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Specialmente… a Genova: luoghi simbolo

Pubblicato il: 4 marzo 2019 alle 3:00 pm

Genova e i suoi simboli, dal mare al centro urbano

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Una ricchezza arrivata dal mare e tradotta in splendore urbano: con questa estrema sintesi si può tratteggiare lo spirito di Genova. Una città spinta dai monti verso il mare, dove tra commerci e imprese umane ha costruito la sua gloria, riversandola nelle sue strade in forma di meravigliosi palazzi.

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Collegando il Porto a Strada Nuova si riuniscono idealmente le anime di questa città: il talento per il commercio e il gusto per la bellezza, l’industria e l’arte, l’operosità e la sensibilità.

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La cultura del commercio di cui parla Lombardo è fiorita grazie all’intensa attività portuale.

Quindi il nostro approdo a Genova non può che avvenire dal mare…

Per questo abbiamo deciso di riassumere le fondamenta di Genova raccontando la zona del Porto, il più importante d’Italia, insieme a quella di Strada Nuova, Patrimonio dell’Umanità. Perché tutti i variegati elementi che contengono contribuiscono a spiegare la complessità del capoluogo ligure.

Una città alla cui identità culturale contribuiscono non soltanto i musei, ma anche le attività imprenditoriali, come spiega Alessandro Lombardo Consigliere Scientifico della Fondazione Ansaldo.

 

Passeggiata della Lanterna, via d’accesso alla storia di Genova

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Il porto di Genova, visto da lontano, può apparire come un febbrile opificio di traffico commerciale e turistico, essendo “il naturale sbocco sul mare della zona più industrializzata del Nord Italia”, come lo definisce il sito della Regione Liguria, quando fa notare che si trova “in posizione ideale per servire l’apparato industriale e i mercati di consumo europei” (www.regione.liguria.it).

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Eppure anche la zona più industrializzata del Porto cela un’anima romantica colma di Storia. Basterebbe la presenza della Lanterna con annesso museo ad alimentare interesse culturale per il sito.

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Ma ad amplificarne a dismisura il fascino è la cosiddetta Passeggiata della Lanterna, percorso di circa ottocento metri che rappresenta la via di accesso all’icona simbolo di Genova. Un camminamento non casuale, perché ricalca quello che anticamente consentiva l’accesso alla città.

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La piccola arteria pedonale funge quasi da passerella, in tutti i sensi. Vi si vede infatti sfilare tutta la bellezza di Genova, come una carrellata cinematografica che inquadra una meraviglia urbana che si lancia dalla collina per tuffarsi nel mare.

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Una visione unica non soltanto della città, ma anche di alcune attività portuali che non si potrebbero osservare altrimenti, impossibile da godere da qualunque altra parte.

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“La struttura di legno e acciaio della Passeggiata, riecheggiando gli antichi camminamenti di ronda posti alla sommità delle fortificazioni, si aggrappa alle mura a formare una balconata continua” ha scritto Paola Fanuzzi su Progetto&Pubblico nel 2006…

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… descrivendola “come un percorso pedonale panoramico che si snoda all’interno del porto commerciale, ripercorrendo il sedime delle mura seicentesche ed ottocentesche, per giungere ai piedi del promontorio su cui si staglia la Lanterna. Il rapporto con il duro contesto portuale (infrastrutture, gru, viadotti) e la presenza di valori simbolici che richiamano alla memoria il lavoro che si svolgeva sulle banchine, sono i temi che hanno guidato le scelte progettuali”.

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“Con la realizzazione della passeggiata della Lanterna e del Museo, Genova si è riappropriata di un monumento che, collocato all’interno dell’area portuale, era stato a lungo marginalizzato rispetto alla città e al suo sistema viario” si fa notare sul sito del progetto Iter, specificando che “la trasformazione in parco urbano dello spazio circostante il faro ha contribuito alla riqualificazione dell’area che, nel 2004, ha visto concludersi gli interventi di restauro riguardanti le fortificazioni sabaude, un tempo sede della guarnigione di difesa della Nuova Porta” (www.architetturadelmoderno.it).

