I sidri multiculturali Maley, bollicine alpine di mele e pere da Valle d’Aosta e Savoia

Confini legati dalle bollicine più particolari esistenti che uniscono mondi, paesaggi, biodiversità, culture, civiltà, reminiscenze, pratiche, sapori, saperi, memorie, creando osmosi tra incanto geomorfologico e dolcezza organolettica, traducendo tradizioni ancestrali da tutelare in perfetta risposta a esigenze moderne del buon bere colto e consapevole: è ossimoricamente sconfinato il patrimonio di valori contenuto nei sidri prodotti da Maley generati “dal dialogo secolare fra Valle d’Aosta e Savoia”, immaginati “all’ombra di Monte Bianco e Cervino” dove vengono i frutti vengono raccolti dai “meli più alti d’Europa” e “scolpiti dall’arte dei cidrier savoiardi”, creando nettari strepitosi “dove la neve plasma il frutto e il vento cesella l’aroma”, ottenendo “l’essenza più pura dell’Alpe” in cui “ogni sorso custodisce la voce del paesaggio alpino – pura, fragrante, indomita”.

Così “dove la mela incontra la montagna nasce un sidro gentile, autentico, sorprendente, naturalmente a bassa gradazione alcolica”, in grado di ispirare aneliti poetici: “quando il vento del Monte Bianco accarezza i versanti alpini l’incanto degli antichi meli si veste di spuma”.

Il distributore Proposta Vini che ne ha fatto un proprio marchio interno descrive Maley come “l’antico nome con cui veniva chiamata la mela coltivata in Valtournenche, ai piedi del Cervino ed è uno degli antichi nomi dati al Monte Bianco nella Valle di Chamonix: sita nel cuore della Valle d’Aosta, nel comune di Brissogne, questa azienda ha come proposito quello di promuovere e far conoscere la bellezza e l’armonia dei secolari meli del Monte Bianco e del Cervino-Matterhorn”.

Fondamentale sottolineare che il progetto nasce da un’idea del coltissimo Gianluca Telloli, oggi responsabile di Ricerca e Selezione proprio per Proposta Vini, il quale “dopo anni di ricerca sulle varietà alpine di mele e pere da sidro ha coinvolto Aurélie e Philippe Bernot nella produzione: insieme, danno vita a un sidro che esprime l’anima dei meli e peri d’alta quota”.
Da non dimenticare anche che Gianluca Telloli ha contribuito a salvare dall’estinzione cultivar quali Raventze, Renetta di Antey, Barbelune e Groin de Veau.

Il progetto è così sintetizzato: “le nostre mele e pere maturano tra i 500 e i 1500 metri, l’escursione termica scolpisce zuccheri lenti, aromi di erbe alpine, una freschezza tagliente.
In cantina, la mano savoiarda traduce questa energia “in bollicine sottili e tannini di seta”.

Tutto avviene qui sul Monte Bianco perché ci si trova “oltre il limite della vite”, dove prende il sopravvento “il regno del melo impavido”.
Si tratta di un terroir collocato “tra i bastioni di granito del Monte Bianco, le pareti del Cervino‑Matterhorn e i ghiacciai del Monte Rosa”, in cui “si apre un anfiteatro alpino dove la vite deve arrendersi e il melo eroico prende il testimone: è qui fra i 500 e i 1 500 metri che nasce l’anima di Maley”.

Da notare come “il massiccio del Monte Bianco svetta oltre i 4 800 m e impone un microclima severo: notti fredde, aria tersa, escursioni termiche estreme; le correnti catabatiche asciugano la buccia delle mele, concentrano zuccheri e aromi, scolpiscono tannini fini e mineralità salina”, quindi “ogni frutto è il risultato di una lotta costante fra gelo e sole”.

Da Maley ricordano che “la viticoltura eroica delle Alpi si spinge, con fatica, a quota 1000 m, oltre, la vite non matura più: i nostri meli monumentali, alcuni piantati oltre un secolo fa, prosperano invece tra pascoli e lariceti, con le loro radici profonde attraversano morene glaciali, assorbendo tracce di quarzo e gneiss che riemergono nel calice sotto forma di freschezza tagliente”.

