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La Cattedrale e le più belle chiese di Matera

Pubblicato il: 7 marzo 2018 alle 7:00 am

In questo percorso abbiamo avuto il privilegio di essere guidati da Marco Pelosi, coltissimo storico, esperto di beni culturali, con una preparazione enciclopedica sulle bellezze del territorio lucano.

Siamo partiti dalla chiesa di San Giovanni Battista, ritenuta da Pelosi la più interessante e complessa di Matera, “per la vicende architettoniche dell’edificio e per la storia della comunità di monache che la fece realizzare”.

Così lo studioso ce ne narra la storia e le peculiarità architettoniche.

“Realizzata in momenti differenti nel corso del XIII sec., assunse la dedicazione attuale solo nel 1695 per volontà dell’arcivescovo Antonio Del Ryos che qui trasferì la parrocchia di san Giovanni Battista originariamente sita nel Sasso Barisano”.

“La denominazione originaria della chiesa è Santa Maria la Nova. Dai documenti sappiamo che alla fine del XII secolo esisteva già un luogo di culto così denominato di cui – a livello archeologico – non esistono tracce. Va detto che diversamente da quanto riportato dagli eruditi locali, la documentazione giunta sino a noi e gli studi più recenti – anche se non del tutto esaustivi – escludono che si trattasse di un monastero benedettino ma piuttosto di un edificio amministrato da un rettore, nel 1204 tale Angelo indicato con il cognome de Ulmis, figlio del castellano di Matera, Bisanzio”.

“A partire dal marzo 1231, per volontà dell’arcivescovo Andrea, la chiesa di Santa Maria fu affidata alle monache di Santa Maria di Accon in Palestina. Dopo l’insediamento delle monache la zona fu trasformata in un grande cantiere necessario per la costruzione di ambienti funzionali alla vita monastica e di una chiesa che rispondesse alle esigenze della comunità.

Nel 1233 le monache procedettero a nominare un certo Melo Spano procuratore generale sull’erigenda chiesa.

Un documento del 1237 ci permette non solo di cogliere con esattezza l’estensione e la localizzazione degli insediamenti delle monache penitenti di Accon ma anche il nome dei loro benefattori in Terra Santa, tutti riconducibili all’entourage di Federico II, a cui l’imperatore aveva affidato i domini d’oltremare durante e dopo la Crociata. Si può supporre che proprio grazie a queste personalità sia giunta a Matera qualche maestranza direttamente dalla Terra Santa, anche se la stessa città accoglieva già numerosi gruppi etnici, tra cui gli armeni”.

“A livello architettonico l’irregolarità dell’edificio è spiegabile solo con un mutamento del progetto di difficile datazione.

Si potrebbe pensare proprio al documento del 1233 ed al ruolo svolto da Melo Spano. All’intervento di questa nuova figura di committente, investito del compito di seguire ed amministrare il cantiere della chiesa in costruzione già da due anni, potrebbe attribuirsi la volontà di innovare il modello originario attraverso una serie di elementi, quali i camminamenti in quota, le volte a crociera, le cupole, ispirati al romanico della Terra di Bari.

La fusione e la personalizzazione degli apporti delle diverse aree culturali dette all’edificio una fisionomia del tutto locale”.

Piena di singolarità la chiesa di San Pietro Caveoso, situata nella piazza omonima, la quale, pur nel suo ieratico aspetto spoglio, racchiude una storia molto stratificata, come ci spiega ancora Marco Pelosi.

“La sua fondazione, risalente al XIII secolo, un primo, significativo, momento di espansione tra la metà del XV e la fine del XVI secolo e l’adeguamento al gusto barocco del primo Settecento”.

Emozionanti e di straordinario fascino i suoi incredibili bassorilievi.

“I bassorilievi presenti nell’ex cappella del Santissimo Sacramento e già di Sant’Antonio da Padova, sono stati attribuiti allo scultore materano Altobello Persio. Risalgono al 1515 e con molta probabilità si tratta di una delle prime opere commissionate all’artista. In ciascuna delle formelle i personaggi delle storie di S. Antonio sono rappresentati con i tipi abiti del ‘500 materano.

