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Andate a Quel Paese… esiste davvero!

Pubblicato il: 29 aprile 2019 alle 3:00 pm

“Te c’hanno mai mannato a quer paese”, cantava Alberto Sordi al Festival di Sanremo nel 1981: forse non sapeva che quello scherno in forma di metafora potesse avere una concretezza storica e geografica. Infatti, semmai foste stati mandati “a quel paese”, consolatevi, potrebbe non essere stato un insulto: perché Quel Paese esiste davvero, eccome!

Quel Paese sarebbe Colobraro (chiamiamolo come si deve) ed è un piccolo borgo lucano di poco più di mille abitanti in provincia di Matera in Basilicata.

Come una vedetta pare dominare dall’alto la valle del fiume Sinni, tuttavia il paesaggio intorno, brullo, vergine, con le sue increspature aspre e imponenti, fa pensare a come ancora la natura sia capace di sovrastare l’uomo che qui, evidentemente, è pago nel conformarvisi.

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Il paesino, suo malgrado, è legato a un aneddoto risalente al secondo conflitto mondiale che col tempo ha portato gli abitanti dei paesi limitrofi ad additarlo come “chillu paìse”. “Ciò a causa della presunta innominabilità della parola Colobraro per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna” chiarisce Wikipedia nel raccontare l’origine di questa nomea (http://it.wikipedia.org/wiki/Colobraro). Il “comune lucano con la fama più sinistra d’Italia: i suoi abitanti portano iella. Il sindaco non tocca ferro” titola il quotidiano Il Giornale il 17 marzo del 2008 in un articolo di Nino Materi, in cui si racconta che si tratta di “Non solo chiacchiere, ma anche fatti documentati. Con tanto di sigilli storici apposti da fior di antropologi. Si scopre così che all’origine della maledizione di Colobraro ci sarebbe lo speciale fluido emanato da don Virgilio, potestà del paese negli anni ’40. Fu lui che un giorno minacciò: “se non dico la verità, che possa cadere questo candelabro…”. In realtà si trattava di un enorme lampadario pieno di aculei che, dopo pochi secondi dall’anatema, si staccò dal soffitto uccidendo i malcapitati che avevano messo in dubbio la parola di don Virgilio”.

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Dopo vari tentativi da parte della giunta comunale e dei poveri cittadini di sfatare la leggenda metropolitana, tre anni fa l’idea: giocare d’astuzia e trarre a proprio vantaggio la nomea.

D’altronde, se anni e anni di donchisciottaggio non sono bastati a far abbandonare tale credenza, perché non alimentarla? Quella che un’iniziale interpretazione cinica e un po’ malevola potrebbe scambiare per una modesta trovata pubblicitaria, si rivela piuttosto una geniale leva (stando all’afflusso di turisti a ogni edizione) per attrarre superstiziosi e curiosi affinché, una volta arrivati sul luogo sfortunato, possano apprezzare ciò che una diceria popolare aveva offuscato.

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La jella infatti è solo l’incipit e il trait d’union dell’evento Sogno di una notte… a Quel Paese. Muniti di un artigianale amuleto apotropaico (cingiòcc in dialetto) che verrà consegnato al visitatore all’ingresso del percorso, non scaccerete la sfortuna ma la fronteggerete di petto: imparerete a conoscerne le origini, le declinazioni e anche le reminescenze di cui è permeata tuttora la quotidianità locale. Un intelligente escamotage insomma per approfondire ciò che altrimenti verrebbe visto con sospetto e perciò evitato.

Alcuni attori vi accompagneranno per le viuzze del piccolo borgo recitando versi e riti scaramantici su uno sfondo grottesco-boutade (rigorosamente vernacolare). Una volta che vi sarete addentrati nel cuore del centro storico potrà capitarvi di incontrare fattucchiere, amanti contrastati, buontemponi, zitelle pettegole e monachicchi dispettosi che accompagneranno come degni aiutanti l’indomito visitatore nell’intrigante tragitto per la redenzione dalla sfortuna.

A questo punto al turista riscattato dovrà pur spettare un premio per aver mostrato sì tanto coraggio. Ecco allora svelarsi davanti a sé una gioia per gli occhi e per il palato: alla fine del percorso infatti vi attendono suoni e balli di pizziche e tarante da gustare davanti ai sapori enogastronomici della tipicità locale.

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Da oggi allora non offendetevi quando vi manderanno a Quel Paese… anzi, potrebbe valerne la pena!

Il sindaco di Colobraro ci ha contestualizzato l’evento in relazione ad aneddoti e tradizioni locali.

Info:
www.facebook.com
www.colobraro.eu

La partenza è prevista per le ore 19.00 dal palazzo delle Esposizioni, in Viale Vittorio Veneto ogni martedì e venerdì del mese di Agosto; tutti i mercoledì inizio ore 19 e ore 21.

 

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L'autore

Noemi Tarantini

Nata il 14 Luglio del 1989 a Manduria (Ta), fin da bambina cammina scrutando il terreno alla ricerca di fossili e ossa. Realizza questa passione laureandosi in Storia e Tutela dei beni archeologici con una tesi sperimentale in Paletnologia presso l’Università degli Studi di Firenze. L’attenzione è rivolta però anche alla gestione dei beni culturali e per questo attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM a Milano.


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