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Nel regno del Nerello Mascalese: sotto l’Etna, tre vini da record

Pubblicato il: 10 marzo 2016 alle 10:37 am

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Vendemmia sull’Etna. Per ora annunciata, fra i piccoli coni e la verzura di un sottobosco che macchia le pietre nere, la vigna, i boschi di castagni e gli alberi da frutto.

Un mare verde fra il vulcano e il mare, fra Giava, Sumatra e Passopisciaro, contrada e bottiglia di Franchetti che per prima ha fatto innamorare Milano.

I rossi dell’Etna, salendo da Zafferana a Castiglione di Sicilia, avevano in realtà già fatto innamorare americani e inglesi, giapponesi e coreani, tutti i palati sentimentali e i nasi curiosi.

Un terreno segnato dalla diversa mineralità delle colate e della sabbia, l’esposizione. Poche bottiglie, biodiversità altissima e tre autoctoni: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, le bacche bianche di Carricante. Piante con tre grappoli sotto le foglie, le botti vecchie, il cemento e l’acciaio.

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Le prime verticali per una produzione che comincia a lavorare i cultivar in purezza solo dal 1995 e dopo il 2000. L’esportazione che arriva al 90 per cento, le annate esaurite. La prossima passione che dovrebbe scoppiare a Milano (ma Claudio Sadler mi ha confessato di essere impazzito, giustamente, per il Cappuccio).

I vecchi palmenti che raccontano la storia di questa enologia difficile, faticosa e costosa.

Gli chef di Chic, con il presidente Marco Sacco (due stelle al Piccolo Lago), Felice Lo Basso (una all’Unico di Milano) con Seby Sorbello (Esperia Palace) e Pietro D’Agostino (una stella a La capinera, Taormina), la Fic, hanno lavorato con vigneron, produttori ed esperti agli incontri di Cantina Graci e all’evento ospitato dal Golf Resort del Picciolo.

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Marco Sacco – Felice Lo Basso – Pietro D’Agostino

Il Nerello Mascalese in purezza di Graci e l’elegante Nerello Cappuccio di Benanti (vinicolabenanti.it), il suo Carricante in purezza bianco Pietramarina, il classico uvaggio rosso del Rovittello, l’apoteosi del Serra della Contessa.

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In contrada Arcurìa bianco, Carricante, e rosso, Mascalese di Graci, il blend di Contrada Barbarecchi. Le vigne vecchie che avevano solo qualche filare di Cappuccio.

“Accusì è”, dicevano i vecchi a chi chiedeva loro di cultivar.

Un territorio di cose uniche e buone, il prossimo paradiso, mentre l’Etna sbuffa.

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 03 ottobre 2015

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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