Importante la fonte battesimale del ‘300 al suo interno, “l’unica fonte battesimale originale conservata a Matera: la sua importanza, oltre alla sua antichità, è legata alla simbologia degli elementi scolpiti a bassorilievo”.

La Cattedrale domina la città dall’alto di Piazza Duomo, fiera e splendente di grazia architettonica. Portatrice di un alto valore simbolico per la comunità materana, ha avuto una genesi complessa: abbiamo così chiesto a Marco Pelosi quali sono state le tappe fondamentali e i segni visibili delle sue evoluzioni.

“Mille ducentenus erat annus septuagenus dum fuit completa domus spectamine leta” (“era l’anno 1270 quando fu compiuta la dimora dall’aspetto mirabile”): queste le parole del distico murato sulla porta che immette nel campanile a ricordo della conclusione dei lavori di costruzione del “tempio civico”, voluto dalla comunità materana e dedicato a Santa Maria di Matera o de Episcopio. I cronisti e gli eruditi locali sostengono concordemente la preesistenza, nello stesso sito, di una chiesa dedicata alla Vergine ma non sono emerse testimonianze archeologiche tali da confermare tale ipotesi.

Con certezza si può affermare che l’edificio occupa una porzione consistente dell’area un tempo rientrante nel complesso monastico di Sant’Eustachio, abbandonato dalla comunità benedettina nel corso del XIII secolo”.

“Non essendo nota la data di consacrazione, il 24 ottobre 1627 l’Arcivescovo Fabrizio Antinori riconsacra la Cattedrale di Matera dedicandola a Santa Maria della Bruna e a Sant’Eustachio. Nel corso del XVI secolo infatti si consolida la devozione verso la Madonna “della Bruna”, avviatasi – secondo tradizione – nel 1389 con l’istituzione della festa liturgica della Visitazione voluta da papa Urbano VI (Bartolomeo Prignano), già Arcivescovo di Acerenza e Matera.

L’immagine identificata come Madonna della Bruna, affresco attribuito a Rinaldo da Taranto (1270 ca.), residuo dell’antico ciclo pittorico che in origine abbelliva le pareti perimetrali della chiesa, nel 1576 viene ritagliata dalla sua posizione originaria, a sinistra della porta maggiore, e sovrapposta ad un vicino altare addossato alla parete nord”.

Nel 1270 la chiesa appare a pianta basilicale, con tre navate divise da ampie arcate a tutto sesto, sostenute da dieci colonne di materiale calcareo arricchite di capitelli preziosamente scolpiti.

La navata centrale, a capriata, più alta delle laterali illuminata da dieci bifore e terminata con il presbiterio, leggermente soprelevato, sormontato dalla cupola con tiburio quadrato.

Nell’abside si colloca l’altare maggiore sormontato da un ciborio lapideo, noto come il cappellum, rimosso definitivamente nel 1580 nell’ambito delle trasformazioni post-tridentine della Cattedrale”.

“L’espansione di Matera, città della Terra d’Otranto, a partire dalla metà del XV secolo, dovuta ad un aumento demografico caratterizzato da una elevata immigrazione, determina una necessità di espansione della Cattedrale. Comincia così una prima fase di trasformazione dell’edificio che interessa soprattutto il lato settentrionale: si aprono varchi nella muratura costruendo nuove cappelle laterali o, come nel caso del Presepe, collegando la cappella cimiteriale, già edificata nell’area esterna, con la navata laterale.

L’interno si arricchisce di nuovi altari e di diverse opere d’arte commissionate ad artisti locali o importate da altre località (Napoli e Venezia). Il Capitolo della Cattedrale e alcuni esponenti del clero locale commissionano un nuovo altare maggiore, con la grande tela di Fabrizio Santafede, il Presepe in pietra, opera di Altobello Persio e Sinnazzaro Panza di Alessano, la Cappella dell’Annunziata e il Dossale dell’altare di San Michele, entrambe di Altobello Persio, e diverse altre opere in pietra policroma”.

