindibile centralità del cibo più sacro, il pane, del quale i Walser hanno creato una propria ricetta piena del sapore della loro storia fatta di montagne…

… e di ingredienti atavici frutto dell’agricoltura di sussistenza, come i sanissimi e gustosi cereali.

Nel video che segue, un compendio delle emozioni visive vissute durante la visita al Museo Walser di Alagna Valsesia.

 

Info: https://www.unionealagnese.com/il-museo-walser.html

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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