Dalla distilleria Giovi nel messinese, grandi acquaviti di frutta e una vodka siciliana autoctona

Giovanni La Fauci aveva già cambiato la storia della grappa in Italia sviluppando una produzione talmente eccelsa da spingere diverse cantine del nord Italia a invertire una consuetudine secolare portando le proprie vinacce al Sud per essere lavorate nella sua distilleria artigianale di Valdina in provincia di Messina, una rivoluzione copernicana di enorme portata che però non ha placato il furore creativo del Maestro che ha continuato a sbalordire dando vita a superlative acquaviti di frutta di livello mondiale e guadagnandosi gli applausi del settore con una vodka così integralmente siciliana da risultare autoctona: per questo va accolto con entusiasmo il suo ingresso nel miglior catalogo di Spirits esistente in Italia per sensibilità culturale e spessore della ricerca, quello della trentina Proposta Vini che da quest’anno ne distribuisce le citate perle da sorseggiare.

A fare scalpore di questo mastro distillatore schivo e appartato quanto brillante e appassionato è la capacità di regionalizzare prodotti di distillazione che non appartengono alla tradizione siciliana, personalizzandone ogni aspetto al punto da rendere la propria produzione assolutamente unica, personale e irripetibile, dall’inconfondibile “sicilian taste”.

Del resto parliamo di un giovane amatore che si dilettava nel piccolo laboratorio del nonno prima che fosse quasi costretto a diventare professionista per la spinta convinta e risoluta della più grande penna della storia dell’enogastronomia, quella di Luigi Veronelli, il quale aveva per caso assaggiato una sua grappa casalinga quando si trovava ospite di un altro grande personaggio, l’artista vitivinicoltore Carlo Hauner che sulla vicina isola di Salina nelle Eolie da tempo produceva vini come fossero anch’essi opere d’arte, affidando all’amico La Fauci le vinacce affinché potesse sperimentare le proprie capacità con un alambicco discontinuo a bagnomaria a fuoco diretto alimentato a legna modificato da lui stesso con le proprie mani.
Si narra che Veronelli rimase talmente colpito dall’originalità e rara bontà della grappa di La Fauci da decidere di chiamarlo al telefono in piena notte non soltanto per complimentarsi ma soprattutto per spingerlo con decisione ad aprire un’attività imprenditoriale e mettersi a distillare per lavoro. Fu tale la benevola irruenza di Veronelli che La Fauci obbedì e già il giorno dopo corse a sbrigare tutte le pratiche e assolvere gli obblighi burocratici, iniziando un percorso aziendale fatto di rigore e coerenza pari a un talento smisurato che sembra non avere confini.

Devi parlarci con Giovanni per capire che tutto nasce dal suo animo onesto come i propri prodotti, insieme a una profondità di pensiero pari alla generosa umanità e alla curiosità culturale.
Basi etiche che conducono all’intransigenza in ogni dettaglio della produzione.
Prendiamo l’acqua, per esempio: a volte dimentichiamo che si tratta dell’ingrediente fondamentale di un distillato, mentre lui lo tiene così a mente da approvvigionarsi direttamente presso una fonte di montagna del messinese dalla totale purezza, capace di dispensare un’eccellente materia prima genuina ma che rispetta totalmente le peculiarità organolettiche degli altri elementi.
Leggenda (verificata) vuole poi che una volta sospese la produzione di un distillato di prugne quando si ammalò il solo albero da cui raccoglieva i frutti per realizzarlohnn, perché li riteneva i più buoni in assoluto e non riusciva al tempo a trovare nulla all’atezza di quella qualità, infatti noi appassionati ci siamo avventati sulle ultime bottiglie di quel nettare miracoloso, oggi fortunamente tornato in catalogo.

La degustazione dei prodotti conferma tanti meravigliosi presupposti.
Dalla frutta scaturiscono tutti capolavori.
L’Acquavite di Pesche all’apertura attinge al frutto con ancora la buccia per offrire un effluvio di profumi avvolgenti, ampi, vigorosi e inebrianti, approcciandosi al palato con toni erbacei che inizialmente pongono in secondo piano la polpa, prima che questa emerga lentamente, accompagnata da ruta, albicocca e un tocco di miele di corbezzolo.
Il sorso avviluppa la lingua in maniera inesorabile, sviluppando notevole persistenza.
Colpisce la totale assenza di ruffianeria: mai provata la pesca trattata con così tanta ieraticità.

Pura essenza di sicilianità è l’Acquavite di Fichi d’India il cui bouquet sembra raccogliere gli oli essenziali della buccia con tutta la loro freschezza.
Il sapore condensa la più potente espressione della polpa, con qualche cenno di mandorla.
Finale intensamente aromatico, lungo e persistente, dalle fantastiche nuance terrose.

L’Acquavite di Melograno presenta un’impressionante concentrazione del frutto, attorniata da un côté floreale.
Siamo vicini alle caratteristiche del succo fresco di melagrana, mentre nel retrogusto si avvertono frutti di bosco come ribes, mora e cranberry.
Il tenore alcolico si sente e stuzzica la beva.
Altamente consigliato di accompagnarla con chicchi del frutto fresco, esperienza totalizzante.

L’Acquavite di Prugne è dominata da un sottofondo amaricante dal quale sboccia progressivamente il frutto, insieme a mirtillo e frutta secca tostata.
L’atmosfera silvestre aleggia tra naso e bocca, mentre la forza alcolica dona imponenza al sorso.

Chiudiamo con una prodezza, la Vodka, in questo caso scaturita dalla distillazione dei grani antichi siciliani per i quali l’isola era famosa già in epoca romana, merito di particolari condizioni pedoclimatiche che “hanno permesso il diffondersi di numerose varietà di frumento, grani per la gran parte scomparsi perché poco adatti a una coltivazione intensiva con processi meccanizzati e con largo impiego di fertilizzanti”.
La lavorazione prevede che il fermentato di grano venga “distillato in una piccola colonna per due volte” fino a raggiungere i 95 gradi, affinando sei mesi in acciaio, quindi “il distillato viene diluito con acqua demineralizzata proveniente da fonti naturali dei monti Peloritani” per essere poi sottoposto a varie filtrazioni.

La vodka così prodotta riproduce l’esito di tutte le attenzioni ricevute, fin dal potente bouquet di cereali tostati sul quale si adagia un ricordo di melata.
Il palato nota subito la frutta secca (noce soprattutto), con contributi di liquirizia, carruba, dattero e una diffusa presenza dell’alloro.
Di notevole equilibrio, riesce a emozionare pur rimanendo sempre secca e inflessibile, come un monumento alla storia agricola della terra di provenienza.

Rimane da aggiungere che forza propulsiva di quest’azienda virtuosa è la famiglia, con la moglie Mariella Torre che affianca Giovanni nella gestione amministrativa e i figli già inseriti nella produzione, come Giuseppe La Fauci che nel video seguente racconta questa stupenda realtà.
Info: https://www.distilleriagiovi.it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/distilleria-giovi/