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Il lavoro che ha riguardato la Passeggiata non è stato soltanto di tipo architettonico e paesaggistico, bensì anche espositivo: lungo il camminamento infatti sono stati disposti dei cartelli che forniscono sintetiche ma esaustive informazioni storiche sul sito.

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I pannelli sono anche generosi nell’offrire splendide immagini, foto storiche che documentano momenti di vita dei portuensi e dell’indotto…

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… come la storia dei carbuné, gli scaricatori invisibili, raccontata nel cartello sottostante.

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Passo dopo passo, si viene così colti da un senso di straniamento dal presente che conduce a una commozione nostalgica, ma riscaldata dal Sole che eternamente benigno sorride alla città.

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Tra i sostenitori storici di un tale recupero importante per Genova va segnalato Bruno Cervetto, già Vicesegretario Generale della Provincia e Direttore del settore Turismo e Beni Culturali: a lui abbiamo chiesto di illustrarci questo luogo magico.

Info: www.muvita.it,  www.liguri.org

 

La Lanterna, splendore di Genova

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E’ l’icona luccicante di Genova, a lungo resa ancora più leggendaria dalla sua inaccessibilità. Ma negli anni ’90 del secolo scorso l’idea di aprire la Lanterna alla fruizione del pubblico ha avvicinato anche fisicamente questo vessillo identitario alla gente, ai genovesi che vi si riconoscono da sempre come ai visitatori che prima l’ammiravano a distanza.

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Così grazie all’impegno della Marina Militare e della Provincia di Genova questo simbolo è stato ricollegato alla città, grazie alla Passeggiata della Lanterna, già di per sé meritevole del viaggio, sia per la parte della passerella che nel tratto finale che conduce alla terrazza antistante alla Lanterna, lungo il quale si susseguono pregevoli squarci architettonici.

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Naturalmente questo slargo rappresenta un balcone dalla vista imperdibile, capace di accogliere anche un cospicuo numero di visitatori che vogliono farsi rapire dal panorama.

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Per completare l’opera, l’allestimento di un Museo che racconta tutto il fascino di questo monumento e del Territorio in cui si trova.

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Se la leggenda ne colloca la costruzione nel Medioevo, i documenti ne attestano come certa l’esistenza nella forma attuale a partire dal Rinascimento. Di certo c’è l’aver mantenuto integro da allora il suo aspetto e con esso il fascino.

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“Nacque come Faro di segnalazione e fortificazione difensiva” racconta il sito della Marina Militare, aggiungendo che è “il secondo faro più antico e ancora utilizzato nel mondo dopo quello della La Coruña in Spagna di epoca romana” (www.marina.difesa.it).

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Più ci si avvicina alla sua sagoma, più questa diviene imponente anche nel fascino che emana.

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Girando intorno alla struttura, si aprono squarci di bellezza. Come il Promontorio di san Benigno…

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… le ville del Ponente…

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… Sampierdarena.

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Grazie all’allestimento molto curato, i cartelli intorno all’edificio ne narrano le vicende…

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… citando anche episodi storici a cui la Lanterna ha assistito nei secoli.

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Tra i fautori dell’apertura al pubblico della Lanterna negli anni ’90 c’è Bruno Cervetto, allora responsabile della Lanterna che ha realizzato sia il restauro dell’area circostante che la passeggiata e il Museo: a lui abbiamo chiesto di raccontarci il monumento.

Si ringrazia la Marina Militare e in particolare il Comando Fari Alto Tirreno che gestisce la Lanterna e il personale farista.

Info: www.marina.difesa.it, www.muvita.it, www.turismo.provincia.genova.it

 

Al Museo della Lanterna, le tante storie del territorio di Genova

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Pochi (ma significativi) reperti, tanti (emozionanti) racconti: è un esposizione di storie il Museo della Lanterna di Genova, accolto nel cuore del monumento simbolo della città.

E’ quasi simbolica la sua collocazione nelle adiacenze della base della Lanterna, visto che intende narrare le fondamenta della genovesità.

