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Da Turri, il Museo dell’Olio d’Oliva a Cisano, sul Garda veronese

Pubblicato il: 16 novembre 2018 alle 7:00 am

Il Museo dell’Olio d’Oliva in via Peschiera 54 a Cisano di Bardolino (VR) è il perfetto format riassuntivo dei musei d’impresa in tutte le loro declinazioni: narra un prodotto, celebra (indirettamente) l’azienda che lo realizza, esalta un marchio (anzi, diviene marchio esso stesso), ha un forte legame con il territorio e la sua comunità, è contiguo al luogo di lavorazione, ha uno shop interno che vende quanto raccontato. E’ dunque al tempo stesso museo aziendale, museo di marca, museo di prodotto, negozio-museo.

Un compendio di museologia contemporanea che si intreccia con le ragioni del marketing e dell’economia moderna.

Lezione che non riguarda soltanto l’aspetto finanziario e gestionale, ma anche quello espositivo.

Infatti questo museo sceglie la via più elegante allo storytelling, quella di illustrare la cultura di un genere di prodotto e non la sua declinazione merceologica. Gli ambienti così mettono in scena la vicenda millenaria dell’olio d’oliva, sotto l’aspetto storico, socio-antropologico, ingegneristico e agricolo.

Lo fa attraverso reperti preziosi e pannelli dalle didascalie inappuntabili sotto il profilo scientifico ma al tempo stesso semplici e immediate nell’enunciazione, creando una comunicazione empatica con il visitatore, educandolo senza appesantirlo.

Già la citazione che ti accoglie testimonia la profonda erudizione alla base del progetto, “…olea, quae prima omnium arborum est”, vergata da  Lucio Giunio Moderato Columella in De Re Rustica (V, 8, 1), nel I secolo d.C..

E’ l’abbrivio del percorso di visita che immediatamente allarga la visuale del tema, avvertendo sui vari utilizzi dell’olio, quindi non soltanto quelli alimentari, come nel caso delle lucerne e delle illuminazioni con l’olio lampante.

Sotto teca, manufatti secolari che mostrano già l’istinto naturale dell’uomo di coniugare praticità d’uso con grazia estetica.

Si accenna poi alle potenzialità dell’olio nella saponificazione e si parte con gli antichi strumenti di lavoro del settore.

Ed eccoci alla monumentalità del torchio oleario, sistema ancestrale di spremitura ingegnoso ma che non esentava dalla nobilissima fatica di tale praticola agricola.

Proprio per attenuare tale fatica nacquero le macine a trazione animale, in cui veniva eseguita la prima lavorazione delle olive, grazie al notevole peso delle possenti ruote che con il loro moto meccanico causavano la rottura della polpa e la frangitura dei noccioli, fino ad arrivare a una pasta da sottoporre a nuova spremitura.

Un metodo che sopravviverà all’evoluzione tecnologica, con la sola sostituzione dell’energia animale con quella elettrica.

Interessante che i pannelli contestualizzino le macine con il territorio circostante, citando le “ultime testimonianze sul Garda”, in tutti i paesi rivieraschi, in particolare quelle ancora presenti a Torri del Benaco e Caprino.

Si prosegue con gli altri dettagli della produzione dell’olio…

… dagli strumenti di lavoro…

… a macchinari e modelli…

… fino agli accessori per il servizio in tavola.

Gli ambienti sono ampi e rendono l’idea dello sforzo compiuto per la creazione del museo…

… insieme a un notevole buon gusto decorativo che rende gradevoli le architetture della struttura.

Due i momenti più avvincenti dell’esposizione.

Il primo, un video sintetico ma esaustivo che ha la capacità di svolgere un ruolo pedagogico senza rinunciare ai dispositivi che rendono suggestivo il linguaggio audiovisivo.

Il filmato “parte dall’introduzione della coltivazione dell’olivo nelle colonie greche in Sicilia avvenuta nel VII secolo a.C. e illustra la propagazione della coltura nel Mediterraneo fino all’arrivo, avvenuto probabilmente con i romani, sulle rive del Garda”.

Più tangibile l’altro momento clou, la ricostruzione di una tranche de vie che funge da rappresentazione scenica della lavorazione dell’olio di oliva…

… attraverso la commistione di oggetti reali e funzionamenti concreti, compreso un vero scorrimento d’acqua su una ruota…

… e di manichini antropomorfi, dalle posture credibili e in grado di creare un idillio che sposa le istanze gnoseologiche con l’afflato poetico.

Nel video sottostante, abbiamo documentato il funzionamento di tale visualizzazione materica.

Il visitatore sfocia così nel negozio, ricco di ogni declinazione dell’olio d’oliva, dal sublime condimento viscoso alle conserve e prelibatezze di ogni tipo, passando per stoviglie e suppellettili in legno d’ulivo.

Significativo il marchio che campeggia sull’olio prodotto dall’azienda, Museum, il quale riconduce così l’istituto museale alla sua matrice imprenditoriale.

Da sottolineare l’ottimo funzionamento del museo sotto il profilo dell’accoglienza e della gestione dei visitatori, merito dei responsabili, Liliana Martino e Flavio Turri che è attivo anche nella comunicazione esterna.

Il museo scaturisce proprio dalla sensibilità della famiglia Turri, nome storico del settore, titolare dell’Oleificio Cisano. Una storia imprenditoriale di successo sfociata sul finire degli anni Ottanta nell’azione di responsabilità sociale che ha dato vita al museo, segno della “volontà di lasciare un’impronta permanente nel settore”.

Nel video che segue, vi mostriamo gli appunti visivi della nostra visita al museo.

 

Info: http://www.museum.it/index.cfm?content=338957&lang=it

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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