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Specialmente… a Verona: cosa vedere e dove mangiare tipico

Pubblicato il: 2 maggio 2018 alle 3:00 pm

Verona, capitale dell’amore (in)contrastato

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L’ambientazione della vicenda di Romeo e Giulietta l’ha resa capitale dell’amore contrastato, ma viverla tra vicoli e sentieri culturali scatena amore incondizionato.

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Pur assillata da turisti con gli iPhone perennemente in mano, riesce a conservare il suo fascino da megalopoli di campagna.

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Qui il becero turistificio della non lontana Venezia non ha attecchito, se non limitatamente. Per esempio, i ristoranti hanno conservato una propria dignità.

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Quasi impossibile mangiare male a Verona, persino nei locali espressamente votati ad accalappiare turisti: per i veronesi il buon cibo è motivo di orgoglio come il vino, quindi ne va del loro onore portare in tavola sempre pietanze decenti, anche se si tratta di servirle a qualche straniero senza alcuna cultura gastronomica. Senza contare che la città può vantare una delle cinque migliori locande di tutta Italia, l’incommensurabile Osteria Verona Antica.

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Il confronto con Venezia è ancora più vincente quando si pensa allo splendore dell’Adige che innerva la città di poesia senza essere violentato da battelli, orride gondole o peggio ancora mostruose navi da crociera.

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Se proprio si vuole andare in una città ad altissima densità turistica, Verona è la meta ideale. Si respira aria di campagna, non soltanto perché Valpolicella e Lessinia sono a pochi passi, ma per la schiettezza della sua gente, accogliente e calorosa come le comunità solidali di un tempo.

L’unico pericolo qui è che si sta troppo bene. Una vera città a dimensione d’Uomo che sa coccolarti come poche. Tanto che si rischia di essere blanditi da tanto benessere, in tutti i sensi.

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E’ una città dove tutto funziona. Una città che ha un cuore antico capace di battere ancora al ritmo umano della provincia, con angoli di amabile folclore romantico come i suoi riti carnascialeschi.

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Qui, come in poche altre parti d’Italia, hanno trovato magnifica sintesi genio (imprenditoriale) e sregolatezza (creativa): vedi il curioso incontro tra il Giorgio Tauber inventore di Gardaland e l’Alverio Merlo poeta istrionico. Questi due spiriti liberi hanno vergato il più sincero atto d’amore per la città che si possa concepire, un libro che vale più di mille guide: … pensieri… poesie… disegni… fotografie…, firmato come “nonni”, l’uno “volante” e l’altro “sognante”.

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Un omaggio alla città che non trascura i momenti dolorosi, come le ferite della guerra…

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… che non teme il luogo comune…

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… che guarda la sua bellezza urbana da scorci inusitati…

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… ma sempre con gli occhi da bambino…

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E’ così a Verona: se si evitano i percorsi obbligati che convergono sull’Arena, Verona regala Storia e storie a ogni passo, basta saper guardare bene i particolari.

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Anche perché basta girare un angolo per ritrovarsi una traccia di epoca romana, magari dentro un negozio o sulla camminata di una piazza.

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Per non parlare delle splendide chiese…

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… e degli edifici religiosi.

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Per questo abbiamo deciso di farvela visitare andandoci in giro a sentimento, con la preziosa compagnia di un esponente del Centro Turistico Giovanile (www.ctgverona.it), “Associazione a carattere nazionale che si interessa di tempo libero, turismo sociale e culturale  ambiente, patrimonio storico-artistico e tradizioni popolari quali strumenti educativi per una crescita umana delle persone, attraverso l’esperienza del gruppo”, composta da “animatori e operatori volontari”.

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Ecco cosa abbiamo visto… seguiteci, se volete…

Il Museo di Castelvecchio, cuore fortificato di Verona

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La sua magnificenza toglie il fiato. Non ci riferiamo alle pur notevoli dimensioni, ma all’imponente fascino di un luogo capace di donarti emozione a ogni passo, sia che ti trovi all’esterno, o abbracciato dalle sue mura, o avvolto dalle sue stanze, o ammaliato dalle proprie esposizioni.

