MuNe a Roma, il magnifico Museo per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO tra storia e società

Una delle esposizioni di più elevato profilo morale che esistano al mondo, capace di colpire tanto la ragione quanto il sentimento, riuscendo nel compito delicatissimo di affrontare un tema colossale e decisivo per l’umanità senza alcuna pesantezza propagandistica, bensì con l’evidenza dei fatti e il rispetto dalla libera formazione di un pensiero: tutto questo rende un gioiello il MuNe, magnifico nuovo Museo per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO aperto al pubblico dalla fine del 2025 sul viale delle Terme di Caracalla a Roma.

La struttura promette “un viaggio alla scoperta del futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura attraverso l’arte, la natura e la cultura”, per esplorare “come il cibo e l’agricoltura hanno definito la storia dell’umanità”, imparare “dalla ricchezza delle tradizioni alimentari e agricole di tutto il mondo” e agire affinché le proprie scelte possano “contribuire a creare un mondo migliore”…

… “un luogo straordinario, dove la creatività stimola il cambiamento” e si possono scoprire “le storie di innovazione, tradizioni, culture e condivisione delle conoscenze, nonché il mandato della FAO per un mondo sicuro dal punto di vista alimentare”.

La missione dell’allestimento viene condensata dallo slogan “explore, learn, act”, annuncio di un percorso in cui il mandato pedagogico è puntellato da estrema ricchezza di dati e informazioni trasmessi in maniera straordinariamente inclusiva, in linea con i più recenti dettami dell’ICOM in materia di elevata comprensibilità, grazie alla presenza di tantissimi testi capaci di prodigiose sintesi, condensando in poche ma scientificamente inappuntabili righe anche concetti complessi, sintetizzando studi estesi senza trascurare l’essenziale e mantenendo sempre alta l’attenzione dell’osservatore.
Si parte da un lungo excursus storico per fare comprendere il rapporto inestricabile dell’essere umano con l’alimentazione fin dalla notte dei tempi…

… dove assume subito importanza la presenza di postazioni per consultare schede arricchite da immagini fisse e in movimento…

… in cui si fa ampio uso di infografica…

… composizioni spaziali ad alto tasso tecnologico…

… diorami, pannelli luminosi e proiezioni…

… stupendi scatti fotografici intrisi di riflessione etica…

… dentro ambienti che fanno sovente ricorso a soluzioni scenografiche di sicuro impatto, riuscendo ad associare l’emozione visiva allo stimolo cognitivo…

… e passaggi immersivi di strepitosa bellezza e immensa potenza empatica che ti trascinano letteralmente dentro una folgorante visualizzazione della fantasmagoria della Natura con lievi innesti antropici.
In questo modo il visitatore incontra problematiche fondamentali per la salute del pianeta, con preziose nozioni di sistemi agroalimentari resilienti, miglioramento di produzione, ambiente e nutrizione, per arrivare a concepire un’esistenza maggiormente sostenibile attraverso l’uso dell’agricoltura urbana, riuscendo perfino a prevedere cosa comporti la sussistenza all’indomani dei conflitti armati: sono parte dei tanti capitoli offerti da un tragitto epistemologico reso perfino avvincente dal sapiente utilizzo di cromatismi accesi in grado di caratterizzare le stanze e quindi la scansione degli argomenti trattati in ciascuna area dell’allestimento.

Prestigiosa la presenza della FAO Library, la Biblioteca della FAO che conta ben un milione e mezzo di volumi, con oltre “cinquecento anni di patrimonio documentale relativo al sapere agricolo”…

… opere estremamente preziose messe sotto teca…

… ma anche diverse postazioni digitali per la loro consultazione, con la possibilità di navigare tra milioni di voci…

… e la suggestiva area Pagine di conoscenza storica in cui si invita a sfogliare “libri rari dagli albori della stampa”…

… senza dimenticare la spettacolarità di una parete con protagonista una carta da parati che riporta le meravigliose illustrazioni dell’Hortus Romanus, raro “capolavoro botanico italiano del XVIII secolo” e la presenza dell’Archivio ad accesso completamente libero per promuovere la “circolazione del sapere senza barriere”.

In mostra anche diversi oggetti di profonda portata antropologica, tra statuette etniche…

… abiti popolari…

… e oggetti di uso comune.

Qui viene illustrata anche la Rete del FAO MuNe, una “piattaforma digitale che collega esperienza provenienti da villaggi, territori e Paesi di tutto il mondo, celebrando le persone e le comunità che stanno dietro al cibo e all’agricoltura”.

Colpisce poi la Tavola della convivialità, manufatto in legno sospeso tra ricerca e funzione simbolica.

E proprio quando si tratta di trasmettere con massima convinzione dei messaggi la mostra alza ancora il livello di attrazione visiva, mettendo in campo un compendio dei più raffinati assunti della museologia moderna, a partire dalla composizione di ambienti di rara compattezza estetica in grado di incarnare microcosmi in cui la divulgazione avviene già prodigiosamente a colpo d’occhio.

La completezza del museo è sancita dal dialogo con l’arte contemporanea, come l’ambiente che ricorda la collaborazione convinta con Michelangelo Pistoletto…

… e l’incantevole installazione dello scultore uruguaiano Pablo Atchugarry dedicata alla Pace non la natura, il cui fine è sollevare un’urgente questione globale: “come può l’umanità riconciliarsi con l’ambiente?”.

Dalle interrogazioni si passa però alle esortazioni quando si raggiunge Il Mondo delle Azioni, per spingere ciascun visitatore a contribuire alle tante buone cause qui promosse.

L’esperienza appaga sul piano intellettuale e smuove il cuore, con il merito di scuotere chiunque di noi da indifferenza e apatia, alimentando anche la consapevolezza del singolo e così contribuendo alla crescita della comunità, centrando in pieno l’obiettivo deontologico che si pone.
Una visita fortemente consigliata a chi voglia dare un senso più compiuto alla propria presenza nel mondo.
Info: https://www.fao.org/museum-network/it