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Dalle Marche, i vini artigianali fatti a mano della cantina Rio Maggio

Pubblicato il: 24 aprile 2019 alle 7:00 am

 

Affermare con orgoglio l’artigianalità del proprio lavoro, affermando come valore supremo l’uso delle mani, significa congiungersi a valori atavici su cui si basa la civiltà umana e inserirsi nel perenne scorrere dei suoi valori fondanti: è così che si presenta la cantina Rio Maggio, inserendosi con fiera lodevole umiltà nel genius loci del centro-sud delle Marche.

Una storia che “inizia con Graziano Santucci che fondò l’azienda nel 1976, dedicando alla sue vigne l’amore e l’attenzione di chi lavora il vino per autentica passione”, per poi tramandare le proprie conoscenze al figlio Simone che ne prende le redini insieme alla moglie Tiziana.

Obiettivo dichiarato, “far conoscere a tutto il mondo la qualità del vino che nasce da queste colline”, puntando soprattutto su “due importanti Doc del territorio marchigiano, in particolare per la zona tra le province di Ascoli Piceno e Macerata: Rosso Piceno e Falerio dei Colli Ascolani”.

Per farlo, adottano la filosofia “di rispettare i singoli vitigni puntando a fare vini di vigna, grazie anche a diradamenti e passaggi ripetuti in vendemmia, dove vengono accuratamente scelti i grappoli migliori”, all’insegna di “qualità e la naturalità” tradotte in raccolta a mano, utilizzo limitato di interventi solforosi e impiego invece di prodotti fito-sanitari a basso impatto, con “tecniche di vinificazione attente e scrupolose”.

Scelte premiate dal successo internazionale che arride dagli Usa a Hong Kong, dal Canada al Giappone, da tutta Europa all’Australia.

Il segreto è racchiuso in un terroir in cui le vigne possono svilupparsi nel migliore dei modi, grazie alle colline marchigiane in cui si trovano, dove “la luminosità del sole ed il suo calore consentono di esprimere alte gradazioni zuccherine e delicati profumi, indispensabili per ottenere buoni vini di cui tutta la regione è ricca”.

Caratteristiche pedoclimatiche particolarmente accentuate nella zona del Fermano in cui si trova l’azienda, “nel comune di Montegranaro e dintorni”, territorio a forte vocazione agricola.

La nostra attenzione si è concentrata su ciò che accade in Contrada Vallone, dove si trovano i vigneti di “Trebbiano, Verdicchio, Passerina, Montepulciano e Sangiovese, uvaggi necessari alla vinificazione delle due DOC della provincia: Rosso Piceno e Falerio”, le cui uve vengono raccolte a mano, con i grappoli “messi in piccole cassette che contengono massimo 20 kg, per rispettare l’integrità dei singoli acini ed evitare ogni sorta di danneggiamento”, quindi l’ingresso in cantina dove vengono seguite scrupolosamente attenzioni grazie alle quali “i viticoltori riescono a ottenere vini con decisa riconoscibilità e caratterizzazione del terroir”.

La base di partenza è il Rosso Piceno, vessillo enoico della Regione Marche che nel Rio è declinato nella perfetta divisione del blend in 50% Montepulciano e 50% Sangiovese, all’insegna di una freschezza che tutela le note varietali del frutto, in cui la frutta estiva è innervata da richiami erbacei e piccanti.

Porta fieramente il nome di Vigneto Contrada Vallone il Rosso Piceno più maturo e complesso della cantina, vino identificativo e non potrebbe essere altrimenti, visto che le uve si trovano a ridosso della sede. Qui l’assemblaggio prevede un suddivisione in 70% Montepulciano e 30% Sangiovese che porta al naso tabacco e pepi colorati, mentre l’approccio tanninico al palato evidenzia un sorso caldo e avvolgente, in cui si riconoscono prugne, cacao amaro, corbezzoli e spezie orientali.

Tra i bianchi identitari, folgorante il Telusiano, un Falerio dei Colli Ascolani frutto dell’unione di Trebbiano al 40%, Pecorino al 30% e Passerina al 30%, il cui nome ha origini lontane che evocano l’antico “nome della zona a ridosso delle attuali tenute Rio Maggio”, riferendosi “all’epoca dei primi insediamenti (età di Nerva 96-98 d.C.)” nel territorio.

Si tratta di una Selezione il cui bouquet fresco e fiorito accenna alla zagara, mentre in bocca un’intensa acidità carica di aromi suggerisce limone, ananas, yuzu e una nota di crema pasticcera, con un finale in cui si avverte la liquirizia. Ha un gradevole tocco minerale che alimenta la notevole originalità di un sorso avvincente, mentre la beva procede scorrevolissima.

Chiusura con il Colle Monteverde, un’Offida Pecorino D.o.c. che esalta il recupero di un antico vitigno importante per la “fascia collinare che va dall’Alto Maceratese all’Abruzzo”. Vinificato in purezza, ha un delicato bouquet floreale arioso, mentre sensorialmente colpisce con genziana, litchi, avocado e banana, su cui aleggia una sensibile sapidità.

In tale contesto degustativo, la beva richiede attenzione per un corredo organolettico di assoluta originalità: è un vino da affrontare come nuova esperienza, mollando gli ormeggi del già provato e i punti fermi dei propri criteri di orientamento, lanciandosi in una scoperta piena di gusto.

Ci siamo fatti raccontare l’intera esperienza di Rio Maggio da Simone Santucci, nel video qui sotto.

Info: http://www.riomaggio.it/

Distribuzione: http://www.propostavini.com/ricerca-prodotti/?q=RIO+MAGGIO++

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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