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Specialmente… a Roma: bellezze nascoste

Pubblicato il: 1 febbraio 2019 alle 3:00 pm

Roma, la Piccola (grande) Bellezza nascosta

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Non fatevi turbare dall’impresa: riuscire a trovare a Roma luoghi poco noti ma bellissimi è certamente impegnativo ma può riservare soddisfazioni grandi come le sorprese che vi attendono.

Alcune vestigia classiche sono oggettivamente nascoste, come le Case Romane al Celio. In alcuni casi in questa ricerca bisogna andare letteralmente a fondo, perché è sotto la superficie che Testaccio svela la sua anima di cocci rotti, mentre se si passeggia per Trastevere e ci si tappa le orecchie per isolarsi dal frastuono della rumorosa movida, magari si ha il tempo di accorgersi della straniante suggestione della farmacia dei papi.

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Grandi suggestioni anche dall’andare in giro per rioni e quartieri, quasi raminghi, senza una vera meta ma da vero viaggiatore, una delle attività maggiormente coltivate dai fautori del turismo slow. Basti pensare alla seduzione letteraria del rione Monti.

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Allora accantoniamo la facile fama della Grande Bellezza e andiamo a cercare quella Piccola (forse) nei numeri dei visitatori ma più generosa nelle emozioni che genera, riposta nei meandri in cui pochi si avventurano.

 

Le Case Romane del Celio, “piccola Pompei” nel cuore di Roma

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Le Case Romane del Celio rappresentano un’intricata epopea di Storia collettiva e antiche vicende private, intrecciando in uno splendido sito archeologico testimonianze di grandi eventi dell’Uomo ed episodi da feuilleton.

Merito anche dello storytelling curato dalla Cooperativa Spazio Libero nelle persone di Marina Giustini, Giordana Nebbioso, Ciro Marra e Francesca Nardi, cui è stata affidata la gestione del sito dall’ente che ne è titolare, il FEC, Fondo edifici di culto del Ministero degli interni.

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Il sito sta conoscendo una sempre crescente popolarità grazie alla grande invenzione di associarvi l’iniziativa Ancient Aperitif, un aperitivo archeologico che si tiene nel sito stesso, servendo le pietanze del tempo dei Romani con severa ricerca filologica, condotta sui testi dell’epoca. L’edizione del venerdì sera è un perenne sold out.

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Ma a rendere avvincente la visita è anche la enorme capacità espositiva delle guide, come possiamo riscontrare nel video seguente.

Così è come se riprendesse vita questa dimora patrizia del III secolo d.C., “un complesso abitativo, un pezzo di quartiere dell’Antica Roma, rimasto incredibilmente intatto” spiegano i curatori, “oltre 400 mq di superficie calpestabile e coperta dove il tempo si è fermato a circa due millenni fa”.

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Sembrerebbe un’unica ricca residenza romana ma “camminando per gli oltre quindici ambienti millenari vi accorgerete come in realtà le case romane erano originariamente due: una pregiata domus con delle terme private al piano seminterrato (del I secolo d.C.) e una casa popolare antichissima (II secolo d.C.) separate da una stradina tuttora percorribile. Nel III secolo d.C. qualcosa accadde quindi: un nuovo e ricchissimo proprietario unificò tutto il complesso in un’unica e prestigiosa domus. Una vera e propria villa lussuosissima”.

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Davanti agli occhi dei visitatori si dispiegano “stanze istoriate da meravigliosi affreschi di età tardo imperiale, immagini oniriche di Menadi danzanti, di miti e leggende impresse nello stucco ancora con colori sfavillanti”.

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Ci troviamo vicino Villa Celimontana, sul Clivo di Scauro, via il cui assetto è immutato da duemila anni. Il sito si trova al piano terra della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, testimonianza di “una storia di proprietari di altri tempi, popolani, ricchi mercanti, nobili senatori, ma anche una storia cristiana, la storia dei Santi Giovanni e Paolo, martiri cristiani che sarebbero stati trucidati e seppelliti nelle case stesse”.