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Per farlo ha scelto il linguaggio dell’audiovisivo: una sequela di schermi che nelle varie sale propongono filmati sui più disparati aspetti della storia e delle tradizioni di Genova e dintorni.

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L’idea guida del Museo della Lanterna è museare lo spirito di Genova e del territorio della Provincia che la circonda attraverso le più ampie testimonianze, un libro aperto da interpretare nel modo più soggettivo possibile da chi lo legge, una ricomposizione di questo complesso spirito attraverso i frammenti che lo compongono” scrive Liguri.org: “il museo racconta; lo spettatore rimane in ascolto: come nei migliori racconti, il museo non finisce mai di stupire; ogni volta, chi torna, rivive sensazioni diverse” (www.liguri.org).

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E non basterebbe davvero una sola visita se si volesse assistere per intero a tutte le proiezioni in corso, la cui durata complessiva è di circa otto ore.

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Bisogna allora affidarsi alla propria curiosità e costruirsi un percorso di visione tra filmati di repertorio, interviste, scansioni di foto, proiezioni olografiche, reportage, cortometraggi, documentari, incentrati su tutti i temi identitari di Genova e provincia: Storia, beni culturali, enogastronomia, arte, tradizioni, personaggi, tutto ciò che serve per comporre un affresco del Territorio.

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“Il Museo è una tappa d’obbligo per chi vuole conoscere l’anima della città” dicono fieri alla Provincia di Genova, raccontandone la genesi sul proprio sito, sottolineando come il progetto sia nato nell’ambito del restyling dell’area delle fortificazioni sabaude che circondano il faro (turismo.provincia.genova.it), spiegando così il pregio architettonico delle sue sale.

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Tra gli oggetti esposti i più suggestivi sono quelli che fanno riferimento all’attività della Lanterna…

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… compresa una riproduzione in scala del faro, perfettamente funzionante, usata anche per le attività didattiche.

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Abbiamo chiesto di descriverci il Museo a Bruno Cervetto che della Provincia è stato Vicesegretario Generale e Direttore del settore Turismo e Beni Culturali.

Si ringrazia la Marina Militare e in particolare il Comando Fari Alto Tirreno che gestisce la lanterna e il personale farista.

Info: www.marina.difesa.it, www.muvita.it, www.turismo.provincia.genova.it

 

Come funziona il faro della Lanterna di Genova?

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Evoca l’epica del mare, suscita ammirazione, echeggiando letteratura e cinema che lo hanno eletto a topos di storie avventurose e scenari romantici: ma come funziona davvero un faro?

Per capirlo, siamo saliti fino al cuore del più famoso, quello con la più grossa ottica d’Italia: il faro della Lanterna di Genova.

A gestirlo da tanti anni è il farista Angelo De Caro che ce ne spiega il meccanismo e la funzione.

Si ringrazia la Marina Militare e in particolare il Comando Fari Alto Tirreno che gestisce la lanterna e il personale farista.

Info: www.marina.difesa.it, www.muvita.it, www.turismo.provincia.genova.it

 

Il mito del Guardiano del Faro

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Immaginato come personaggio solitario, sospeso tra l’aria e il mare, intento a indicare la via ai naviganti nel silenzio della notte, il Guardiano del faro ha sempre esercitato grande fascino. Più che mai a Genova che ha eletto la Lanterna a monumento rappresentativo dell’intera città.

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La pubblicazione web Liguri.org, attingendo liberamente al volume La Lanterna, storie e leggende del Faro più famoso del mondo pubblicato nel 2000 della casa editrice Il Golfo, riporta che dalla lettura di antichi registri dell’Autorità Marittima “si può constatare come essi non tralasciassero la cura della torre e ne regolassero con editti le spese di manutenzione e di guardianìa, nonché la tassa che ogni padrone di vascello, in arrivo, doveva pagare al momento dell’approdo”.