Parliamo di “meli monumentali, varietà introvabili: conosciamo ogni nostro melo, dietro il quale c’è una storia fatta di donne, uomini e stagioni”.

Maley riconduce questa sua preziosa attività a nobilissimi trascorsi nella zona: “il Ducato di Savoia, feudo del Sacro Romano Impero tra XV e XVIII secolo, riuniva i territori della casata sin dall’XI secolo; la Savoia e la Valle d’Aosta furono per secoli il cuore pulsante delle Alpi, terra viva di uomini liberi e fieri, custodi di una cultura contadina senza tempo”.

Aggiunge che “in un tempo in cui le Alpi non erano frontiera ma strada maestra, il Ducato di Savoia teneva insieme lingue, valichi, mercati; oggi Maley ne raccoglie l’eredità: un sidro che parla franco-provenzale, francese e italiano, forgia il proprio carattere fra fortezze medievali e monasteri e ospizi d’alta quota, e celebra l’arte di vivere elegante e montanara al tempo stesso”.
Infatti queste valli appartenevano proprio “all’antico Ducato di Savoia, un ponte naturale fra Italia e Francia: parliamo tre lingue (franco-provenzale, francese e italiano) ma condividiamo un unico lessico agricolo; Brissogne, Saint Marcel, Challand-Saint-Anselme, Servoz, Tournon, Torgnon, Aosta, Albertville: nomi diversi, stessa cultura di montagna che onora il sidro come pane e formaggio”.

Dalla conca di Aosta al lago di Annecy “i possedimenti sabaudi abbracciavano versanti opposti e climi diversi: vallate arse dal foehn, boschi d’ombra umida, ghiacciai candidi”, un’alternanza nella quale “i meli da sidro trovarono il proprio paradiso: giorni caldi per la maturazione zuccherina, notti glaciali per mantenere freschezza e profumi”.

Si configura in questo modo uno spazio transfrontaliero intorno al Monte Bianco la cui cultura è bilingue per destino: “conosciamo ogni melo, dietro il quale c’è una storia fatta di donne, uomini e stagioni; Maley distilla questo crocevia: la rugiada valdostana che accende la frutta a est, il rigore savoiardo che affina le tecniche di cidrerie a ovest: ne nasce un sidro che unisce disciplina e gioia, precisione spumeggiante e libertà aromatica”.

In questo modo “ogni bottiglia garantisce la sopravvivenza e la ricerca di nuovi alberi monumentali e la propagazione su franco di cloni rari: anno dopo anno garantiamo futuro a un patrimonio vegetale che rischiava di scomparire dopo il 1950”, con assoluto rispetto della biodiversità “costituente i prati tramite antiche pratiche di irrigazione, pascolo e sfalcio; i nostri conferitori ricevono un compenso rispettoso che ripaga il lavoro di quota e di sostenibilità ambientale”.

Rimane adesso da passare alla degustazione della collezione Maley che “svela le mille sfumature della mela alpina”.
A partire dal Cidre du Saint Bernard, sidro di montagna da metodo ancestrale, presentato come “elegante e minerale, con bollicina fine, note di mela verde e fiori bianchi: fresco e secco, è un’alternativa alpina allo spumante; dal colore giallo oro, al naso sprigiona suadenti note di flamboyante, in bocca le sensazione fresche della renetta si sposano con delicate note tanniche della Croison de Boussy”.
Rappresenta un “omaggio a Saint Bernard, patrono degli alpinisti, dei montanari e dei viaggiatori, che da più di mille anni custodisce le nostre valli e i meleti tra Valle d’Aosta e Savoia”.
La lavorazione prevede che “nell’arco di 36 ore dalla raccolta, i nostri cassoni di mele vengono assemblati e spediti in frigo in Savoia grazie alla collaborazione con il collega Philippe Bernot: con Philippe e con il supporto di Chantal Lassiaz abbiamo messo a punto il protocollo di lavorazione del nostro sidro dolce; le mele vengono pigiate il giorno successivo all’arrivo in sidreria, i mosti ottenuti, dopo aver riposato vengono portati alla temperatura idonea di fermentazione senza l’aggiunta di zuccheri: a raggiungimento della gradazione alcolica attesa, provvediamo a pastorizzare il nostro sidro con un moderno e delicato sistema di pastorizzazione senza aggiungere solforosa”.
Nella nostra valutazione organolettica abbiamo avvertito al naso tutta la potenza della purea dei frutti, sostenuta da bolle esili quanto eleganti, rimanendo ammirati da un’acidità favolosa quanto l’impatto aromatico.
In un corpo cremoso domina l’impronta zuccherina, stemperata da un cenno amaricante in chiusura del sorso.
Finale di trionfante effettiva amabilità.

