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Museo e Parco archeologico di Egnazia, memorie sulle acque di Fasano (BR)

Pubblicato il: 15 maggio 2018 alle 7:00 am

Mentre sei in viaggio verso questo estremo approdo settentrionale del Salento che si affaccia sull’Adriatico, pensi di essere saturo di meraviglia e che non si possa aggiungere altro valore a tanto splendore che irretisce, ma quanto le pupille vengono invase dalle sterminate vestigia di Egnazia, si eleva l’asticella dell’incanto.

Qui, nei pressi di Fasano in provincia di Brindisi,  “masserie e ulivi secolari che si affacciano sul tratto di mar Adriatico riconosciuto Bandiera Blu anche nel 2017” avviluppano il Museo nazionale e Parco archeologico di Egnazia “Giuseppe Andreassi”, il cui ingresso è sulla litoranea Monopoli-Savelletri.

Si tratta di 15 ettari di parco archeologico e 1200 mq di superficie espositiva del museo, quindi “non è semplicemente una zona di scavi e resti archeologici, ma è ormai un’intera città antica allo scoperto”.

Sul sito del Polo Museale della Puglia si riporta un’efficace fulminante definizione dell’antica città di Gnathia come “costruita sulle acque tempestose”, di cui è autore il poeta latino Orazio alla fine del I secolo a. C..

Egnazia odierna invece rappresenta “l’esempio più esteso di città romana e tardoantica della Puglia”, visto che il primo insediamento nella zona “risale al XV secolo a.C. (età del Bronzo)” e che fu “abitata dai Messapi a partire dall’VIII secolo a.C.”, prima di entrare a “far parte prima della Repubblica e poi dell’Impero romano fino alla sua decadenza nel Medioevo”.

Il Polo ricorda come “nel corso dell’Ottocento, i resti di Egnazia furono sottoposti a saccheggi” ripetuti, “causando la dispersione di un ingente numero di reperti archeologici”: soltanto dal 1912 “si intrapresero delle campagne di scavo sistematiche che, con varie soluzioni di continuità, proseguono ancora oggi”.

L’insieme di sito e parco in un unico luogo crea una complessità anche emotiva, perché l’esperienza di visita si articola tra il dentro e il fuori, tra il percorso en plein air tra la natura che lascia vagare la mente e quello al chiuso che induce a riflessioni profonde.

Nella parte esterna, la visita camminata al Parco Archeologico conduce a sfiorare l’estasi.

Le continue fughe verso lo stupefacente orizzonte marino rapiscono il cuore e lasciano a bocca aperta, mentre laddove l’occhio corre verso i campi e la rigogliosa natura allora subentra un senso di pace bucolica dalla serenità ancestrale.

Passo dopo passo, scorrono meraviglie evocative.

Gli edifici di culto e quelli pubblici, i quartieri residenziali e artigianali della città romana, i resti della via Traiana, “fatta costruire tra il 108 ed il 110 d.C. dall’imperatore Traiano come variante della via Appia per collegare Benevento (Beneventum) a Brindisi (Brundisium)”.

Le tombe delle necropoli che “presentano spesso decorazioni pittoriche che forniscono preziose informazioni relative alla cultura e alle credenze sull’aldilà” nei tempi andati…

… e il prodigio architettonico delle tombe a camera, “stanze sotterranee di grande dimensione scavate per intero nella roccia”.

Il passaggio nelle Terme del Foro, costruite in età augustea, restituisce uno spaccato di vita così suggestivo che appare ancora vibrante…

… così come sembra di sentire il rumore dei carri che attraversano la strada ciottolosa, con quei solchi profondi che danno il senso di quanta umanità sia stata trasportata lungo queste arterie della civiltà.

Nel video che segue abbiamo provato a riprodurre per immagini quanto abbiamo visto nella parte esterna di Egnazia.

Il Museo è la parte meditativa del percorso di conoscenza offerto dal sito, il luogo in cui razionalizzare e storicizzare quel connubio di Storia e Bellezza che esplode lì fuori: “realizzato negli anni ’70 allo scopo di raccogliere ed esporre al pubblico i numerosi reperti provenienti dagli scavi di Egnazia, è suddiviso in sezioni cronologiche e documenta la storia dell’insediamento dalle origini fino al suo declino”.

Accompagnati da pannelli e didascalie di rara chiarezza e notevole capacità di sintesi, i reperti si offrono al visitatore in maniera perfettamente intellegibile, osando anche ricostruzioni scenografiche ma sempre nell’alveo dell’immediatezza imprescindibile nell’azione di divulgazione popolare.

Tra una teca e un angolo espositivo, appaiono vasi tipici delle culture che si sono alternate nel territorio…

… preziose ceramiche apule e anfore che “testimoniano l’importanza dei commerci, incrementati grazie alla realizzazione del porto e della via Traiana”…

… “grande varietà di manufatti di provenienza italica, africana e orientale”.

Come nel parco, anche nel museo si torna a riflettere sulla Morte, grazie a un angolo di allestimento di delicata eleganza che azzarda, con successo, perfino un cenno lirico, ricordando il destino cinereo di ogni Uomo.

L’area che illustra il rituale funerario mette i brividi all’inizio ma ti lascia con un senso di pacificazione…

… pur nel suo ribadire il memento mori senza alcuna edulcorazione, mostrando il continuo divenire nella sua ineluttabilità.

I sommovimenti interiori vengono poi leniti dalla grazia figurativa di affreschi di origine ipogea…

… e di cenni scultorei litici.

Anche in questo caso, la sintesi della visita è condensata in un video, qui sotto.

Qualunque sarà la ragione per cui andrete in Puglia, qualunque sarà la parte della regione che deciderete di visitare, un passaggio da Egnazia è imprescindibile.

 

Info:http://musei.beniculturali.it/musei?mid=5364&nome=museo-nazionale-e-parco-archeologico-di-egnazia-giuseppe-andreassi

        http://www.egnazia.eu/

 

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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