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Il palmento antico, ucciso dall’insensibilità dei legislatori

Pubblicato il: 11 febbraio 2014 alle 5:30 pm

palmento antico ucciso dai legislatori 1

Ci sono leggi che un contadino nella sua semplicità non potrebbe mai accettare, come quelle che prevedono di distruggere un prodotto agricolo per una presunta tutela dell’ambiente.

Tale è la legge che ha fatto chiudere i palmenti, dopo migliaia di anni che il vino si faceva con questo sistema. Ovunque in Rete il palmento viene descritto come “il luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto che veniva riposto in grandi vasche. Utilizzati in scala industriale tra l’età ellenistica e tutta quella romano imperiale, durante quasi un millennio”.

palmento antico ucciso dai legislatori 2

Dimenticando però che sull’Etna è stato utilizzato fin quasi ai giorni nostri, ovvero fino a quando non è intervenuta l’accecante follia salutista dei tempi moderni, tradotta in un divieto di legge tranchant che testimonia l’insensibilità dei legislatori, perché il palmento è l’anima dell’enologia etnea.

Ne parla proprio Salvo Foti nel suo volume Etna. I vini del vulcano pubblicato da Giuseppe Maimone Editore nel 2011: “in questi ultimi anni, l’applicazione delle leggi comunitarie in materia d’igiene e produzione alimentare ha apportato una vera e propria rivoluzione. Tali leggi hanno ribadito quello che da qualche tempo era già sancito dalle leggi nazionali, vale a dire che le vecchie cantine, i palmenti, e quindi le vecchie cantine dell’Etna, non sono, così come adesso strutturate e rifinite, adeguate dal punto di vista igienico sanitario e della sicurezza, alla trasformazione di prodotti vitivinicoli”.

palmento antico ucciso dai legislatori 3

Prosegue Foti: “questo stato di cose ha costretto i produttori, che vinificano nei vecchi palmenti, a prendere una drastica decisione per non incorrere in pesanti sanzioni: o adeguarsi alle normative oppure chiudere la cantina. Adeguare il palmento alle normative vigenti è possibile solo con notevoli trasformazioni dei locali adibiti alla produzione e l’acquisto di nuovi macchinari. Questo comporta, da parte del produttore, l’investimento di cospicui capitali. Di conseguenza si sta verificando un ulteriore pesante abbandono di quei palmenti che sino ad oggi, resistendo nel tempo, erano stati in qualche modo utilizzati per la vinificazione. La chiusura dei palmenti, ha comportato purtroppo l’abbandono dei relativi vigneti”.

 

Siamo sicuri allora che l’innovazione sia (sempre) positiva? Salvo Foti non crede sia così: ci spiega perché.

 

Info: www.ivigneri.it

 

LUDOVICA SCHIAROLI                                                                                                                                        

Giornalista pubblicista, scrive su popoff.globalist.it. Sommelier e appassionata di vino, cura insieme a Ugo Roffi filmati sul mondo del vino. Si occupa di editoria e lavora come ufficio stampa per Sinistra Ecologia Libertà Liguria.

Info: ludovica.schiaroli@fastwebnet.it
twitter: molotov00

 

UGO ROFFI

Filmaker, si occupa da oltre vent’anni di riprese e montaggio per network nazionali. Ha realizzato i filmati per la campagna elettorale di Marco Doria,  sindaco di Genova. E’ uscito in libreria il docu-film Il Canto del Gallo su Don Andrea Gallo, da lui curato per l’editore Chiarelettere. Insieme a Ludovica Schiaroli è parte di un gruppo che realizza produzioni e filmati su produttori vitivinicoli.

Info: ugo.roffi@fastwebnet.it

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L'autore

Salvo Foti

Etneo, nasce a Catania nel 1962. Nel 1981, inizia la sua carriera di Enologo nel settore vitivinicolo collaborando con note aziende siciliane dell’agrigentino, ragusano, trapanese, ma soprattutto con aziende etnee dove ha partecipato alla nascita di realtà vitivinicole oggi leader in questa zona. Nel 1988, per conto dell’Azienda Benanti, progetta e coordina la studio denominato Progetto Etna, una ricerca tecnico-scientifica sulle potenzialità vitivinicole dell’Etna, in collaborazione con il prof. Rocco Di Stefano dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti e il prof. Jean Siegrist dell’INRA di Beaune (Francia). Inizio anni 90 collabora con la Tenuta di Donnafugata di Marsala, per la realizzazione di vini passiti di Pantelleria, di vini bianchi di uve alloctone e rossi da lungo invecchiamento. A metà degli anni ’90, nella qualità di Responsabile del Laboratorio Chimico di Controllo Qualità e Ricerca, presso la Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone, si occupa di ricerca sui grani duri autoctoni siciliani
Ha svolto diversi stage vitivinicoli in Italia e in Francia. Il suo impegno nel settore enologico, da sempre, non è stato solo puramente tecnico, ma anche commerciale, scientifico, in collaborazione con Istituti nazionali, e divulgativo, in qualità di docente, nei corsi per sommelier (O.N.A.V., A.I.S., F.I.S.A.R. ). E’ stato libero docente di Enologia nei corsi di Wine Manager presso Istituti Professionali Alberghieri di Stato. Ha pubblicato libri tecnici sulla vitivinicoltura e ha collaborato con diverse testate giornalistiche del settore vitivinicolo. Tra le sue pubblicazioni: Etna. I vini del Vulcano (Maimone Editore, Catania, 2001- 2012), La Sicilia del Vino (Maimone Editore, Catania, 2003), La Montagna di fuoco (Food Editore, Parma 2008). Nel 2000 fonda sull’Etna un’associazione di viticoltori professionisti: I Vigneri.
www.salvofoti.it


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