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Il complesso della fortezza scaligera di Castelvecchio, più che sospendere il tempo, è come se ne avesse creato una proprio. Un tempo in perfetta sincronia con la placidità della città sorniona che lo ospita.

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Colpisce la rara eleganza delle sue architetture, in cui l’austerità della pietra si lascia ingentilire dalla grazie di alcuni sprazzi di verde che donano respiro a chi guarda.

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A ogni angolo, un piccolo colpo al cuore, perché sembra che ogni ambiente parli proprio a te.

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Fino a quando non ti abbarbichi fino ai camminamenti…

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… e ti si apre innanzi la visione panoramica di Verona: una bellezza da rimanere immobilizzati a lungo a scrutarne ogni punto di fuga verso la Bellezza assoluta.

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Innalzato poco dopo la metà del ‘300 per volere di Cangrande II della Scala, è singolare come nei secoli abbia sostituito la sua primaria funzione difensiva e militare con un grande senso dell’accoglienza del visitatore.

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Visitatore che dentro vi troverà anche il Museo di Castelvecchio che in 29 sale espone tante meraviglie…

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… come reperti archeologici…

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opere di arte medievale, rinascimentale e moderna (fino al XVIII secolo)…

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… dipinti…

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… sculture…

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… armi, monete e medaglie, disegni, stampe, lastre fotografiche.

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Una grande quantità di pezzi che contribuiscono a tracciare la storia della città, da sempre in grado di catalizzare meraviglia.

Ci siamo fatti guidare tra scorci e collezioni da Roberta Maioli del Centro Turistico Giovanile.

Info: www.comune.verona.it

Gli Scavi Scaligeri, nelle viscere di Verona

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“Questa suggestiva area archeologica, ricca di testimonianze romane, longobarde e medievali, dal 1996 è stata destinata ad ospitare l’arte fotografica, aprendo a Verona uno spazio finalmente adeguato anche alle mostre di fotografia”: il Comune presenta così questo spazio, tuttavia, qualunque grande fotografo dovesse esporre in questi spazi, il motivo vero per raggiungerli sono i resti che conserva.

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Una stratificazione della Storia di Verona che corre dall’Epoca Romana al Medioevo, tra accenni di strade, scorci architettonici, porzioni tangibili di un passato affascinante. Tutto rigorosamente sottoterra.

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Quando vi si accede dal Cortile del Tribunale per visitarlo, si ha la sensazione di lasciarsi tutto il mondo fuori, entrando nei meandri di popoli e genti che si sono alternati nelle vicende della città, visto che lo stesso luogo ha rivestito grande importanza a Verona dall’età romana fino al ‘300.

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Il percorso si dipana tra tombe, reperti dell’area residenziale romana, mosaici.

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Oggi questo luogo ospita un attivissimo Centro Internazionale di Fotografia in cui si tengono “percorsi didattici e laboratori”, oltre a mostre prestigiose.

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Abbiamo chiesto a Silvano Mazzi, guida del C.T.G, le note salienti di questo sito.

Info: www.comune.verona.it

Veronatura, i mercati di Campagna Amica: km0, sapore n°1

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Assortimento infinito, qualità elevatissima, scoperte entusiasmanti: di tutti i mercati della Coldiretti in Italia, quello di Verona è il migliore che abbiamo incontrato.

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La Natura non soltanto è rispettata, ma addirittura esaltata, insieme al suo Territorio: nessuna concessione a stratagemmi mercantili, si punta dritto a prodotti contadini di base, esposti con ricca sobrietà, senza ammiccamenti a esotismi per attirare clienti.

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Passeggiare tra le bancarelle dà la sensazione di una gita nelle campagne circostanti, tanto sono identitari i prodotti esposti.

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Inoltre i cartelli indicano con esattezza la provenienza degli espositori, i quali sono rigorosamente gli stessi produttori.

