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Gli eccessi della movida che rovinano Lecce

Pubblicato il: 17 agosto 2018 alle 7:00 am

Per anni se è parlato come di una risorsa socio-economica, un segno di vitalità, ma adesso la movida di Lecce sta mostrando il suo lato oscuro e deleterio, tanto da venire condannata nei suoi aspetti negativi da importanti personalità, anche locali.

La nostra esperienza purtroppo conferma le criticità denunciate.

Durante la realizzazione di nostri reportage giornalistici in Puglia, abbiamo soggiornato a Lecce, entrando in contatto diretto con la movida notturna.

Il pernottamento si è svolto nel b&b Antico Belvedere (pessima esperienza, come raccontato in questo articolo: http://www.storienogastronomiche.it/bb-in-puglia-i-migliori-e-quelli-sconsigliati-tra-bari-e-lecce/), nella centrale via Vignes 13. Pur non affacciandosi direttamente sui locali aperti, il b&b è comunque così vicino alla movida che ne abbiamo avvertito gli effetti deleteri, come la musica ad alto volume e gli schiamazzi fino a tarda ora, quando invece dovrebbe essere garantito il riposo, tanto ai locali quanto ai malcapitati turisti. Il caldo non consentiva di chiudere le finestre, quindi il sonno è stato gravemente disturbato ben oltre l’orario consentito dalle leggi, oltre che dal buon senso e dalla civiltà.

Peggiore l’impatto il giorno dopo con gli effetti della movida sul decoro della città: a mattino inoltrato nelle vie della movida c’era tutta una distesa di bottiglie svuotate, poggiate sui marciapiedi o rovesciate sulla sede stradale.

Uno spettacolo indegno che ci ha ferito, perché amiamo profondamente Lecce, ritenendola una delle più belle città del mondo, titolare di un patrimonio urbanistico di infinito pregio, culla di civiltà e scrigno di beni culturali di inestimabile valore: perché offendere in questo modo tutto ciò? Possibile che gli amanti della vita notturna non si facciano nessuno scrupolo quando deturpano tanto splendore?

Osservando proprio la movida leccese, siamo stati colpiti da un evento sociologico che ci ha fatto riflettere: la creazione di una ressa di gente davanti a un locale, con tantissime persone asserragliate lì davanti perché attratte dalla presenza di un tronista e di una corteggiatrice, coppia mediatica scaturita un noto programma televisivo popolare.

Magari avessimo trovato la stessa quantità di pubblico durante la nostra visita invece del tutto solitaria al Museo archeologico Sigismondo Castromediano… abbiamo documentato anche questo aspetto della movida di Lecce e ve lo offriamo nel video che segue.

A puntare il dito contro il fenomeno nei giorni scorsi è stato don Antonio Bruno, figura religiosa di spicco a Lecce, in quanto al vertice delle tre parrocchie del centro storico della Cattedrale, di Santa Croce e di San Matteo, il quale descrive l’odierno cuore antico di Lecce come “un suk, una mangiatoia, un luogo di consumo mordi e fuggi”, come ha dichiarato a Leda Cesari del Quotidiano di Puglia lo scorso 28 luglio, scagliandosi contro “le migliaia di persone che vogliono bere, mangiare e vivere la movida, a volte senza neppure alzare lo sguardo verso l’alto per ammirare l’arte che è tutt’intorno”, le cui conseguenze sono “tavoli, botti, menù, totem” visti come “elementi di distrazione che oscurano l’atmosfera di una volta”.

Sotto accusa il bivacco diffuso, problemi di sicurezza e di legalità, di decoro urbano (“vogliamo parlare degli angolini dedicati alla pipì che rendono impraticabili corti e vicoli?”), ma specificando che “non è un problema politico attuale; Lecce vive questa condizione già da qualche decennio”.

A sostegno della denuncia di don Bruno si è schierato Vittorio Sgarbi, rincarando la dose definendo Lecce “una pornostar del turismo, che ormai si è svenduta”, criticando “il turismo selvaggio, quello legato alla dimensione pagana”.

Affermazioni riportate ancora dal Quotidiano di Puglia il 31 luglio (https://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/dibattito_turismo_riccardo_rossi-3886538.html), insieme alla civilissima replica del sindaco di Lecce, Riccardo Rossi , il quale ha ammesso l’esistenza in Puglia di “diversi casi importanti di turismo che aggredisce e violenta il territorio, per questo motivo, dobbiamo avere sicuramente un turismo di natura diversa”, affermando l’intenzione dell’amministrazione comunale di non ritrovarsi sommersa “dal quel turismo mordi e fuggi con il quale Lecce ed il Salento hanno a che fare ormai ogni estate e che sta creando non pochi problemi, oltre che un infuocato dibattito”.

Blasting News lo stesso 31 luglio in un servizio di Federico Sanapo riferisce le risposte del sindaco di Lecce Carlo Salvemini e dell’assessore regionale al turismo Loredana Capone, i quali avrebbero giudicato i pareri critici di don Bruno e Sgarbi come “riflessioni giuste” (https://it.blastingnews.com/lecce/2018/07/vittorio-sgarbi-lecce-svenduta-al-turismo-indiscriminato-002673845.html).

Il primo cittadino ammette che “la città starebbe vivendo un momento di crisi di crescita”, informando che l’Amministrazione “è impegnata proprio nel risolvere i problemi sollevati dal sacerdote e dal critico d’arte”, mentre in un’intervista all’emittente Telenorba “l’assessore ha sottolineato come essa stessa non creda nel turismo mordi e fuggi”, spiegando che “non bisogna offrire solo la movida”, ma anche “tutte le bellezze di cui il Salento e la Puglia sono piene”.

Parole alle quali ci aggrappiamo tutti noi che adoriamo davvero Lecce e che vorremmo vederla rispettata e amata come merita.

 

 

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