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Case vecchie di quasi duemila ma in uno stato di conservazione eccezionale, tanto da essere definite “una piccola Pompei nel cuore di Roma (a 500 metri dal Colosseo) che la maggior parte dei romani stessi non ha mai visitato”.

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Eppure, “parliamo probabilmente del più importante sito archeologico a Roma per quel che riguarda l’edilizia privata degli antichi”, ideale per trovare una risposta alla domanda: “dove vivevano gli antichi romani?”.

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La visita si conclude in un piccolo museo capace con pochi reperti di raccontare la vita quotidiana del tempo.

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Ve ne offriamo un sunto nel video che vi proponiamo sotto, appunti visivi della visita alle Case Romane del Celio.

Info: www.aperitivoarcheologico.it

 

Le origini del “negozio”

Oggi, con buona ragione, si lamenta la scomparsa dei piccoli negozi, asse portante dei nostri consumi per millenni. Se ne parla soltanto sotto il profilo economico ed occupazionale, certamente i più drammatici, trascurando però il grave danno che tale scomparsa rappresenterebbe anche per la nostra memoria storica: il “negozio”, anche etimologicamente, ha radici antichissime, come spiegano durante le visite guidate alle Case Romane del Celio.

Info: www.aperitivoarcheologico.it

 

Spezieria di S. Maria della Scala, a Roma: la farmacia dei Papi, la più antica in Europa

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Anche la Farmacia, con la sua affascinante mistura di scienza empirica e credenze alchemiche, contribuisce a tracciare un pezzo di storia dell’Uomo. Lo fa da una prospettiva singolare, quella del dolore e della lotta per combatterlo, ma anche della ricerca del benessere a tutti i costi.

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Per questo è di grande interesse visitare una spezieria, termine con cui venivano indicati i luoghi in cui venivano preparati e venduti i medicinali, nelle epoche in cui non esisteva ancora l’industria farmaceutica. I rimedi erano così di tipo naturale, con largo uso delle erbe officinali.

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Queste antiche farmacie erano spesso create e gestite dai monaci, i quali coltivavano direttamente le erbe medicinali nei giardini dei conventi.

Celebri quelle dei Padri Carmelitani Scalzi, un cui splendido esempio è rappresentato dalla secolare Spezieria di S. Maria della Scala, in via della scala 23 a Roma, nel cuore di Trastevere. E’ collocata al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi, inglobato nella Chiesa di Santa Maria della Scala: a detta del suo rettore Ivan Pinto, sarebbe la farmacia più antica d’Europa.

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Tra le spezierie dei carmelitani, fu quella che si distinse di più, “favorita da una lunga tradizione di scienza medica ed arricchitasi di numerose specialità inventate per combattere i flagelli della peste e di altri mali”: deve la sua fama per avere avuto l’onore “di somministrare da Pio VIII in poi medicinali alla Famiglia Pontificia e talvolta anche ai Papi”. Da qui l’appellativo di “farmacia dei Papi”.

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“La farmacia è un ambiente rettangolare arredato con scaffalature settecentesche in cui sono raccolti gli oggetti e gli strumenti utilizzati nel passato per la preparazione dei rimedi e dei medicinali, databili per lo più al XVI e al XVII secolo: vasi sferici, rocchetti, tempietti per le bilance, torrette di distillazione, mortai e pestelli, barattoli in ceramica ed anche madonnine in marmo”…

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… “fra gli altri cimeli qui conservati si ricorda un Trattato delli semplici, prezioso e rarissimo erbario di piante medicinali del 1755 attribuito allo stesso fra’ Basilio” (da L.Gigli (a cura di), Guide Rionali di Roma. Rione XIII – Trastevere, parte II, Roma, 1980).

