Promara, da rara uva bianca autoctona dell’isola di Cipro vinificata da Vouni Panayia

Un’uva dalla forza evocativa così possente da riuscire a sorreggere il sublime peso della civiltà enoica mediterranea, fiero di rappresentare antiche radici culturali della sua isola nativa, offrendosi al palato con un rigore che pretende rispetto e devozione: è il vitigno Promara che dopo avere rischiato l’estinzione è tornato a nuova vita grazie alla cantina familiare Vouni Panayia, la cui dedizione nella salvaguardia del proprio territorio è perfettamente rappresentata nel suo logo aziendale, dove appare la sagoma del muflone Agrino di Cipro, altra rarità locale, una diffusa declinazione di pecora selvatica presente soltanto qui, posto graficamente sulle bottiglie come se si trovasse in cima a una scogliera, per diffondere un messaggio a cui questi vignaioli tengono molto: “guardare al futuro mentre proteggi il passato”.

Se oggi questo nettare possiamo conoscerlo e degustarlo in Italia lo dobbiamo al distributore Proposta Vini che lo ha inserito tra le novità del suo Catalogo 2026, esplicitando di essere rimasto colpito da “una bella storia famigliare dove ognuno, in base alle proprie doti, lavora per il bene comune”, parlando di questa cantina fondata nel 1987 oggi guidata da Andreas Kyriakides che, oltre a produrre vino, possiede un ristorante…

… dove “il mantra della famiglia è quello di salvaguardare, ai piedi dei monti Troodos, vigneti su piede franco da vigneti ciprioti, mettendo in risalto il carattere eccezionale dei suoi argillosi e gessosi e del clima cipriota”.

Proposta Vini ha inserito il vino Promara anche nel prezioso ed encomiabile progetto Vini Franchi “che accoglie vini provenienti da uve franche di piede, non innestate su vite americana” sopravvissute alla filossera, pensato “per chi desidera provare vini originali sopravvissuti, caratterizzati da un carattere molto più spiccato, nitido e persistente di quelli prodotti con uve da portainnesto”.

La cantina “sorge in una delle zone più elevate dell’isola, a 1.150 m/slm: un’azienda pionieristica che riesce a fare sintesi tra tradizione e innovazione, esperienza e conoscenza, un’espressione autentica della viticoltura nel cuore del Mediterraneo, cerniera tra Oriente e Occidente”.

Dalla cantina raccontano che “dal 1987, abbiamo scelto di lavorare con varietà locali, rimanendo vicini a ciò che questo posto può davvero dare” e “nel 2011 abbiamo introdotto Promara per la prima volta, un uva rara che era quasi scomparsa”, infatti è considerata tuttora rarissima, spesso coltivata in altitudine e da viti a piede franco.

Dal momento della sua reintroduzione la Promara “è rimasta una parte essenziale del nostro lavoro e della nostra identità, cresciuta in alta quota”: in fase di vinificazione fermenta con lieviti nativi e matura in grandi barili di quercia vecchia.

Quest’uva è caratterizzata “da grappoli grandi e compatti e acini di grosse dimensioni: la sua prima menzione nella letteratura specializzata risale al 1893, con i nomi di Promara o Glykopromon”.

È una varietà “che resiste molto bene alla siccità e ai terreni calcarei tipici dei vigneti ciprioti; grazie alla spessa buccia, inoltre, mostra un’elevata resistenza alle malattie crittogamiche e ai parassiti della vite”.
Da aggiungere che “possiede precursori aromatici che, attraverso tecniche di vinificazione appropriate, possono esprimersi nel vino”.

Lo sforzo per salvare e promuovere le varietà indigene di Cipro non si ferma a tale varietà ma riguarda anche altri vitigni rari come Morokanella, Sputiko, Xynisteri, Giannoudi, Maratheftiko e Mavro; c’è un’immagine significativa di questo impegno commovente che vede l’intera famiglia al lavoro insieme per preparare i germogli che saranno utilizzati per la piantagione di circa 18.000 nuove piante: potete vederla qui sotto.

Non c’è soltanto calore familiare però in questo progetto, ma anche tanta scienza, con l’applicazione di “una serie di tecniche di analisi chimica spettrometrica e spettroscopica per decifrare il profilo chimico di vini monovarietali ottenuti da microvinificazioni sperimentali di rare cultivar di uva autoctone cipriote”.
Dalla cantina spiegano che “lo studio dei vini monovarietali è fondamentale per comprendere le qualità espressive delle uve in relazione al territorio e alle tecniche di vinificazione”; tra gli obiettivi, sviluppare un marchio forte per i vini ciprioti attraverso l’esplorazione delle caratteristiche enochimiche di cultivar di uva autoctone in gran parte ancora inesplorate; produrre e promuovere vini monovarietali di qualità superiore e alto valore commerciale, ottenuti da cultivar autoctone cipriote, basandosi su conoscenze e tecnologie produttive supportate da evidenze scientifiche; formare personale qualificato e specializzato nella definizione dei profili sensoriali e chimici dei vini”.

Rimane intatto il romanticismo di quando a 1000 metri sulle montagne di Panayia si mettono insieme famiglia e amici per raccogliere a mano i generosi grappoli di Promara, per poi procedere a una vinificazione in acciaio inox, con invecchiamento in botti di rovere per alcuni mesi.

Ne scaturisce un nettare magico dal magnifico cromatismo oro squillante, di una purezza tale da risultare trasparente.
Al naso afferma subito la propria personalità ancestrale portando tabacco e pompia candita, non meno originale di un corredo sensoriale capace di condurre al palato chinotto, avocado, mandarino verde, olivello spinoso e miele di corbezzolo, un insieme che spiega l’approccio amaricante successivamente ammorbidito dall’acidità e da una punta di dolcezza fruttata.
La severa verticalità accompagna a un finale in cui si avverte con maggiore evidenza una lieve nota zuccherina, lasciando un ricordo incantevole.

Ogni sorso di questo vino rappresenta una vera esperienza culturale, conducendo a un’inarrivabile nobiltà vitivinicola fatta di storia, cure amorevoli, competenza fuori dal comune, visione etica e una fierezza identitaria commovente.
Info: https://www.vounipanayiawinery.com/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/vouni-panayia/