Vallarom, dal Trentino i vini biologici come stile di vita

Sono trascorsi pochi anni da quando abbiamo realizzato un ritratto ammirato della realtà di Vallarom con i suoi “vini agronomici amici dell’ambiente e figli della Vallagarina” e la convita adesione alle regole virtuose del regime biologico al punto di adottarle come stile di vita (https://www.storienogastronomiche.it/vallarom-vini-agronomici-amici-dellambiente-figli-della-vallagarina/)…

… tuttavia la vitalità della cantina è talmente esplosiva da annoverare adesso diversi prodotti eccellenti ancora da trattare, spingendoci a un piacevolissimo aggiornamento di una realtà che il suo appassionato distributore Proposta Vini definisce “un’azienda a conduzione matrimoniale, così Barbara e Filippo con il figlio Riccardo amano definire la loro Cantina”…

.. ponendo l’accento sulla certificazione BioVegan che fa dell’azienda “una delle prime realtà vinicole che si incontrano entrando da sud in Trentino”, aggiungendo al ritratto il suo trovarsi “col bellissimo Castello di Sabbionara d’Avio di fronte”…

… e specificando che “oltre a produrre una delle migliori espressioni del Pinot Nero trentino” è famosa anche “per il Moscato Giallo, il Marzemino e per il Lambrusco a Foglia Frastagliata”.

Nell’aggiornamento dell’analisi dei prodotti partiamo dalle declinazioni dello Chardonnay che nella versione ferma nasce da uve del vigneto di Lavine allevate a Pergola Trentina semplice o spezzata, quindi vinificazione in barriques così come la maturazione per dieci mesi.
Muove da profumi floreali e passa a sapori esotici di ananas, banana, kumquat e pera Nashi.
Un pizzico di sapidità viene amplificato dall’acidità, creando una deflagrazione di golosità.

La spumantizzazione dello Chardonnay per la cantina si concretizza nel Dosaggio Zero 72 Millesimato, metodo classico da fermentazione “ad opera di lieviti indigeni in acciaio a temperatura controllata (18°C) e un 20% in barriques”, quindi in acciaio inox “per otto mesi con batonage settimanale, 20% in barriques, rifermentazione in bottiglia e permanenza sui lieviti per settantadue mesi, sboccatura senza dosaggio (niente zucchero e liquer)”.
Porge all’olfatto panificazione e pasticceria, per poi accarezzare il palato con confettura di albicocche, cedro candito e mandarino tardivo.
Sorso corposo, quasi materico, al punto che sembra la consistenza stessa della lunga maturazione.

Ancora Chardonnay Dosaggio Zero per il Vò Millesimato da “vinificazione in bianco in acciaio a temperatura controllata e per un 20% fermentazione in barriques ad opera di lieviti indigeni”, quindi “in acciaio inox e 20% in barriques per sei mesi con batonage settimanale” e “rifermentazione in bottiglia e permanenza sui lieviti per trenta mesi” nonché sboccatura senza dosaggio.
Non lascia scampo al degustatore irretendolo immediatamente con l’esuberanza di una spuma morbida e spessa, proseguendo nella seduzione grazie a profumi complessi che mettono insieme prodotti da forno e cenni floreali; al palato emergono sensazioni di pesca, nespola e crema pasticcera insieme a frutta secca e un lieve tocco erbaceo.
Finale vertiginosamente complesso.

Passando alle espressioni di Pinot Nero, la versione classica porta in trionfo al naso i frutti rossi, riservando al gusto mora di rovo, marasca, pepe nero e liquirizia.
Punta sulla leggerezza portando a una beva di straordinaria scorrevolezza, con un finale decisamente speziato.

Le bollicine di Pinot Nero scelgono la via del Rosé con il Vò Millesimato che mette insieme uve da varie selezioni clonali provenienti dal vigneto Ventrat con terreno calcareo-dolomitico; la tecnica di vinificazione è “in rosato (de saignée) con macerazione a contatto delle bucce per 18 ore in pressa, fermentazione in acciaio a temperatura controllata”, quindi conservazione in acciaio inox e “rifermentazione in bottiglia e permanenza sui lieviti per trenta mesi”.
Il vino mantiene i descrittori del vitigno, per condurre invece in bocca gelso bianco, visciola, papaya e ribes rosso, lasciando nel retrogusto piacevolissimi echi dell’astringenza della bacca rossa.

Nel Dosaggio Zero del 72 le uve di Pinot Nero vengono vendemmiate a mano e portate rapidamente in cantina: “dopo una sgranellatura soffice restano in pressa per diciotto ore, in macerazione, terminato questo periodo vengono pressate in maniera soffice, il mosto viene trasferito nella vasca di fermentazione in acciaio”, quindi “fermentazione alcolica spontanea, fermentazione malolattica per effetto di batteri indigeni”; il vino “riposa per otto mesi nei suoi contenitori di fermentazione, terminato questo periodo, viene creata una massa unica per la presa di spuma: dopo sei anni sui lieviti viene degorgiato, dopo sei mesi dalla sboccatura, viene commercializzato”.
Allestisce per l’olfatto una bella atmosfera boschiva, per poi irretire le papille gustative con azzeruolo, fragolina di bosco, tè rosso e cotognata.
Cremoso e carezzevole, reso stuzzicante da un magnifico spunto da vino fortificato, poggia il proprio fascino anche sul perlage intenso e la bollicina vellicante, oltre che sull’eclettismo negli abbinamenti a tavola.

Pure per il Syrah si propone un confronto tra più versioni, partendo da XX con il suo profumo pieno e speziato su sfondo di piccoli frutti rossi, spostandosi in bocca con gelso nero, susina rossa, sorbo, pepe bianco e mosto fresco.
Intensamente tannico, si pone in equilibrio tra spinte dolci e amaricanti, valorizzando un sorso rotondo, caldo, avvolgente.
Il finale tendente al liquoroso è magnifico per la meditazione.

Stimolante il confronto con il Syrah in Rosa affinato in anfora che si presenta con un corredo olfattivo di vinaccia fresca e fiori eduli, riportando al palato sensazioni di fragolina di bosco, kiwi rosso, litchi e un cenno di carruba.
Dalla mineralità intrigante, si manifesta ricco di possibilità a tavola, dove sorprende con pietanze piccanti.

All’appello dei vitigni manca ancora il Marzemino da “materiale genetico prelevato da vecchie viti franche di piede” che si concretizza in Eszio, esito di fantastica vinificazione in anfora che sbalordisce fin dal profumo di azzeruolo per poi ghermirti il palato con corniolo, barbabietola, lampone e sambuco.
Corpo esile di rara eleganza, sorso lieve, cattura con un carattere ecumenico e un tannino suadente.
Nel retrogusto si impone una discreta dolcezza, innervata di spunti speziati.
Straordinario su carne equina.

Summa dell’universo ampelografico di Vallarom è il Fuflus che mette insieme Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Syrah creando un bouquet di frutti rossi con tocco erbaceo, mentre in bocca si avvicendano prugna, amarena, mirtillo e corbezzolo.
Impreziosito dalla mineralità, sfodera una beva ghiotta e irresistibile.

Un ampio ritratto di questa realtà ce lo offre Filippo Scienza nel video seguente.
Info: https://www.vallarom.com/it/cantina
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/vallarom/