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Ogni delizia esposta, riluce di freschezza. Non c’è banco in cui non si debba chiedere notizia di uno o più prodotti esposti, tanto sono strettamente territoriali.

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Questo perché “il Consorzio Veronatura è un’aggregazione di agricoltori che si occupano di vendita diretta dei prodotti agricoli veronesi” come spiegano i promotori, i quali intendono favorire “il contatto immediato con le aziende agricole che effettuano la vendita diretta!, per “scoprire e mantenere un regime alimentare caratterizzato da prodotti freschi e sicuri, nel rispetto della stagionalità”.

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Così si permette ai consumatori “di compiere scelte consapevoli attraverso un confronto tra i prezzi dei prodotti agricoli, sulla base di informazioni aggiuntive difficilmente disponibili utilizzando i normali canali di acquisto”.

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Inoltre “diffonde le iniziative legate alla valorizzazione dei prodotti tipici del territorio e delle aziende come corsi di assaggio, incontri con i produttori, visite guidate alle aziende produttrici”.

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Al trionfo di verdure e ortaggi, vanno aggiunti i miracolosi formaggi della Lessinia, strepitosi salumi, conserve, mieli e confetture eccezionali.

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Abbiamo visitato di sabato l’allestimento di Borgo Roma, in via Bengasi: una manciata di metri quadrati, eppure si potrebbero trascorrere le ore a fare domande sui prodotti, perché quasi tutti si portano dietro una storia.

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Abbiamo chiesto maggiori dettagli a Franca Castellani della Coldiretti di Verona.

Info: www.verona.coldiretti.it

Osteria Verona Antica, il Piacere di ritrovare la Memoria

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Tra le cinque più importanti e appaganti esperienze enogastronomiche che si possano fare in Italia.

Un solo pranzo qui e imparerete più che seguendo un intero corso di laurea in un’Università specializzata.

L’esempio lampante di come il Cibo sia Cultura.

La dimostrazione di quanto sia vile la fuffa dei programmi di cucina in televisione.

Un baluardo della Memoria dell’Uomo.

Potremmo continuare all’infinito, perché l’Osteria Verona Antica è questo e anche molto altro.

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In via Sottoriva 10 a Verona c’è un patrimonio che andrebbe tutelato dallo Stato quanto e più di un monumento storico o della più preziosa raccolta di opere d’arte. La sindrome di Stendhal del resto la potrete provare anche davanti alle pietanze che servono qui, tanto rifulgono di bellezza antica e gusto senza tempo.

Merito del grandissimo amore di che gestisce l’Osteria, quel Davide Veneri infaticabile archeologo del gusto. Non passa giorno che non vada a scalare i Monti Lessini, lui sportivo, per cercare malghe, salumi, ortaggi, acquistandole direttamente dalle mani dei produttori. Così capita che Davide diventi socio del contadino che produce la zucca più buona del mondo (lo certifichiamo), oppure che vada raccogliendo da montanari ottuagenari ricette scomparse per riportarle in vita all’Osteria.

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Tra i fornelli il grande Marco Ala, gigante anche nell’umiltà e nella dedizione, studia per ore come fare a rispettare le ricette originali senza alcuna violazione, dimostrando cosa sia la dignità della Cucina a quei barbari degli chef stellati che quotidianamente violentano la nostra Storia per arricchirsi.

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Qui, ogni giorno potete trovare una sorpresa. Magari perché il giorno prima Davide ha intercettato la storia di una pietanza da qualche vecchietto in provincia e già dopo poche ore la vuole condividere con i suoi clienti. Siamo andati almeno quattro volte in questo locale, senza riuscire mai a mangiare due volte la stessa cose, pur provando almeno sei o sette specialità tradizionali per volta. Perché l’Osteria Verona Antica è la dimostrazione lampante che il Passato è vivo e la Tradizione della nostra Cucina regionale è molto più dinamica e moderna degli intrugli degli stellati.

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Ecco cosa potreste trovare il giorno che avrete la fortuna e l’oculatezza di andare all’Osteria Verona Antica.

