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Le buchette del vino, antico spirito di Firenze

Pubblicato il: 2 febbraio 2020 alle 3:00 pm

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Nella Toscana patria dell’omologazione commerciale del vino, resiste qualche traccia di romanticismo enoico.

Sono le Buchette del vino che si trovano a Firenze, testimonianza del tempo in cui da piccole aperture sui muri di alcuni edifici della città veniva praticata la vendita del vino.

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Fenomeno diffuso un tempo, di cui oggi rimangono pochissimi esempi.

Un sistema adottato secoli fa per saltare un passaggio commerciale, quello della vendita al dettaglio, procedendo allo smercio diretto di vino dal produttore al consumatore.

Uno di questi produttori è ricordato da una targa ancora presente in via del Giglio. Si tratta della Cantina Bartolini Salimbeni Vivai che informa su mesi e orari di apertura.

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Curiosa forma di nemesi è invece rappresentata dalla buchetta che si trova affissa su Palazzo Antinori. Un crudele scherzo del destino vuole che una vestigia del vino territoriale come una buchetta si trovi sul palazzo della famiglia simbolo dell’industria commerciale enologica che pur di fare (legittimamente) fatturato ha rinunciato alla poesia dell’antico prodotto contadino toscano, snaturandolo con l’importazione di vitigni internazionali di provenienza francese.

Forse quella buchetta, situata a pochi centimetri dall’ingresso della Buca Lapi, locale nato nel 1880 nelle cantine di Palazzo Antinori, potrebbe ricordare all’antica famiglia cos’era l’autenticità del vino dei contadini, magari inducendoli un giorno a lasciar perdere gli enologi massificatori del gusto per ricongiungersi alle proprie radici culturali.

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Oggi Buca Lapi è un locale costoso, in cui il cibo e il vino (sempre legittimamente) sono venduti a caro prezzo, mentre da quella buchetta proprio lì a fianco un tempo cibo e vino venivano offerti gratuitamente agli indigenti come forma di solidarietà.

Quanto sarebbe auspicabile che queste buchette non venissero ritenute semplici vecchie curiosità ornamentali, bensì luminosi esempi di una dignitosa anima cittadina che ci auguriamo venga recuperata e innalzata a stile di vita (anche) contemporaneo.

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Per chi volesse approfondire questa storia, non rimane che recuperare il volume Le buchette del vino a Firenze di Lidia Casini Brogelli, pubblicato da SempeR nel 2004. Il libro “documenta fin dal XIII secolo l’abitudine tutta fiorentina di munirsi di fiasco o brocca ed andare nelle cantine per rifornirsi della prelibata bevanda che, spillata di fresco, avrebbe allietato le mense cittadine, dalle più ricche alle più umili” si racconta sul sito Toscanafolk.it.

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“Sparse in tutto il centro storico sopravvivono ancora le “buchette” da cui il vino veniva venduto. Si tratta di piccoli elementi di architettura civile presenti in molte delle dimore signorili e che miracolosamente sono sfuggite alle ristrutturazioni di cui attraverso i secoli hanno avuto bisogno gli edifici. Attraverso quelle piccolissime aperture il nobile signore vendeva ai fiorentini i prodotti delle sue terre e, a giudicare da quante se ne sono conservate, questo piccolo commercio rendeva bene ed è stato attivo fino all’epoca moderna” (www.toscanafolk.it).

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Viene anche riportata parte della prefazione dell’autrice: “l’attività del vinaio, cioè il venditore di vino alla Cella, (lo spaccio di vino al minuto) alla strada, ha animato la città per secoli, ed ha aiutato a conservare lo spirito fiorentino, nonché le forze e la vitalità di molta gente che lavorava, sia dalla parte di dentro, per il venditore, che dalla parte di fuori, per il cliente e fruitore, che volentieri vi si fermava e si ritemprava. Qualche volta anche troppo”.

Firenze avrebbe proprio bisogno di recuperare questo spirito.

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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