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“Ai fanalisti custodi della lanterna si faceva obbligo di vivere con la famiglia all’interno della torre e di curare che i vetri fossero sempre tersi e puliti. Al custode perciò venivano consegnati bacinelle spugne di mare panni di cotonia e di orbascio e per meglio pulire e rendere trasparenti i vetri veniva adoperato il bianco d’uovo” (www.liguri.org).

Tra le curiosità riportate invece dal sito della Marina Militare, colpisce che “nel 1449 tra i custodi della Lanterna venne nominato anche Antonio Colombo, zio paterno di Cristoforo” (www.marina.difesa.it).

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Ma la figura del Guardiano del faro continua a rappresentare un mito anche nella nostra epoca. “Guardiano del faro, il posto dove il lavoro diventa poesia” titola Il Giornale un articolo di Fabrizio Boschi del 24 aprile 2013, raccontando che “pensionati, donne, pianisti: a decine si mettono in coda per rendersi utili ai naviganti cambiando vita. Lo stipendio? Sui 1300 euro. Ma la compagnia del mare non ha prezzo”.

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www.marina.difesa.it

“La Marina Militare – che gestisce oltre 800 segnalamenti marittimi di vario tipo, dalle boe luminose ai fari monumentali, lungo gli ottomila chilometri di costa italiana, sulle isole minori e nei porti di maggiore importanza – è subissata di email, lettere e telefonate in cui si chiede come diventare farista. Un mestiere romantico e senza tempo non alla portata di tutti però, che trova il suo mistero anche nell’arte e nella letteratura” (www.ilgiornale.it).

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Definito da un aspirante farista “affascinante sentinella dell’infinito”, abbiamo approfondito questo ruolo delicato e suggestivo con chi lo esercita da decenni, Angelo De Caro, Guardiano del Faro di Genova, il quale ci conferma l’aura mitica che lo avvolge.

Si ringrazia la Marina Militare e in particolare il Comando Fari Alto Tirreno che gestisce la lanterna e il personale farista.

Info: www.marina.difesa.it, www.muvita.it, www.turismo.provincia.genova.it

 

I Musei di Strada Nuova, patrimonio di Genova

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“Le maggiori dimore, varie per forma e distribuzione, erano sorteggiate in liste ufficiali (rolli) per ospitare le visite di Stato. I palazzi, spesso eretti su suolo declive, articolati in sequenza atrio – cortile – scalone – giardino e ricchi di decorazioni interne, esprimono una singolare identità sociale ed economica che inaugura l’architettura urbana di età moderna in Europa”: con questa parole scolpite su una targa l’UNESCO nel 2006 ha inserito i Palazzi dei Rolli di via Garibaldi a Genova tra i patrimoni dell’umanità.

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E’ stato il punto d’approdo della storia secolare della via più prestigiosa del centro storico di Genova, nata nel 1550 come strada Maggiore per poi divenire Strada Nuova, via via fino all’attuale denominazione.

Simbolo dell’orgoglio di una Genova che rifulgeva di ricchezza e potere, oggi è un vivace polo culturale.

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Nel 2004 infatti tre dei suoi edifici storici più importanti, Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, sono confluiti in “un unico percorso espositivo consacrato all’arte antica, i Musei di Strada Nuova”.

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Palazzo Rosso, storica dimora dei Brignole Sale, e Palazzo Bianco, prestigiosa pinacoteca, sono dalla fine dell’Ottocento aperti al pubblico; Palazzo Tursi è sede dell’Amministrazione Comunale cittadina ma, per volontà della stessa, destinato anche a uso culturale, museale e di alta rappresentanza” spiegano i gestori che la definiscono una vera e propria “strada-museo”.

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Le tre dimore, “capolavoro della cultura architettonica e abitativa genovese”, sono così idealmente unite “in un continuo percorso di visita, nel quale ogni edificio mantiene le proprie specifiche caratteristiche storiche e di collezione”.

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Meta del Grand Tour un tempo, oggi continuano ad attirare visitatori sedotti tanto dalla bellezza architettonica quanto dai tesori che custodiscono.

Ecco come ci racconta la strada e i suoi palazzi Piero Boccardo, direttore dei Musei di Strada Nuova.

Info: www.museidigenova.it

 

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