Il Poiré Jorasses Classicum è un sidro di pera sempre da metodo familiare in cui “al naso si distingue la pera Critchen”, una “varietà antica e rara, apprezzata per il suo profilo aromatico deciso e il perfetto equilibrio tra dolcezza e tannini”.
Pure i peri “da secoli caratterizzano insieme ad i meli il paesaggio alpino” e la loro selezione “viene fatta valutando sia l’attitudine delle antiche e rare varietà ad avere caratteristiche di aromaticità, tannicità e concentrazione zuccherina idonee a produrre il sidro, sia in base all’età, alla forma di allevamento ed all’inserimento nel paesaggio circostante”.
Ancora oggi “troviamo alberi centenari in Savoia, Alta Savoia e Valle d’Aosta, raggiungendo in alcuni casi quote altimetriche sino agli oltre 1500 m/slm”.
Per giungere al risultato finale “le pere vengono pigiate all’arrivo in sidreria rapidamente ed i mosti ottenuti dopo aver riposato vengono portati alla temperatura idonea di fermentazione senza l’aggiunta di zuccheri”.

Il bouquet si presenta con attesi netti profumi di pera, qui in succo, ma riesce a sorprendere con un delizioso tocco di cannella, mentre al palato il medesimo frutto declina in composta.
Corpo denso, sorso irresitibilmente croccante, consistenza carnosa, mantiene sempre in evidenza una dolcezza che non lascia scampo alle papille in tripudio.
Colpisce il suo carattere solenne che riesce a essere al contempo ammiccante.
Qui l’acidità arricchisce di complessità un finale capace di renderlo gastronomicamente eccitante, pronto a ogni sfida, soprattutto su piatti eterogeni: consigliatissimo con un avocado toast completo di salmone.

Il Cidre Cidrerie de Savoie Cuveé du Cré impiega storiche varietà di mele e pere da sidro alpine della Regione Rhone-Alpes – Savoia. La citata Cidrerie de Savoie, nata nel 1999 a Novalaise in Savoia, è “specializzata nella produzione locale di sidri savoiardi: nel 2015 è stata rilevata da La Source du Verger, con sede in Savoia a Gilly sur Isère e Tournon, in prossimità di Albertville, con rinnovato entusiasmo Philippe ed Aurélie Bernot proseguono nel loro lavoro di Cidriers alpini, con l’obbiettivo di produrre sidri capaci di essere sintesi del territorio che li circonda”.
In questo capolavoro l’olfatto è avviluppato da un’intesa sensazione di polpa fresca dei frutti, facendo da sublime sottofondo all’osservazione di un fantastico cromatismo giallo oro riflettente, prima di immergersi in una dolcezza inebriante che troneggia in bocca veicolata da una golosa schiuma spessa e bolle indefesse quanto vivaci.
Sorso magnificamente vellutato, aromaticità esplosiva, si presta tanto al godimento meditativo quanto ad assecondare la fantasia negli abbinamenti a tavola.
Il finale fa uno scatto in avanti ulteriore sulla dolcezza regalando una carezza memorabile al palato.

A raccontarci questa produzione di originalità straordinaria quanto la sua pregnanza culturale è Gianluca Telloli, nel video sottostante.
Info: https://maleymontblanc.com/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/maley/