Cantina Petrelli, vini familiari del Salento nati tra due mari

La cantina Petrelli è una realtà talmente in continuo fermento da meritare un aggiornamento delle sue creazioni enoiche a qualche anno dal suo primo ritratto che abbiamo pubblicato (https://www.storienogastronomiche.it/vini-salentini-petrelli-nascono-mar-ionio-adriatico/), anche perché la guida dell’azienda vede oggi l’importante contributo della nuova generazione di questa famiglia di valorosi vignaioli che sta perpetuando un’appassionante storia vitivinicola ambientata nel meraviglioso Salento.

Proposta Vini che con impegno e convinzione ne distribuisce i prodotti descrive l’attività della cantina come “una viticoltura d’eccellenza in mezzo a due mari”, raccontando che “nasce nel 1984 dalla passione di Paolo Don Pepé per il buon vino e per il suo territorio: nel 1999, è suo figlio Giovanni a prendere le redini dell’azienda, per proseguire la sua storia di dedizione, studio e lavoro nei campi, aggiornamento e riscoperta, di amore quasi filiale per i vitigni, in grado di dare uve autoctone quali Negroamaro e Primitivo di altissima qualità, curate da mani sapienti dell’arte della terra; sono valori che Giovanni ha trasmesso alla figlia Chiara che rappresenterà la terza generazione in questa azienda che custodisce la peculiarità, il calore e la bellezza di un territorio generoso” a Carmiano in provincia di Lecce.

Dalla stessa cantina confermano che oggi “Giovanni è accompagnato da sua figlia Chiara, giovane enologa che, senza dimenticare le tradizioni, porta all’azienda nuove idee e un tocco di modernità”…

… per proseguire “una storia fatta di passione, dedizione, lavoro nei campi, studio e aggiornamento continuo, di amore incondizionato per i propri vitigni accuditi e curati come figli, capaci di offrire solo il meglio che terra e mani sapienti sono in grado di trasformare in vini d’eccellenza, capaci di soddisfare i gusti di clienti sempre più esigenti”.

Trovandoci nel regno del Salice Salentino, la degustazione non può che partire dal Centopietre che assembla come da tradizione Negroamaro e Malvasia Nera di Lecce coltivati in agro Campi Salentina su suolo di medio impasto tendente all’argilloso, le cui uve vengono sottoposte a macerazione in acciaio per dieci giorni a temperatura controllata e affinamento in legno di rovere americano per sei mesi.

Al naso si manifesta una succulenta confettura di ciliegia, mentre al palato emergono mora di rovo, amarena sotto spirito, fico essiccato e note di vincotto pugliese.
Tannico, dalla marcata impronta zuccherina, incanta con un lieve tocco erbaceo.
Il corpo è denso e cremoso, il sorso speziato, il carattere sontuoso.
Nel finale vira deciso verso l’amabilità assoluta, fissando un ricordo indelebile nel degustatore.

Fortemente identitario anche il Salento Rosso Don Pepè, blend per il 90% di Negroamaro e il 10% Malvasia, da vigneti ubicati in agro di Carmiano.
La vinificazione è sapiente nel gestire un affinamento complesso tra acciaio (6 mesi), barrique (18) e bottiglia (6).

Qui si viene proiettati olfattivamente in pieno sottobosco, mentre al gusto si manifestano prugna, mirtillo, ribes rosso e marasca.
Il tannino in questo caso si ingentilisce, grazie anche all’opera raffinata di una significativa acidità.
Il sorso è carezzevole e intrigante, contribuendo a una personalità incentrata sull’eleganza.
Con lo scorrere del tempo, rapisce senza scampo.

Siamo in pieno capolavoro assoluto con il Kialu che porta a vette siderali l’Aleatico, esprimendo tutta la potenza irresistibile di evocativi sapori di una volta ma senza eccedere nell’espressione muscolare, così da rendere raffinati i suoi 16,00% vol scaturiti da un affinamento in solo acciaio rispettoso delle peculiarità del vitigno.

Ruotandolo nel bicchiere arriva subito la conferma di come l’imponenza alcolica muti in pura personalità, a partire dal dato cromatico, con quei suoi ammalianti riflessi carminei che si insinuano in suadenti trame granate.
Il bouquet fibrilla di frutti rossi, mentre in bocca si alternano gelso nero, visciola, cardamomo e cotognata leccese.
L’approccio divinamente abboccato e speziato viene amplificato da un sorso carnoso e avviluppante.
Pieno, rotondo, impone la sua monumentale importanza.
Finale da meditazione.
Interessante il confronto tra un 2021 che irretisce con una passionalità estrema e il 2024 in cui il frutto si spande in tutta la sua freschezza.

Le favolose uve di Aleatico del Salento mostrano tutto il loro eclettismo nel Petricore Rosato che avvince subito con il suo stupendo colore sospeso tra aranciato e preziosa ambra.
Non meno straordinario l’impatto con un fantastico bouquet silvestre fresco e stuzzicante, preludio di un corredo organolettico che al gusto conduce fragola, papaya, bacche di goji, yuzu, ribes bianco e un cenno di ruta.
Dal lontano eco di tannino, afferma la sua dolcezza su un sottofondo amaricante che crea golosa complessità, anche se nel finale lo spirito zuccherino prevale con decisione in un tripudio di aromi.

E’ proprio a Chiara Petrelli che abbiamo chiesto di illustrarci questa straordinaria realtà vitivinicola e i particolari del suo lavoro.
Info: http://www.cantinapetrelli.com/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/petrelli/