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Specialmente… a Latinoamericando 2014

Pubblicato il: 21 luglio 2014 alle 7:31 pm

Latinoamericando (Assago, Milano), i veri sapori dell’America Latina

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Delle tante ragioni per andare al festival Latinoamericando Expo in quel di Assago, alle porte di Milano, l’enogastronomia rimane la più potente. Eppure valgono il viaggio anche i concerti, i dibattiti, gli incontri, le feste delle nazioni sudamericane, i chiringuito e le sale da ballo, i negozi caratteristici, nonché la bellissima piccola ma preziosa mostra sui cinquanta anni compiuti da Mafalda, inventata dal fumettista argentino Quino che proprio alla manifestazione sarà festeggiato.

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Ma il pregio dell’offerta del festival nell’ambito della ristorazione è davvero inarrivabile. Grazie al suo rigore estremo che non rinuncia al piacere della gola.

Tutti i ristoranti sono dedicati a una specifica cucina regionale dell’America Latina: Messico, Perù, Brasile, Argentina, Venezuela e un pizzico di Uruguay. La peculiarità è che i piatti di questi Paesi sono proposti nell’autentica versione originale: li preparano esattamente come li mangereste nelle nazioni di provenienza, senza nessuna furba occidentalizzazione per arruffianarsi il palato europeo, come invece avviene nei ristoranti latinoamericani e in quelli etnici in generale che operano in Italia.

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Per tutta la durata della manifestazione quindi si può fare un sincero e realistico viaggio nei sapori del Centro e Sud America, un percorso entusiasmante che è anche un’imperdibile occasione di arricchimento culturale. Tutti i ristoratori infatti sono pronti a spiegarvi storia, segreti e modalità di realizzazione di ogni piatto: colpisce molto l’enorme livello di preparazione di chiunque lavori nei vari ristoranti del villaggio gastronomico di Latinoamericando, anche perché in gran parte si tratta di nativi dei Paesi rappresentati. Nativi che fanno un punto d’orgoglio del proporre i piatti così come sono scolpiti nella propria memoria familiare, senza fronzoli né scaltrezze da ristoratore, ma con l’onestà di chi è consapevole di portare un pezzo della propria storia patria a un altro popolo.

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Non bastano due o tre visite per esaurire tutte le offerte culinarie del villaggio, divise tra ristoranti classici e chioschi di street food. Ogni locale merita almeno due visite, facendo di Latinoamericando un luogo in cui bazzicare almeno una volta a settimana fino alla sua conclusione del 19 agosto, perché da nessun’altra parte poi si potrà mangiare latinoamericano allo stesso livello.

Infatti diversi dei cuochi rimangono in Italia soltanto per la durata della manifestazione, per poi tornare in patria o riprendere il girovagare per il mondo.

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In attesa che possiate andarci di persona, vi facciamo fare un giro noi tra gli stand gastronomici di Latinoamericando, curatissimi anche nell’arredo, programmaticamente tutti affacciati sulla strada, il luogo prediletto dai sudamericani per il consumo del cibo.

E’ la direttrice della manifestazione, la vulcanica e competentissima Franca Degasperi, a spiegarci questo modo di vivere il cibo da parte dei popoli latinoamericani, all’aperto, nelle vie e ovunque ci sia la possibilità di socializzare e condividere.

Info: www.latinoamericando.it

 

La Casa de Frida a Latinoamericando, il Messico come non lo avete mai mangiato

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Scordatevi ogni precedente esperienza di ristorazione messicana: alla Casa de Frida al festival Latinoamericando finalmente capirete come si mangia davvero in Messico.

Ve lo diciamo noi che ormai da anni evitavamo i locali messicani, divenuti tutti un’accozzaglia di banalità sempre uguali a uso soltanto di palati superficiali. Nei ristoranti di questo genere infatti la qualità gastronomica è ormai all’ultimo posto: ci vanno i ragazzini per fare casino o gli adulti caciaroni per sfogare pulsioni cafone, ben ricambiati da ristoratori senza scrupoli che rifilano agli avventori le stesse robe per turisti del gusto che si trovano anche al supermercato.

Tutto questo non accade al ristorante messicano del festival Latinoamericando, dove la cucina del Messico torna a essere una cosa seria, finalmente. Per questo è obbligatorio farci una visita in questa estate, per riabilitare anni in cui la gastronomia messicana è stata svilita e vilipesa.

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Merito della direttrice della manifestazione, Franca Degasperi, la quale si è accollata il rischio imprenditoriale in prima persona, mettendosi a gestire direttamente La Casa de Frida, al fine di avere il totale controllo della proposta culinaria.

