La mostra d’arte di Federico Lanaro alla Leopolda di Firenze organizzata da Proposta Vini
(foto di Antonio Benedetti)
Per capire perché pochissimi anni fa si è sentita l’esigenza di coniare la definizione di Responsabilità Culturale d’Impresa per superare l’ambito di quella Sociale, basta approfondire il pregiatissimo lavoro del distributore Proposta Vini con il mondo della cultura in generale e dell’arte in particolare, dal quale sono germogliate eccezionali iniziative editoriali e momenti espositivi di pregio come quello appena celebrato alla Leopolda di Firenze in occasione della presentazione dei cataloghi dei prodotti dell’azienda per il 2026, concretizzato in una mostra dell’artista Federico Lanaro perfettamente integrata in un contesto fieristico.
(foto di Antonio Benedetti)
L’iniziativa ha grande rilevanza e carica innovativa sul piano museologico, poiché sublima la fissità semantica della mostra per approdare a un modernissimo concept di museo d’impresa temporaneo: infatti l’allestimento è perfettamente integrato con l’attività di una ditta, in questo caso all’interno della presentazione del catalogo di un’attività commerciale, ma non come appendice ludica o attrazione mentale, bensì quale strumento di comunicazione aziendale che concorre con forza al vantaggio reputazionale del brand.

(foto di Antonio Benedetti)
Abbiamo chiesto ad Andrea Girardi, CEO di Proposta Vini, di illustrarci le motivazioni alla base di questa stretta e feconda relazione con l’arte contemporanea.
A testimoniare questo virtuoso incrocio di istanze commerciali con quelle culturali è la stessa genesi della mostra, in quanto l’artista ha lavorato in totale osmosi con l’ufficio marketing di Proposta Vini, intessendo un fitto dialogo con un altro creativo di valore, Antonio Benedetti, Responsabile grafica e carte vino, intento a trasmettere valori aziendali ed esigenze promozionali che Lanaro con raffinata sensibilità ha tradotto in puro distillato di arte su commissione, perfettamente in sintonia con il luogo dell’allestimento se si pensa alla lezione quattrocentesca ma sempre attuale di Lorenzo il Magnifico nel suo generare beni culturali partendo da esigenze rappresentative.
Curioso ma significativo che l’unica opera in mostra non realizzata appositamente per Proposta Vini sia quella maggiormente legata alla vitivinicoltura per il suo soggetto, trattandosi della riproduzione di una classica foglia di vite in realtà composta a sua volta da una sorta di collage che assembla tante figure umane stilizzate, raffinato omaggio alle tante persone che con il proprio lavoro concorrono a quel miracolo di civiltà e gusto chiamato vino, quasi un idillio bucolico ispirato dalla memoria dell’artista in cui sono solidi i ricordi della vita contadina conosciuta durante l’infanzia. Qui spicca la forte personalità di Lanaro che crea uno stile tutto suo fulmineamente riconoscibile, scavando una strada tutta sua tra illustri epigoni, distinguendo così il suo stile neo-musivo tanto dal surrealismo mistico di Octavio Ocampo quanto dal divertissement citazionista di Vik Muniz.

Emerge subito una caratteristica che rende riconoscibile l’opera di Lanaro e gli ha fatto guadagnare grande considerazione nel mondo dell’arte, ovvero l’impiego di colori fluo così potenti da fare esplodere di avanguardia contemporanea figure in partenza contrassegnate da una figurazione descrittiva ai limiti della sensibilità naif, creando un contrasto di altissimo livello intellettuale capace di scomodare la filosofia, accogliendo l’idea platonica di una forma in grado di trascendere la materia per sublimarla poi nella sintesi aristotelica in cui la precedente dicotomia muta in pura sostanza, qui figurativa.

Ma la grande erudizione di Lanaro, seppur mai esibita di persona, emerge nella capacità di visualizzare pensieri apodittici senza scadere nell’ovvietà, eleggendo il gesto a sineddoche, come quando cristallizza due azioni manuali – taglio e raccolta – per sintetizzare la sapienza agricola del vignaiolo, impegnato nelle faticose ritualità che precedono il piacere del vino, quali sono i lavori nei campi e in vigna.

La poetica di Lanaro però si spinge oltre, reiventando il concetto di teriomorfismo spostandolo dalla divinità ai frutti della terra e dalla centralità antropica alla fantasia enoica, così anche le imperiose corna di un alce diventano un richiamo quasi arcimboldiano a un cavatappi, oggetto di uso comune e al tempo stesso anticamera della gioia di Bacco un istante prima di fluire nel calice.

(foto di Antonio Benedetti)
Lanaro, dominando la materia con sicurezza gnoseologica, spinge ancora più in alto la sua riflessione avventurandosi senza timore nella rappresentazione di temi madornali, raccogliendo in una sola tela e in un singolo blocco figurativo sia la relazione tra il vino e la religione sia l’auspicio biblico della pace, utilizzando un uccello non convenzionale come elemento di collegamento: un trattato compresso nello spazio di uno sguardo per il quale l’artista rinuncia alla fluorescenza per tornare ai cromatismi naturali.

Abbiamo voluto approfondire con lo stesso Federico Lanaro questo magnifico esempio di urgenze creative messe a confronto con esigenze imprenditoriali, realizzando il video seguente.
L’arte di Lanaro ha tra i suoi meriti anche la capacità di arrivare al pubblico con immediatezza, ponendosi fluidamente in contatto con l’osservatore in maniera tanto suggestiva quanto inclusiva, tutte qualità alla base del grande successo dell’esposizione.
Info: https://www.federicolanaro.com/
https://www.propostavini.com/cataloghi/catalogo-2026/