“Dalla conclusione del Concilio di Trento e per tutta la prima metà del ’600, la chiesa cambia aspetto: nuovi altari, soprattutto lignei, sostituiscono i precedenti, celando quasi del tutto la decorazione medievale a fresco delle pareti perimetrali.

Dopo meno di un secolo, all’inizio del ’700 e dopo l’elevazione di Matera a capoluogo della Provincia di Basilicata (1663), mons. Antonio Maria Brancaccio, in accordo con il Capitolo Metropolitano, dà avvio alla radicale trasformazione della chiesa: le bifore della navata centrale e del prospetto principale diventano monofore; un controsoffitto decorato cela alla vista le capriate; le superfici affrescate sono completamente scalpellate e ricoperte di fastosi stucchi”.

“Tra il 1729 e il 1737, al fine di ingrandire il presbiterio, ingombro del coro ligneo opera del maestro Giovanni Tantino di Ariano Irpino (1453), il Capitolo decide di abbattere l’abside romanico e di edificare una nuova ala terminale.

Qualche decennio dopo mons. Francesco Zunica fa trasferire l’altare maggiore nella cappella di Maria SS. della Bruna sostituendolo con il grande altare marmoreo acquistato dai Benedettini di San Michele Arcangelo di Montescaglioso.

Negli anni trenta del ’900 mons. Anselmo Filippo Pecci intraprende nuovi lavori alla Cattedrale e all’Episcopio: si modificano le scalinate esterne, il presbiterio e si realizza un nuovo altare per la maggiore venerazione delle reliquie di San Giovanni da Matera.

Il 2 luglio 1954 Pio XII separa le Diocesi di Acerenza e Matera rendendole autonome e il 2 luglio 1962, con la bolla Mateola antiqua sedes, Giovanni XXIII eleva la Cattedrale a Basilica minore”.

“Molte sono state le personalità che nel corso dei secoli hanno sostato nella Cattedrale e molteplici le vicende storiche che l’hanno interessata. L’insurrezione della città contro il conte Giancarlo Tramontano (29 dicembre 1514), le visite dei sovrani Alfonso il Magnanimo (1445), Ferdinando I d’Aragona (1464), Ferrante e Alfonso d’Aragona (1481), Carlo III di Borbone (1735), Vittorio Emanuele III (1926) e del papa san Giovanni Paolo II (1991).

Tra gli arcivescovi che hanno retto la cattedra di Matera, unita con Acerenza, poi autonoma e infine unita con la sede di Irsina, diverse sono state le personalità di rilievo: Bartolomeo Prignano (1363-1377), vice cancelliere della Chiesa, eletto al soglio pontificio con il nome di Urbano VI (1378); Andrea Matteo Palmieri (1518-1528), cardinale e Governatore dello Stato di Milano per volontà dell’Imperatore Carlo V; Giammichele Saraceno (1531-1556), cardinale e Governatore di Roma, protagonista attivo al Concilio di Trento; Giandomenico Spinola (1630-1632), cardinale di Santa Cecilia, Vincenzo Lanfranchi (1665-1676), Antonio de Los Ryos y Colminarez (1678-1702), Antonio Maria Brancaccio (1703-1722), Antonio di Macco (1835-1854), Diomede Falconio (1895-1899), cardinale e Nunzio Apostolico in Canada, Anselmo Filippo Pecci (1907-1945) e Vincenzo Cavalla (1946-1954)”.

Ultima nota per l’affresco di San Giuliano “l’Ospitaliere” nell’atto di distribuire del pane, straordinario documento non soltanto artistico e simbolico ma anche antropologico, essendo una delle prime rappresentazioni del genere, particolarmente significativa in una città del pane come Matera.

Nel video che segue, una serie di immagini con i particolari più affascinanti di queste splendide chiese.

 

Questi magnifici beni culturali rientrano nella pertinenza dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina che ringraziamo per il gentile supporto.

 

Info: http://www.diocesimaterairsina.it/

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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