Il decennale del Museo della Misericordia a Firenze, sette secoli di bellezza nati dalla solidarietà

Il 20 gennaio è una data importante per le anime più sensibili di Firenze, perché in questa data si celebra ogni anno San Sebastiano, patrono delle Confraternite di Misericordia italiane, ma anche perché in questo 2026 ricorrono i dieci dalla nascita del nuovo Museo della Misericordia ospitato al quarto piano della sede in piazza Duomo, dalla quale offre una magnifica vista sul patrimonio artistico della città.

L’inaugurazione è avvenuta il 20 gennaio 2016 dopo “tre intensi anni di lavoro che hanno portato alla definizione di un percorso museale che si snoda in 14 sale, distribuite in circa 600 metri quadri”, frutto di un progetto realizzato dallo studio degli architetti Noferi e Locorotondo, seguito da Mauro Romero in qualità di Capo di Guardia responsabile degli Immobili dell’Arciconfraternita e da Enrico Santini, Capo di Guardia responsabile del Museo e del Patrimonio Artistico, registrando anche la collaborazione della Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio di Firenze.

Nella presentazione si rivela che il museo testimonia il ruolo che il Sodalizio ha avuto per Firenze, in quanto “la Misericordia nacque quando il domenicano Pietro da Verona giunse a Firenze per combattere gli eretici”: così “si formarono delle compagnie di cittadini – le Compagnie della Fede – che in pochi mesi ebbero ragione degli avversari” e “a quel punto, deposta la spada, quegli stessi uomini cinsero il rosario per dedicarsi ad opere di Misericordia”.
In questo modo quasi otto secoli fa è nata “un’Istituzione che si pose concretamente a servizio del prossimo e divenne esempio di sconfinata carità, ispirando la nascita di numerose Consorelle: oggi le Misericordie in Italia sono 700 e 1.000 nel mondo”.
Importantissimo il suo ruolo nella società fiorentina, tanto che perfino i Medici si rivolsero alla Misericordia, anche se il ruolo più caritatevole ha sempre riguardato il sostegno “dei mendicanti e delle loro esigenze, dei malati di mente, degli orfani, delle vedove, dell’assistenza ai condannati a morti e alle loro famiglie”.

Nel percorso museale “sono racchiuse le testimonianze di oltre sette secoli di attività, di committenze artistiche, di lasciti e donazioni” che vanno a costituire “una ricca esposizione che racchiude circa ottanta pezzi, molti dei quali appositamente restaurati per il Museo, tra manoscritti, quadri, stemmi, arredi, oggetti d’uso e manufatti dell’artigianato fiorentino; oltre ad una copia del 1500 dello Statuto dell’Arciconfraternita”.

Il racconto della nascita e dello sviluppo delle Confraternite della Misericordia commuove, anche grazie a visite guidate dei volontari condotte con immensa passione e formidabile umanità, qualità impiegate per esaltare i valori di questa realtà, a partire dalle profonde radici storiche…

… narrate pure con il supporto di quadri che ne raccontano le attività, come I fratelli della Misericordia durante una loro opera di carità di un pittore fiorentino della seconda metà del secolo XIX e I fratelli della Misericordia soccorrono un infermo di Niccolò Fontani (secolo XIX)…

… insieme al contributo epistemologico di reperti tratti dall’opera quotidiana…

… come vesti storiche in uso a partire dal ’400…

… e attrezzature per il soccorso…

… passando da un’urna in legno intagliato per le estrazioni, eseguita da una Manifattura Toscana del primo quarto dell’800…

… giungendo a Luoghi e testimonianze della Misericordia.

Tante le espressioni creative, frutto di numerose donazioni effettuate nel corso dei secoli.
Si possono ammirare il rivelatore modello preparatorio per La carità di Pietro Annigoni (1970)…

… il Ritratto di Luca Borsi di un artista fiorentino della prima metà del secolo XVII capace di intercettarne la complessità dello sguardo…

… le opere composite e ricche di eventi firmate da Santi di Tito (1536-1603)…

… lo stesso autore che ha rappresentato con rispettosa ieraticità i patroni delle Opere di Misericordia, ovvero san Sebastiano e San Tobia…

… quindi le vivide espressioni facciali della Madonna con Bambino, Sant’Anna e san Giovannino (1525-1530) di Francesco Ubertini detto il Bachiacca…

… e diverse opere devozionali replicate nelle produzioni di bottega…

… nonché esempi di pittura caravaggesca con potenti chiaroscuri, testimonianza di uno stile diffuso dal ’600 in poi…

… fino ai tempi più recenti con il segno rinnovato da nuove urgenze espressive, come nelle opere del citato Pietro Annigoni (Milano 1910 – Firenze 1988)…

… ma non mancano anche sculture di pregio, come quella in bronzo e legno che raffigura la Croce stazionale della Bottega del Giambologna (inizio secolo XVII).

Prezioso per chi vuole approfondire il funzionamento della Misericordia l’apparato di testi dettagliati posti su pannelli che ne illustrano l’ordinamento e il vocabolario.

Il museo è così ricco di istanze morali e puro incanto dello sguardo da colpire profondamente l’intelligenza e i sentimenti del visitatore, tanto da rappresentare uno degli elementi imprescindibili del patrimonio culturale fiorentino, decisivo per cogliere l’anima più autentica della città.
Info: https://museo.misericordia.firenze.it/