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“Il nostro Fra Basilio”, spiegano i Carmelitani, “inventò nuovi medicamenti e strappò alla natura segreti reconditi, specialmente con l’acqua della Scala celebratissima in Italia e fuori”.

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L’Acqua della Scala, rimedio contro una gran quantità di disturbi (dal mal di testa alla nausea, dalle allergie ai dolori reumatici), è tra i prodotti dell’Antica Farmacia dei Monaci Camaldolesi e dei Padri Carmelitani Scalzi ancora oggi in vendita nella Spezieria storica.

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Mentre una farmacia di nuova concezione funziona ancora oggi in locali attigui, una visita alla Spezieria di S. Maria della Scala proietta in un’altra dimensione ed è imperdibile se si vuole scoprire la Roma ancora nascosta.

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Ci racconta la storia di questo piccolo gioiello padre Ivan Pinto, rettore della Spezieria.

Info: www.carmelitaniroma.it

 

Le medicine segrete dell’antica farmacia dei Papi

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La Spezieria di S. Maria Della Scala non è soltanto uno dei luoghi più affascinanti da visitare a Roma, ma anche un’antica farmacia in cui trovare i prodotti dei Monaci Camaldolesi e dei Padri Carmelitani Scalzi.

Creati secoli fa, sono presentati così: “frutto di studi e ricerche secolari perdurano ancora nel nostro tempo alcuni prodotti di erboristeria preparati secondo le antiche ricette che vogliamo presentare al gusto, al servizio e all’apprezzamento dei nostri contemporanei”.

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Promettono rimedio per fastidi di ogni tipo questi prodotti naturali, alcuni dei quali molto noti da tempo, come quelli inventati da fra’ Basilio della Concezione (1727-1804), tra cui l’acqua antipestilenziale e l’acqua antiisterica.

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Molto affascinante anche la theriaca, “pozione ideata nel I secolo d.C. dal medico di Nerone Andromaco e composta da un miscuglio di ben 57 sostanze diverse, con alla base carne di vipera di sesso maschile, ritenuta allora ottimo rimedio contro il morso dei serpenti velenosi”.

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Ci racconta queste medicine cariche di fascino storico e un pizzico di mistero il rettore della Spezieria di S. Maria Della Scala, padre Ivan Pinto.

Info: www.carmelitaniroma.it

 

Una mostra su Testaccio, “dove batte più forte er core dei romani”

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I rioni storici di Roma hanno un tale orgoglio per la propria identità da farlo sfociare in varie manifestazioni di entusiasmo e celebrazione, perfino artistiche.

Così può accadere che attraversando Testaccio ci si possa imbattere in una suggestiva mostra fotografica allestita però non al Macro o in una galleria d’arte, bensì in un bar.

Il bar in questione è Il Caffè del Seme e la Foglia, in via Galvani 18: molto frequentato, nel suo piccolo spazio al chiuso è riuscito ad aprire una finestra ideale sull’affascinante storia di un rione unico.

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Testaccio infatti prende il nome da un monte di “testae”, parola con la quale in latino venivano indicati i cocci delle anfore rotte. Accumulati in maniera ordinata e compatta dagli antichi Romani, questi detriti hanno dato vita al Monte Testaccio, icona ancora oggi di un rione tra i più autenticamente veraci di Roma.

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Rione raccontato proprio dalla mostra allestita nel bar, composta da foto tratte dal volume “Testaccio. Dove batte più forte er core dei romani”, curato nel 2009 da Roberto Lucignani per l’editore Gangemi.

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Nella presentazione del libro si legge che “il rione Testaccio è forse l’ultimo avamposto di una Roma ormai quasi scomparsa”,  spicchio di città “rimasto quasi intatto nell’irresistibile ascesa verso quella dimensione metropolitana che ha travolto lo spirito originario di Roma e dei suoi abitanti nel secondo Novecento”.

