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Tra scacce e iadduzzi, a Scicli (RG) meglio mangiare per strada

Pubblicato il: 3 ottobre 2017 alle 3:00 pm

Con grande onestà intellettuale, tutti gli abitanti di Scicli con cui abbiamo parlato ce lo hanno confermato: i ristoranti di Scicli non coltivano la tradizione dei piatti storici. Sì, in tanti si fregiano di avere i prodotti del territorio, ma trascurano decisamente la cucina ancestrale, povera e lontana dal gusto corrente dei turisti, gli unici ai quali sembrano rivolgersi ormai i ristoratori sciclitani.

La febbre del marketing territoriale sembra avere contagiato anche la ristorazione, trasformando locali un tempo di pregio in macchine per acchiappare al volo i fanatici di Montalbano in pellegrinaggio in città. Ne è tragicomica conferma un locale di un comune limitrofo che su un cartello ben esposto all’ingresso si vanta di essere l’esercizio da cui provengono le pietanze che Luca Zingaretti mangia nella fiction.

Questa rinuncia alla qualità causa la fuga degli appassionati del buon cibo di una volta verso le città vicine, in primo luogo Modica, la quale invece abbonda di ristoranti moto attenti nel riproporre i piatti storici del territorio.

2 scicli - 1 intro - scacce e iadduzzi 1

Cosa può mangiare di tradizionale allora chi volesse fermarsi a Scicli anche per un pasto? Una sola cosa per il salato e una per il dolce: le scacce e gli iadduzzi.

In verità la paternità delle scacce (focacce ripiene) è divisa tra la prevalente Ragusa e la fiera competitor Modica, ma tanti sono i locali che la propongono anche a Scicli.

Il luogo più famoso è però anche il più deludente: il Palazzo Rosso. Situato al numero 631 di corso Giuseppe Garibaldi a Scicli, in estate è preso d’assalto dai turisti, alcuni dei quali, bisogna dirlo, ne parlano bene: ma se chiedete a uno sciclitano un giudizio, non ce n’è uno soltanto che non faccia una smorfia di perplessità al solo sentirlo pronunciare. La prova delle scacce del Palazzo Rosso è stata però più sconfortante delle riserve degli sciclitani che ci avevano sconsigliato il posto. Un prodotto secco, dall’impasto rigido e poco masticabile, con condimenti di bassa qualità, come quella dell’olio in cui sono state fritte le melanzane. Non siamo riusciti a finire di mangiarle.

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Abbiamo allora fatto tesoro del consiglio di tutti gli sciclitani: comprare le scacce esclusivamente nelle panetterie, evitando di ordinarle in ristoranti o gastronomie di asporto. Con un’avvertenza, però: nei panifici potrete trovarle soltanto di mattina, fino a esaurimento.

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Ci siamo così fermati a provare le scacce del panificio Peppe Garofalo, a Sampieri, borgo marinaro di Scicli. Tutta un’altra storia. Impasto morbido, piacevolissimo alla masticazione, con dentro ingredienti di buonissima qualità. Alcune farciture sono standard comuni a tutti e non si può non provarle una per una: in testa, ricotta e salsiccia, vero assalto goloso, quindi l’appagante patate e pomodoro, o la più delicata al prezzemolo. Noi siamo andati matti per quella alla cipolla e pomodoro.

Nota di merito, qui hanno le scacce chiuse, ovvero la tipologia che a detta degli sciclitani rappresenta la più radicale applicazione della tradizione di questo prodotto.

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Per i dolci, tutti da scoprire i biscotti identitari di Scicli, gli iadduzzi, così chiamati perché la loro forma richiama quella dei galletti. Una volta rappresentavano una tradizione natalizia, ma adesso si possono trovare tutto l’anno. Li abbiamo provati alla Spiga d’Oro, al numero 102 di Corso Umberto I, in centro a Scicli. E’ un biscotto secco che può presentarsi con o senza marmara, ovvero la glassa composta da chiara d’uovo e zucchero a velo: il ripieno invece è ricco di miele e insaporito con la cannella.

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Scacce, iadduzzi, tutti cibi che si possono, o forse si devono mangiare per strada: sarà anche perché le vie in questione sono quelle ricche di meraviglie barocche di una città splendida come Scicli.

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Peccato che i ristoratori sciclitani ignorino o snobbino di trovarsi nella città che vanta uno dei piatti più affascianti e gustosi di tutto il Sud Italia, il caturro, ovvero la incredibile sconosciuta polenta siciliana. Una pietanza oggi prossima alla scomparsa totale, la quale invece potrebbe portare legioni di turisti enogastronomici in città, trattandosi di un’assoluta rarità etnoantropologica. Certo, farla costa tempo e fatica, mentre per proporla occorrerebbe raccontarla bene e con pazienza agli avventori: tutte peculiarità che un buon ristoratore dovrebbe avere, se non ha fretta di passare all’incasso.

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Allora godetevi il cibo di strada di Scicli, mentre chiedete ai locali dove si possa andare a mangiare una leggenda chiamata caturro, vero orgoglio nascosto di questa città…

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