Il risultato è clamoroso. Già a partire dall’arredamento, arrivato direttamente dal Messico, si avverte il grande buon gusto della signora Franca, come la chiamano in confidenza: sono tavoli e sedie di legno, intagliati a mano da grandi artigiani capaci di mettere insieme raffinatissimo design ed estrema comodità.

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I fornelli sono stati affidati all’autoctono Juan Carlos Tovar Clemente, persona squisita quanto le pietanze che prepara.

Si apre con un tris di tacos con salse tipiche, tra cui spicca la freschezza balsamica del guajamole azteco a base di avocado. Da accompagnare con una Desperado, birra alla tequila, con la bevanda alcolica che segna il gusto, insinuando dolcezza, ma non la gradazione.

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Si passa al Super Mex Burger, bomba di carne impreziosita da un intero uovo fritto a occhio di bue che lo ingolosisce in maniera sorprendente.

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Le fajitas in Messico sono una portata da bar o da riunione di famiglia, qui diventano un superbo piatto di carne alla piastra (noi abbiamo assaggiato quella di pollo) da insaporire con peperoni e cipolla cotta.

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Tra gli insaporitori, anche il pico de gallo, molto acido e piccante, ma anche corroborante.

Discorso a parte per la purea di fagioli neri, quelli che in Messico sono destinati alla tavole dei poveri, mentre i ricchi si beano dei fagioli rossi: sono un soffio in bocca che sa di terra buona e si porta dietro un carico di Storia, della quale è orgoglioso il cuoco Juan Carlos che eleva questi legumi a elemento identitario della propria dinastia.

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Portate accompagnate adesso dal mojito analcolico al tè verde.

Si chiude con degli eccezionali burrito, squisitezza di formaggio fuso, incendiato di piccantezza dal jalapeño, peperoncino tozzo che ci spiegano prendere il nome dalla città di Xalapa.

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Tocco di classe del locale, la presenza di un barman fuoriclasse come il brasiliano Rafael Ferreira, istrionico e gradevole, ricco di esperienza internazionale, come di entusiasmo e talento. E’ pronto a stupire con frullati che sembrano cocktail, pur senza alcol, basati su puree di frutti tropicali a giusta maturazione.

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Scommessa vinta dunque per Franca Degasperi, dalla quale ci siamo fatti spiegare la vera cucina messicana.

Info: www.latinoamericando.it

 

Riconcito del Sabor, lo street food a Latinoamericando

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Ottimo e abbondante. Questa volta però non si tratta di una frase fatta di ironica indulgenza di stampo militare, perché davvero qualità e quantità sono alla massima potenza al Riconcito del Sabor, locale temporaneo di street food a Latinoamericando.

Una sorta di summa del cibo di strada dell’America Latina, spaziando da pietanze brasiliane e argentine ad altre cilene.

Il piatto della casa è il Pollo Loco, pollo fritto croccantissimo con la sua spessa impanatura di farina di mais che lascia morbidissima la carne che avvolge.

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Molto goloso, soprattutto se accompagnato con il chimichurri, la celebre salsa argentina usata come intingolo per le carni. Qui troverete la più autentica versione esistente in tutto il mondo, al di fuori dell’Argentina. Perché  questo chimichurri viene preparato dall’argentino Alfredo che durante l’anno vive nel suo Paese, in campagna, dove i sapori sono rustici e decisi. Infatti il  chimichurri di Alfredo è fatto alla contadina, quindi con molto aglio che aromatizza la massimo la base di prezzemolo. Una deflagrazione di potenza organolettica, irresistibile.

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Interessantissimo il confronto tra empanada in versione cilena e in quella brasiliana.

L’empanada cilena è fatta al forno: ricca di carne tritata, nasconde un gustoso segreto, un uovo sodo sminuzzato in fondo al ripieno.

La versione brasiliana si chiama pastel e può essere di carne o di formaggio. E’ fritto e vede l’aggiunta nel ripieno di un po’ di salsa di pomodoro. Più sapida e ruffiana della cugina cilena.

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Eccezionale l’hamburger di picanha, per la fragranza della carne e la pazzesca abbondanza della farcitura: con 10 Euro ci si può saziare da scoppiare.

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Da bere, le alternative migliori sono la birra Skol, onesta pilsen brasiliana, o il Guaranà Antarctica “original do Brasil”, dolce e aromatico, ottimo sulle carni speziate.

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Il valore aggiunto è la travolgente carica di umanità e appassionata dedizione al lavoro del gestore, Alvaro Maraschin, brasiliano con parte di sangue italiano. Ecco come ci racconta la sua cucina di strada.

