L’arte di Federico Lanaro tra riferimenti figurativi, istanze intellettuali e urgenze culturali

La recente mostra voluta da Andrea Girardi di Proposta Vini per la presentazione del catalogo 2026 dell’azienda (https://www.propostavini.com/cataloghi/catalogo-2026/) ha aggiunto attenzione al lavoro dell’artista che ne è stato protagonista, Federico Lanaro, le cui opere ispirate alla civiltà vitivinicola hanno impressionato per potenza ed empatia, facendo scattare anche in noi la necessità di approfondirne il percorso.

Nato a Rovereto nel 1979, Lanaro si è diplomato nel 2004 all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
E’ riconosciuto come uno dei più brillanti artisti della sua generazione, un prestigio testimoniato da tantissime mostre che lo hanno visto protagonista, come i due allestimenti dello scorso anno di Monstra – una mostra prodigiosa a cura di Camilla Nacci Zanetti presso LeGallerie di Pie di Castello a Trento e lo spazio C.AR.M.E a Brescia, oltre a Echo a cura di Camilla Nacci Zanetti, Studio Mind Order, Milano; da ricordare anche Beat a cura di Virginia Raffaelli con testi critici di Valerio Deho e Gabriele Lorenzoni presso Studio d’Arte Raffaelli di Trento; Il settimo Regno per Studio Rodl&Partner / Milano; Ritual a cura di Anna zerbaro, spazio Shed, Schio (VI); X Mas 2013 stendardi d’artista a cura di Alberto Zanchetta, Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (MB); What is the Story a cura di Federica Zabarri, Yoruba Diffusione Arte Contemporanea, Palazzina Marfisa d’Este, Ferrara e All that’s New a cura di Laura Iasiello, Nothing Else Contemporary art, Napoli.
(Luoghi comuni)
Diversi anche i cataloghi a lui dedicati, di cui vogliamo citarne due particolarmente significativi per definirne la poetica, quali Selvatico sarai tu a cura di Camilla Nacci Zanetti, METS, San Michele all’Adige (TN) e Creature fantastiche a cura di Lucia Barisol, catalogo della mostra curata da Lucia Barisol al Palazzo Assessorile di Cles (TN).

(Visione)
E di poetica bisogna parlare per comprendere a fondo la complessità di istanze insite nello stile di Lanaro, arista consapevole capace di meditare sulla propria creatività, definendo le opere da lui realizzate, dalla pittura alla scultura all’installazione, come “caratterizzate da temi trasversali e da un nomadismo linguistico che riflettono la sua esperienza personale del mondo che lo circonda”…

(Console)
… i cui elementi tipici “sono i colori fluo, la sintesi del segno, i soggetti e le inquadrature che invitano ad osservare il mondo da un diverso punto di vista, le figurazioni semplici, dirette ed immediate che attingono sia dalla cultura elevata, sia dal mondo semplificato della grafica”…
(Quollezione)
…. “anche per questo motivo, la sua arte si presta a diversi livelli di lettura, a seconda dell’interpretazione e della sensibilità personale dello spettatore: il suo lavoro è fatto di tante sfumature, come l’arte ecosostenibile, l’attenzione all’universo green, le ibridazioni tra mondo animale e umano, tra individuo e massa, tra naturale e soprannaturale, il legame con la sua terra, l’interpretazione dei comportamenti umani”.

(Wave)
Riflessioni di rara lucidità che condividiamo: allargando il campo dei riferimenti, ci vogliamo concentrare sulla magnifica ossessione per il mondo animale, quasi figlia di un’urgenza espressiva primordiale che potremmo far partire addirittura dalle pitture rupestri con la scelta delle fiere quale soggetto preferito, capaci di legare cronaca quotidiana di caccia e vagiti di proto-spiritualità, ma soprattutto in grado di incarnare simbolismi universali alla stessa maniera in cui Lanaro affida alle sue creature selvatiche messaggi panici, passando dalla ritualità istintiva alla meditazione rappresentativa.

(Contropiede)
Sorprende come Lanaro sia riuscito a solcare un tragitto così personale e riconoscibile muovendosi in un terreno minato di possibili accostamenti pronti a esplodere, saltando a piè pari figurazioni pedagogiche cristiane e occultismi orientali assolutizzando il protagonismo della figura animale liberata così dal costante accostamento con quella dell’Uomo, un superamento dell’antropocentrismo capace di apparire rivoluzionario nell’era del superomismo egoriferito…

(Animali segnalatori)
… restituendo in questo modo la libertà ai veri padroni dell’ambiente silvestre sempre pronti ad andare in qualunque direzione senza alcuna costrizione di presunti padroni…

(Cavallo rosso)
… giungendo perfino a tradurre una pittura in pamphlet politico, come in quell’Ensemble in cui preda e predatore riescono a convivere in armonia all’interno dello stesso spazio, messaggio più forte di mille proclami, arrivando a proporre una sorta di pacificazione della divorante aggressività famelica delle bestie nella visione disperante di Antonio Ligabue.

(Ensemble)
Suona quindi come un raffinato divertissement la decisione di Lanaro di trasferire tanto elevato concetto nel meccanico divenire della vita quotidiana, traducendo le sue figure animali in oggetti di uso comune, come i reggilibri a forma di cavallo posti quasi a protezione di un concetto classico di cultura insidiato dalle semplificazioni della modernità.

(Beat – reggilibri)
Condivisibile quindi l’analisi presente nel catalogo Ubergang di Cellar Contemporary Forte di Civezzano in cui si legge che nella ricerca artistica di Federico Lanaro “è radicata profondamente l’indagine del comportamento, declinando di volta in volta la sua visione nei rapporti animale-uomo, animale-a-nimale o uomo-uomo, nelle tattiche e strategie sportive, senza mai perdere di vista lo stretto contatto con la natura e con gli elementi del paesaggio”, dando vita a “situazioni paradossali di cui è arbitro e in cui interroga lo spettatore”.

(Pica pica)
Lanaro è pure un fine intellettuale e anche per questo è estremamente interessante ascoltarlo nel video seguente.
Info: https://www.federicolanaro.com/

