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Ronco Calino, Franciacorta: Pinot Noir, Chardonnay, Erbamat, eleganza

Pubblicato il: 29 marzo 2019 alle 3:00 pm

Arturo e bollicine. Passione imprenditoriale, competenza, gusto. Ronco Calino inaugura una lounge contemporanea sopra la cantina.

Siamo in mezzo ad un unico vigneto di dieci ettari di vigneto bio, sotto la casa del cuore di Arturo Benedetti Michelangeli, pianista sommo. Acquistata come casa delle vacanze con viti negli anni Novanta da Paolo Radici, manager di Radici Group e dalla moglie Lara Imberti Radici che si occupa, da quando è scoppiata la passione, di questa boutique winery, a cui sono stati aggiunti altri due ettari e settanta, di fronte al lago d’Iseo, “come assicurazione contro la grandine”.

Leonardo Valenti, enologo e Pierluigi Donna, agronomo, curano la parte tecnica e Valenti racconta il lavoro fatto in vigna, il terroir che è diviso in 48 parcelle, alla francese, dove Chardonnay e Pinot Noir sono stati impiantati per tipologia del suolo. Poi ogni parcella viene vinificata separatamente in piccole vasche, come nell’affinamento separato in barrique, fino all’assemblaggio.

Siamo nel Consorzio Franciacorta che ha incluso nel disciplinare da poco “l’Erbamat, vitigno autoctono che fino al 10 per cento può rendere i nostri brut, satèn e millesimati diversi sul mercato internazionale”.

Niente malolattica (toglie i profumi), bloccata dal freddo, lunga permanenza sui lieviti, dosaggi bassissimi e zero, non dichiarati, minima solforosa. Batonage (rimescolamento) per sfaldare i lieviti. Grandi investimenti in cantina.

La vendemmia dura due settimane. Produzione 70 mila bottiglie, a salire, nelle annate buone, per Brut, Satèn, Rosè, Millesimato, Nature Millesimato. E le 800 di Arturo, solo in grandi annate, Pinot Noir in purezza. Minimo 30 mesi sui lieviti ma si arriva a 50, 60. Magnum solo su prenotazione, capsule per regali e collezionisti.

Bollicine di complessa acidità, eleganza, profumi, la natura restituita dai lieviti, il frutto. Il Radiijan, pressa soffice e rosso in barrique, 70 per cento Pinot Nero, è un’interpretazione moderna del rosa. Il Brut 2011, 60 Chardonnay e 40 Pinot Nero, 120 mesi sui lieviti, la riserva della miglior parcella, Pozzo e il Pinot Nero più alto dall’Anfiteatro.

I dettagli, la perfezione cercata come il bio. Il restiling da architettura d’interni. Cucina gourmet. Un posto speciale.

 

Info: https://www.roncocalino.it/it/?ts=langit5c95066ff140f

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 16 marzo 2019

 

MARCO MANGIAROTTI

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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