Gli straordinari brandy italiani di Villa Zarri: come nascono e le declinazioni più particolari

La testimonianza di quanta perseveranza e impegno associati a talento e visione siano necessari per raggiungere l’empireo dell’arte distillatoria, stratificando decenni di studi profondi e abnegazione indefessa, continuità di tradizione familiare con costanti travasi di passione e progettualità, conditi da colpi di genio: ci vogliono basi così solide e prestigiose per potere affermare con buona ragione di produrre “l’unico grande Brandy italiano” come dichiara e dimostra Villa Zarri, realtà con sede a Castel Maggiore in provincia di Bologna.

La storia di questa favolosa produzione è legata a quella di “un’illustre famiglia bolognese e ha inizio nel 1954, anno in cui Leonida Zarri (già consulente da tempo dell’azienda Buton) acquista un’azienda con sede sull’isola di Murano nella laguna di Venezia, la Pilla, che produce ottimi brandy, liquori e un aperitivo, il Select, allora di gran moda: dopo poco, nel 1956, la Pilla viene trasferita dal nuovo proprietario a Castel Maggiore, piccolo paese alle porte di Bologna”…

… qui “Villa Zarri (già Angelelli), antica dimora bolognese del Settecento, viene acquistata da Leonida durante la guerra e successivamente utilizzata come residenza estiva per la famiglia”, impiegandola pure come luogo di aiuto nel dopoguerra.

In tale contesto “il giovane Guido Fini Zarri, seguendo il nonno e il padre in questa attività, aveva maturato la certezza che si potesse, anche in Italia, produrre un Brandy di qualità superiore e già da qualche anno impiegava tempo ed energie nel tentativo di ricostruirne le fondamenta: dalla vendemmia dell’86 utilizza l’Alambicco Charentais per la distillazione di vino Trebbiano, iniziando così una piccola produzione di grande qualità”.

All’impegno come produttore si associa quello di divulgatore e promotore culturale, promuovendo pure un convegno scientifico di grande successo sul tema Il Brandy Italiano di origine.
Così nel 1986 nasce Villa Zarri la cui prima bottiglia di brandy viene presentata nel 1990, un prodotto “completamente naturale, derivato dalla distillazione con metodo discontinuo di vino Trebbiano Romagnolo e Toscano, secondo un rigoroso disciplinare che si ispira a quello francese del Cognac”.

Da qui si impone una filosofia produttiva “frutto di un’accurata sperimentazione e di una precisa ricerca scientifica che prendono ispirazione dalla metodologia utilizzata per il Cognac francese”.
Poiché “per ottenere un brandy di altissima qualità bisogna partire da un vino organoletticamente perfetto” la scelta è ricaduta sul Trebbiano Romagnolo “coltivato secondo le metodologie lavorative in vigna necessarie alla realizzazione di un buon vino” che risulta poco aromatico e dotato di una bassa gradazione alcolica, oltre a una buona acidità.

Il metodo di lavorazione prevede che le uve vengano “pigiate con pressatura soffice e il mosto ottenuto è messo a decantare a bassa temperatura, in modo che le parti solide si depositino sul fondo, poi viene travasato nel recipiente di fermentazione, dove vengono inoculati lieviti selezionati, senza aggiunta di conservanti (quali l’anidride solforosa)”.

La distillazione “avviene nei mesi di settembre, ottobre e novembre, appena la fermentazione alcolica del vino è compiuta: il metodo adottato è quello discontinuo, realizzato tramite l’alambicco Charentais”, procedimento “molto lento che consta di due passaggi: in questo modo è possibile ottenere un’elevata concentrazione di quelle meravigliose fragranze e aromi caratteristici del vino e allo stesso tempo si eliminano le parti iniziali e finali del distillato, le cosiddette teste e code”.

Il liquido che scaturisce dall’alambicco “è incolore e raggiunge un valore alcolico di circa 72°: con questa gradazione il distillato viene dunque trasferito in botticelle di legno di rovere da 350 litri, provenienti dalle foreste di querce dell’Allier e del Limousin, per l’invecchiamento; dopo un anno in botti nuove, il Brandy, a cui viene aggiunta gradualmente nel tempo acqua distillata per portarlo alla gradazione di consumo, viene travasato in botticelle usate”.

L’invecchiamento minimo in botte è di dieci anni. In questo caso viene data massima importanza alla tipologia del legno delle barrique, la maggior parte delle quali impiega quercia a grana grossa, la cui porosità “permette all’ossigeno di penetrare meglio all’interno della botte per ossidare l’alcool e i vari componenti contenuti nel brandy”.

Estremamente importanti anche la stagionatura del legno (minimo 36 mesi) e il “microclima emiliano-romagnolo, caldo-umido d’estate e freddo-umido d’inverno”, tale da sottoporre il brandy a un’escursione termica che ne favorisce ulteriormente la maturazione.

Indispensabili processi di trasformazione avvengono proprio in questa fase: durante il primo anno di invecchiamento in botti nuove il legno cede i suoi preziosi tannini al distillato, conferendogli profumo, sapore e colore.
Durante la seconda parte dell’invecchiamento, quello in botti vecchie, attraverso i pori del legno il distillato incontra l’ossigeno dell’aria e questo connubio scatena alcune reazioni chimiche necessarie al raggiungimento del bouquet finale.