Info: www.latinoamericando.it

 

Las Palmeritas, il cibo di strada peruviano a Latinoamericando

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Il sorriso e la personalità travolgente di Gladys Zuloeta dicono molto del Perù, tanto quanto la cucina che propone nel locale di street food peruviano ospitato dal festival Latinoamericando, chiamato Las Palmeritas. Tutti insieme questi elementi dicono che il Perù è una terra fortunata, in cui il Sole risplende sulla natura ma anche dentro le persone, le quali non possono che essere felici dell’immenso patrimonio eco-gastronomico di cui dispongono.

Migliaia di tipi di patate autoctone, mais che nascono soltanto lì, ingredienti donati a profusione dal mare come dalla montagna, per confluire in miriadi di ricette e preparazioni.

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Las Palmeritas si concentra sui piatti di strada. A partire dal Pan con chicarron y camote frito, un panino molto particolare che unisce l’acidità della cipolla bianca cruda alla zuccherosa e suadente patata dolce: eccezionale.

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E’ da accompagnare con la Chicha Morada, bevanda tradizionale di maiz morado, pannocchia viola bella a vedersi, straordinaria in tutte le sue declinazioni gastronomiche, come questa squisitezza ottenuta facendo bollire a lungo il mais con le bucce dell’ananas e la cannella. Ne viene fuori una bibita dolce e aromatica dal gusto unico che a Las Palmeritas fanno in casa.

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Altro piatto identitario è il pollo a la brasa, con la sua pelle speziata che inonda di sapore una carne sublime.

Chiusura d’obbligo con il pisco, aguardiente di Moscatel, distillato dall’uva Quebranta: per il Perù è Patrimonio Culturale della Nazione, infatti è dal XVI secolo che viene prodotto nella valle di Ica. Forte, aroma di misurata dolcezza, viene proposto anche in versione Pisco Sour, con lime, sciroppo di zucchero e aromi, ma liscio sprigiona piacere puro.

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Potreste degustarci insieme l’Alfajor, biscotto di farina con manjar bianco, ovvero il dolce di latte.

Gladys Zuloeta ci ha parlato della cultura gastronomica del suo Paese.

Info: www.latinoamericando.it

 

I primi 50 anni di Mafalda: festa con mostra a Latinoamericando

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“Mafalda, la bimba terribile dai capelli ribelli creata da Quino, compie 50 anni e Latinoamericando le dedica una mostra che ripercorre le principali tappe della storia di questo personaggio così amato e sempre attuale”: così il festival in corso fino al 19 agosto ad Assago (Milano) presenta la bella esposizione interattiva che accoglie i visitatori nel padiglione Art&Design.

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Sotto il titolo Feliz Cumpleaños Mafalda sono raccolte tavole storiche per ogni anno di pubblicazione, pannelli che raccontano i personaggi della serie, quindi dei monitor su cui scorrono strisce animate e cartoon.

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Interessante il breve florilegio di pareri illustri, da Gabriel Garcìa Màrquez a Umberto Eco che definisce Mafalda “un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo com’è” perché “non vuole gestire un universo adulterato dai genitori”.

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“La bimba che non vuole crescere” è scaturita dalla matita puntuta di Quino, fumettista argentino anch’egli festeggiato a Latinoamericando per l’ottantaduesimo compleanno.

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Nell’area multimediale, oltre ai video dedicati a Mafalda e ai cartoni animati, si possono vedere anche “le pubblicità che hanno visto protagonista Mafalda, curiosità ed aneddoti legati all’autore Quino”.

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Per darvi una scheggia visiva dei “temi universali cari a Mafalda: la famiglia, l’amicizia, la scuola, la politica, la guerra, la pace”, abbiamo registrato un estratto dei filmati proposti sugli schermi della mostra.

Info: www.latinoamericando.it

 

WE – Women for Expo, ricette per la vita

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“Donne, cibo, nutrimento e soprattutto di #unaricettaperlavita: il racconto di un piatto di particolare valore emotivo, di una storia che nasce dalla memoria, dalle tradizioni culturali  e dai ricordi”: è il cuore dell’iniziativa WE – Women for Expo, “la rete mondiale di donne che agiscono insieme sui temi dell’alimentazione per migliorare il diritto al cibo”.

Ambassador WE è stata nominata Franca De Gasperi, fondatrice e direttore generale e artistico di Latinoamericando Expo, la quale ha dato ampio spazio al progetto nell’ambito del festival in corso fino al 19 agosto 2014 ad Assago (Milano).

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Il Padiglione delle Nazioni è stato eletto sede di incontri realizzati in collaborazione con Women For Expo, incentrati sul tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, attraverso l’iniziativa Una ricetta per la vita con le donne invitate a lasciare nell’urna di WE presente al Padiglione delle Nazioni la propria ricetta “con un significato particolare, un consiglio per un futuro più sostenibile e un esempio di buona pratica per combattere gli sprechi”.

E’ proprio Franca De Gasperi a parlarcene ai nostri microfoni.

Info: www.latinoamericando.it

 

 

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