Malesia di Tradita, vino rosso del Kosovo da decenni di tradizione familiare

Un vino clamoroso quanto esemplare come chiave d’accesso a tutto un mondo vitivinicolo oggi poco celebrato che invece merita massima attenzione: dobbiamo quindi ringraziare il distributore Proposta Vini per avere portato nel nostro Paese come novità del Catalogo 2026 il Malesia di Tradita, perla in grado di raccontare tanto della sua terra di provenienza, il Kosovo.
“Il Kosovo è una terra dalla grande complessità socio-politica e, dal punto di vista enologico, ancora poco conosciuta” spiegano proprio da Proposta Vini, aggiungendo che “oggi vive una fase di profondo cambiamento”, ma ricordando pure come “la viticoltura nella regione della Metochia risale all’epoca romana: a Velika Hoča sono stati rinvenuti pithoi (vasi da vino) durante scavi archeologici”, mentre “Rahovec, nel Kosovo sud-occidentale, è un’area dove la vite è coltivata da secoli, in una valle ai piedi dei Carpazi”.

E’ il nobile contesto in cui “negli anni ’50 del Novecento la Famiglia Kastrati iniziò qui la produzione vinicola, rilanciata con energia nel 2012: oggi la nuova generazione realizza vini complessi ed equilibrati, capaci di unire varietà ancestrali kosovare e una storia enologica ancora tutta da esplorare”.
Dalla cantina sono ben consapevoli del ruolo assunto di ambasciatori di un territorio, vivendo la propria cantina come un mondo “dove decenni di tradizione incontrano la moderna arte vinicola: i nostri vini raccontano storie di casa, dedizione e qualità vissuta con orgoglio”.
La filosofia aziendale prevede di unire “il carattere autoctono dei vitigni kosovari a metodi innovativi: da molte generazioni, la famiglia Kastrati coltiva vigneti a Rahovec con dedizione” con “rispetto per la natura, rispetto per il territorio, rispetto per ogni singola vite”.

Per questo Tradita da oltre 70 anni fa vive il proprio eco-sistema produttivo come “un luogo dove il tempo, la terra e la famiglia si uniscono per dare vita al vino” vissuto alla stregua di “linguaggio, storia, orgoglio e identità”, in un luogo vocato quale Rahovec, in “una regione del Kosovo sudoccidentale dove la vite viene coltivata da secoli”, all’interno di una “piccola valle incastonata tra le colline e la luce dei Carpazi”, una “vibrante fusione di tradizione, maestria artigianale e la visione di una nuova generazione di viticoltori”.

Tradita assume così il significato di “preservare il patrimonio, plasmare il futuro”, rappresentando pure il rispetto per il sapere tradizionale, l’adesione alla viticoltura sostenibile, la ricerca di vini che “non siano solo buoni, ma che raccontino una storia”, grazie a un “terreno ricco di minerali con conchiglie fossilizzate del periodo Triassico” e a vitigni che “qui crescono fin dai tempi degli Illiri”.
Tutto gestito da “una vera azienda vinicola a conduzione familiare”.

Fondamentale l’apporto del terroir di Rahovec: “i nostri vigneti si trovano tra i 350 e i 500 metri sul livello del mare”, caratterizzati da “roccia calcarea e argilla ad alto contenuto minerale: l’aria è limpida, le giornate estive calde, le notti fresche, condizioni perfette per produrre vini complessi ed equilibrati”.
Qui “crescono i nostri antichi vitigni Prokupa e Vranac, uve potenti e inconfondibili che sfidano la tendenza all’uniformità: sono il fondamento del nostro lavoro e l’orgoglio della regione”.

Quello più famoso è il Prokupa, noto anche come uva illirica, impiegato anche nel Malesia di cui vi parliamo in queste righe.

I vigneti sono gestiti “in stretta collaborazione con viticoltori locali che condividono la nostra passione per la viticoltura sostenibile”: tutto il lavoro “viene svolto manualmente, dalla raccolta alla selezione, perché crediamo che la vera qualità non possa essere industrializzata; le nostre rese sono volutamente basse, ci affidiamo a colture di copertura ricche di biodiversità, non utilizziamo pesticidi sistemici e ci atteniamo a una gestione oculata del suolo”.

I vini di Tradita “fermentano a temperatura controllata utilizzando lieviti naturali: l’affinamento avviene in parte in vasche di acciaio inox e in parte in botti di rovere francese”.
Come per il Malesia, blend di varietà autoctone e internazionali: Shesh i Zi, Prokupac, Cabernet Sauvignon e Vranac.
La personalità di questo vino si coglie già dal dato cromatico, un colore violaceo scurissimo, quasi nero, impenetrabile, capace di donargli grandissimo fascino e perfino un pizzico di mistero.
Il suo profumo di sottobosco è pieno e robusto, avvolgente, regalando un brivido con una suggestiva nota speziata, mentre in bocca si dipanano gelso nero, composta di mora, fico dottato, dulce de leche, pepe nero e mostarda d’uva.
Densissimo e cremoso, sfodera un carattere poggiato solidamente su tannini e zuccheri, incantando con un sottofondo amaricante costante che crea un magnifico cenno di complessità.
L’acidità è più evidente nel finale, quando ammorbidisce il sorso rendendolo al contempo memorabile, anche grazie a una lunga persistenza.

Una scoperta entusiasmante, non soltanto di un vino gigantesco ma anche di un’intera civiltà enoica che merita maggior fama.
Info: https://traditawinery.com/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/prodotti/scheda/VEKOTRAMA17/