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Gino Sorbillo è sbarcato a Milano, con la prima vera pizza gourmet

Pubblicato il: 8 dicembre 2014 alle 11:23 am

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Presidi SlowFood, lievito madre, antipasti e dolci

Gino, quello che ha vinto il pizzatour. Lo sbarco di Gino Sorbillo a Milano in Corsia dei Servi, che è la versione milanese di Lievito Madre al Mare, il locale culto della pizza gourmet napoletana che affianca, con altre aperture, lo storico locale di via dei Tribunali.

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Pizzeria di Nuova Generazione che tiene conto della lezione londinese, per finire in terza fila come per il caffè (qui non c’è). “Solo 400 pizze artigianali al giorno” è lo slogan. Quando Gino non c’è, Nunzio Viscardi è la garanzia di qualità con il primo pizzaiolo Matteo Mevio, milanese di madre avellinese, “una passione per la pizza che mi ha portato a Napoli dai maestri e poi a Londra”.

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Il format è quello di Gino, lievito madre, selezione dei grani, “da agricoltura biologica e farina integrale, ricca di fibre, crusca, sali minerali vitamina E e del gruppo B; lievitazione naturale da 18 a 24 ore, materia prima campana e da Presidi Slow Food; sette antipasti (polpette leggendarie), sette pizze, sette birre (in collaborazione con nastro Azzurro), sette vini bianchi e sette rossi, sette bibite, sette dolci, sette liquori (bollicine)”.

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Dai 7,20 agli 11 euro.

Si fa la fila, c’è una hostess gentile, tavoli vicini ma servizio veloce. Il fior di latte viene lavorato a mano dalla Fattoria del Casolare, forno a legna con faggio e tronchetti certificati. La Bufala Dop, dal chilo in giù, è dell’Associazione Terre Libere dalle Mafie di Don Beppe Diana. I pomodori, il San Marzano Dop e il Piennolo del Vesuvio sono Presidi Slow Food, come La Salsiccia Rossa di Castelpoto, il mitico Conciato Romano che nobilita la Margherita Gialla come i suoi pomodori.

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Testata anche la Margherita Bufala Dop, quella al Piennolo e l’antica Cicoli, Ricotta e Pepe. Impasto leggero, un po’ di storia, come la Cetara delle sue alici, il parmigiano reggiano di montagna spruzzato quanto serve.

I vini: Pallagrello bianco e rosso, Piedirosso del Beneventano, Per ’e Palummo.

Un nocino e la sua leggenda, la Guappa di latte di bufala, dopo la sua pastiera, Ricotta, Pere e Cioccolato di Sal De l Riso, il Babà Capparelli.

Gourmet e Slow Food.

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Tratto dal quotidiano Il Giorno del 6 dicembre 2014.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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