Potreste partire dalla puìna, come si chiama la ricotta nel veronesse: solida, poco sapida, molto naturale. La sua versione affumicata (puìna fumà) la potrete poi ritrovare sui pazzeschi Gnocchi Sbatui di malga, donandogli a questo delicatissimo impasto di ricotta e farina un bel gusto torbato.

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Formaggi più consistenti quelli affinati da Benedetti, vero esempio di gastro-archeologia, visto che si tratta di lasciti della popolazione dei Cimbri. Fatti stagionare in fossa o nel vino, sono una scala verso la vetta del gusto, passando dal fresco al piccante, attraverso lo speziato.

Il Blu Veja prende il nome dall’omonimo ponte, in realtà un arco naturale sito nel territorio del comune di Sant’Anna d’Alfaedo, in provincia di Verona, capace di ispirare Mantegna e perfino Dante: affinato con l’uva Garganega, è un formaggio cremoso, dall’erborinatura delicata, tendente al dolce più che al piccante.

Il formaggio di malga stagionato profuma di vacca e sa di fieno, pizzicando maliziosamente la lingua.

Il Monte Veronese però, come ovvio, svetta su tutti per densità organolettica.

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Tra i salumi, nota di merito per la Tenerona del Baldo, soffice poesia di carne, leggermente salata, copiosamente gustosa. “E’ la carne salà, poco salà, del Monte Baldo e delle montagne veronesi”, come ci informa Il Convivio Valorizzazione Carni Montebaldine, il quale fa anche una bela lezione di storia: “la carne salà, nasce con gli antichi Greci, la pratica risale a circa 500 anni prima di Cristo. In passato però questo alimento era una pietanza solo per i benestanti che possedevano del bestiame e preferivano comunque impiegarlo nella coltivazione dei campi. Le bestie venivano quindi macellate solo al termine della loro vita (8-10 anni), quando ormai la loro carne era indurita. Nel caso della Tenerona del Baldo, l’animale ha 18-19 mesi al massimo” (www.laslepa.it).

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Passando ai piatti caldi, ecco un piccolo campionario di meraviglie contadine. Gli Gnocchi di Patate vengono serviti con il “sugo dei poveri”: così, mentre si sciolgono in bocca senza neanche masticarli, prende vita una soffice bucolica dei tempi andati.

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La Polenta Carbonera testimonia il rapporto con il confinante territorio di Trento: ricca di formaggio di malga e sbrise (funghi) presi al Veronatura, mercato della Coldiretti a chilometro zero, è golosa e appagante.

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Quindi, sua maestà la Pearà, la salsa (per bolliti) identitaria del veronese: grumosa di pane, piccante di pepe, buona di tradizione. Va a contornare uno spettacolare cotechino casalingo fatto grasso al punto giusto, dal papà del cuoco Marco, di cui basta un pezzettino per ricevere in dono la felicità.

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Sui vini, bisognerebbe aprire un capitolo a parte. La stessa forsennata ricerca riservata al cibo, Davide Veneri la svolge anche per i vini: gira per cantine, tra colli e declivi del veronese, privilegiando le realtà più piccole, cercando correlazioni tra terreni particolari e caratteristiche del vino.

E’ così che, in una città in cui ti aspetti i celebrati rossi della Valpolicella, Davide invece ti sorprende con una sfilza di bianchi da sogno, facendoti cambiare la visione della ricchezza enologica del veronese.

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Ai piatti prima elencati, ha associato subito il Bianco Veronese di Fasoli, leggero ma di buona personalità, molto minerale: proviene da uve Garganega in purezza che crescono in regime biologico su un terreno argilloso.

Sempre di Fasoli, di eccezionale potenza il Soave Pieve Vecchia, robustamente sospeso tra torbato e dolce: anche in questo caso è Garganega 100%, da vigneti di vecchio impianto.