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Basta “incontrare i testaccini e parlarci – di politica o dell’amata squadra del cuore non importa – per rendersi conto di come questa realtà abbia mantenuto l’atmosfera umana e popolare che l’ha sempre caratterizzata e di come anche le novità si siano integrate in essa senza alterarne lo spirito”.

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La ricerca iconografica di Lucignani dà vita a “un viaggio nella memoria del suo rione: si trascorre dai luoghi più noti a quelli che lo sono meno, dalla socialità alla religione, dal territorio alle professioni”, per “respirare l’aria della città d’altri tempi, intrattenersi virtualmente nelle botteghe, rinfrescare le sbiadite memorie della storia recente”.

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A Testaccio basta anche fermarsi a prendere un caffè, per respirare il profumo della Storia.

Info: www.gangemieditore.com

 

Il Rione Monti a Roma è un libro aperto

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Tra i Rioni di Roma, è recentemente tornato al centro dei riflettori proprio il primo, Monti. Una storia antichissima la sua, da quando inglobava la zona della Suburra nell’Antica Roma, fino alla movida odierna tra via Nazionale e via Cavour.

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Comprensibile il suo fascino letterario, capace di ispirare anche l’esordio nella narrativa di Michele Masneri, autore di Addio, Monti, pubblicato da minimum fax che lo definisce “un romanzo che, avendo come crocevia il rione Monti di Roma (un tempo covo di prostitute e di briganti, oggi zona in della città), racconta le vicende di un gruppo di radical chic al tempo della crisi”.

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Nel rione, dove vive anche l’autore del romanzo, il libro lo stanno divorando, alla ricerca di conferme identitarie. In una panetteria abbiamo incontrato il solito intellettuale di borgata che si ostina a essere contro per sentirsi vivo: interrogato sul libro, ha risposto scuotendo la testa, a causa di qualche – a suo dire – infedeltà toponomastica, come se stesse commentando una guida e non un’opera letteraria.

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Sintomo che la comunità del rione ha un forte senso dell’appartenenza.

Lo ha raccontato egregiamente Matteo Nucci in un suo pezzo sul Venerdì della Repubblica del 28 febbraio 2014, intitolato Quando a Monti il vino era senza etichetta.

“Boutique, ristoranti chic, panifici che sembrano gioiellerie, localetti uguali a mille altri… il più antico rione di Roma ha via via cambiato faccia, ma sapendo dove cercare, qualche scheggia della sua vecchia anima si trova ancora” è l’incipit della sua “guida per intenditori autentici”.

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L’invasione di negozi, boutique, baretti e club è stata devastante. Orde di modaioli e nottambuli, hanno trasformato Monti in un intrico di vie di struscio identiche a qualsiasi centro cittadino del mondo globale” lamenta Nucci: “per chi vorrà ritrovare il passato, invece, non resta che la memoria”.

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Memoria affidata a negozi, botteghe e trattorie che ancora conservano tracce concrete del fascino antico, magari anche soltanto nell’insegna storica.

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L’elogio va così all’antico forno in via Urbana 22 (la sua pizza al taglio è la migliore di Roma), quindi alla Torrefazione di via Serpenti 23 e al bar Licata, all’antico Alimentari Polica e agli orafi di via Baccina.

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Noi aggiungiamo la Libreria Caffè Bohemien di via degli Zingari, il cui claim in Rete recita “Arte, Compagnia, Passione, nello storico rione Monti, nel cuore di Roma”: a colpirci, quel banchetto pieno di libri posto fuori, per strada, incustodito, alla mercé di chiunque ma rispettato da tutti.

Forse l’unico raggio di ottimismo nel comprensibile pessimismo letterario di chi rimpiange il rione Monti che fu. Perché è vero che a Monti, come osserva Nucci, “nei vicoli ancora oscuri, lontano da dolcetti destrutturati e arancini ipocalorici quasi fossero nubi d’aria da deglutire spendendo una fortuna, lontano dall’ennesimo inutile bar colorato, c’è ancora silenzio”.

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Info: www.minimumfax.com

 

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