Nel corso dell’invecchiamento “il distillato evapora in una misura pari a circa il 3% medio annuale e questa evaporazione che pur rappresenta un costo molto alto (da 100 litri di distillato dopo 10 anni ne rimangono 70) è indispensabile al miglioramento qualitativo del brandy e al suo ammorbidimento naturale”.
Durante le varie fasi di invecchiamento “la gradazione decresce, passando al tasso alcolico finale di 44-45 gradi: il Brandy Villa Zarri raggiunge così un equilibrio di gusto, profumo e contenuto alcolico in modo del tutto naturale senza l’aggiunta di aromatizzanti, coloranti e dolcificanti”.

Molto vasta e tutta di rara qualità la produzione di Villa Zarri che contempla perle quali i Brandy Assemblaggio Tradizionale (minimo 10 anni d’invecchiamento) e Millesimato, ma anche il Nocino biologico da ricetta familiare, liquori come lo Cherry Brandy e il Brandy e Caffè, quindi l’Amaro Zarri.

Tra tanta eccellenza, abbiamo scelto di concentrarci su tre referenze che ci hanno impressionato per originalità e personalità.
Come il clamoroso Brandy 30 anni grado pieno, paradigma delle vette siderali raggiunte da questa produzione.
Per realizzarlo Villa Zarri ha scelto “una particolare annata, la vendemmia 1989”, procedendo a un invecchiamento in botte di 30 anni.
Dall’azienda spiegano che “i Brandy a pieno grado di Villa Zarri derivano da singoli distillati di un’unica partita di vino: invecchiati inizialmente in piccole botti nuove di legno di rovere, vengono successivamente travasati in cosiddette botti esaurite che servono quasi esclusivamente per il processo di ossidazione dei tannini e dell’alcool; terminato il desiderato periodo di invecchiamento il Brandy a pieno grado è pronto per essere imbottigliato, senza aggiunta di acqua distillata che ne ridurrebbe la gradazione alcolica”.
L’elevata gradazione di 53 gradi “suggerisce, per una perfetta degustazione, di preparare il palato e la gola assaporando una sola goccia di Brandy, passandolo con la lingua sul palato: stimolati i sensi di tutta la bocca, la vera degustazione inizia a piccoli sorsi, con un bicchiere di acqua fresca accanto, per esaltarne gli aromi”.

Profuma di pura classicità, assolutizzando il contributo dell’ottimo legno tra delicatezza vanigliata e alcolicità stuzzicante, aggiungendo sentori di spezie e note balsamiche.
Il sorso è quasi cremoso, con un abbrivio segnato da una magnifica impronta zuccherina dalla quale emergono sensazioni di Madernassa cotta, miele di eucalipto, nocciola tostata e dulce de membrillo, con un cenno di aneto.
Fantastica la pienezza del nerbo che espone senza remore la sua gradazione di 53 gradi ma senza alcuna pesantezza, facendone strumento di dialogo con il degustatore più esperto.

Dalla declinazione più ieratica come la precedente si passa a quella più ecumenicamente ammaliante quale l’irresistibile Brandy 2004 – 20 anni affinato in barrique di Marsala Florio ottenuto da “un vino Trebbiano Romagnolo della vendemmia 2004 proveniente dalle colline romagnole”, risultante di un invecchiamento lungo 19 anni in una botticella da 350 litri di rovere francese proveniente dalla foresta del Limousin: il ventesimo anno del suo invecchiamento lo ha trascorso in una botticella di legno di rovere da 300 litri che aveva contenuto precedentemente un Marsala Florio Vergine 1998”.

Delicatissimo al naso, dove quasi non si avverte alcuna volatilità alcolica bensì si coglie il suo essere imperniato sulla melata di bosco, mentre in bocca un sorso elegante ed equilibrato suggerisce castagna, albicocca essiccata, mela annurca e dulce de leche.
Nel finale di rara soavità emerge con maggiore decisione il contributo aromatico del Marsala, tra venature caramellate, mandorla e carruba.

Autentica prodezza capace di assemblare fantasia, seria programmazione e profonda conoscenza dell’utenza è il Brandy millesimato 2003 20 anni con selezione di tabacco toscano, la cui realizzazione prevede l’aggiunta mediante infusione di una selezione di tabacco Kentucky coltivato in Toscana, al fine di renderlo “raffinato compagno del rito del fumo lento: quello del sigaro”.
Dal punto di vista olfattivo il tabacco si affaccia con estrema grazia, con cenni di resina ancora fresca, mentre il sorso è subito segnato da una seducente tostatura tradotta in echi di mallo di noce, melangolo candito, pomelo, dattero e orzo.
Esperienza per intenditori semplicemente folgorante.

Nessuno meglio dello stesso Guido Fini Zarri può arricchire questo ritratto: per questo lo abbiamo intervistato nel video che trovate qui sotto.
Info: https://villazarri.com/it/distilleria/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/villa-zarri/