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Ma per i vini il vero consiglio è un altro: chiedete a Davide di mettersi al tavolo con voi e chiedetegli di sciorinare la sua immensa conoscenza. Vi racconterà ogni dettaglio, di un vino come del suo produttore, facendovi idealmente viaggiare nelle meraviglie enoiche del veronese. Degusterà i vini con voi e vi sentirete in famiglia. C’è solo un’esperienza negativa che si fa sempre all’Osteria Verona Antica: quella di dovere andare via, a un certo punto, sempre a malincuore… sì, come quando si lascia una casa accogliente che senti davvero tua.

Per questo, chi l’ha provata, torna ripetutamente.

Lasciamo a questo punto che sia lo stesso Davide a parlarci di questo luogo unico.

Info: www.osteriaveronaantica.it

Non solo Pandoro: gli altri dolci tipici di Verona

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“Il dolce di Verona” recitano la vulgata e la réclame riferendosi al Pandoro, ma questa burrosa sineddoche in realtà non rappresenta tutta la pasticceria tipica della città.

Sempre in tema di tradizioni natalizie, basterebbe ricordare gli antenati dello stesso Pandoro, ovvero il raro Nadalin e la più diffusa Offella. Quest’ultima è venduta anche attraverso e-commerce da Perbellini che ne fa una buona versione, in una suggestiva confezione curata manualmente.

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E’ notorio tuttavia che l’Offella leggendaria dell’intera provincia di Verona è quella prodotta da Scarpato, pasticceria sita in località Villa Bartolomea. Indescrivibile la bontà della sua Offella, capace di sprigionare profumi come se fosse appena sfornata. Il gusto poi manda in visibilio. Si comprende perché ci siano veronesi che affrontano i cinquanta chilometri di distanza dalla città per acquistare e gustare una simile meraviglia (www.scarpato.it).

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In città, nella centralissima via Cappello, la Pasticceria Cordioli è alfiere della tradizione, con tanto rigore da rifiutare di aderire alle iniziative gastronomiche di altri esercizi commerciali orientate a fare da esca per i turisti (www.pasticceriacordioli.com).

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Qui è possibile trovare la Torta dell’Alleanza, la cui origine risalirebbe alle Guerre d’Indipendenza italiane ottocentesche: è una pasta lievitata che racchiude al suo interno pasta di mandorla e pezzettoni di canditi naturali, il tutto sormontato da glassa bianca.

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L’insieme dà vita a un prodotto di grande personalità, dal gusto davvero particolare: malgrado gli ingredienti zuccherosi, non eccede in dolcezza, mantenendo un sapore delicato ed elegante che lascia un’ottima sensazione alla fine.

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Altra specialità di Cordioli, la Torta di Verona, chiamata anche Torta Russa perché ricorda la forma del celebre copricapo di quella nazione: è una sfoglia che avvolge un denso impasto di mandorle. Anche in questo caso si tratta di un dolce molto originale che crea piacevole sorpresa in chi lo mangia per la prima volta. Imperdibile per gli appassionati di grande pasticceria, da provare anche per gli scettici.

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Nei locali della Pasticceria Cordioli, abbiamo chiesto a Silvana Scolari di parlarci di queste altre forme di dolcezza veronese.

Cara Verona… ti (de)scrive Alverio Merlo…

Verona è una città che deve parte della sua meritata fortuna ai tanti poeti e scrittori che se ne sono comprensibilmente innamorati, cantandola in ogni forma.

Ma Verona non ha soltanto attratto poesia per xenogenesi, bensì ne ha anche generato attraverso i suoi figli eletti. Tra questi, il più amato e celebrato dai veronesi è Alverio Merlo, anche per la sua capacità di associare all’ispirazione lirica una notevole carica istrionica.

Alverio canta la sua città, come ogni cosa lo ispiri, nell’idioma cittadino, rendendo la sua poesia fluida come musica.

La poesia che vi proponiamo qui, è una struggente dichiarazione d’amore a Verona, carica d’amore incondizionato.

Ce ne recita i versi lo stesso Alverio Merlo.

Ecco qui di seguito una pagina del libro … pensieri… poesie… disegni…fotografie, scritto da Alverio Merlo insieme all’eclettico Giorgio Tauber, in cui  il poeta si descrive a modo suo.

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