La cucina di chef Salvini al Garden Toscana Resort, con i favolosi piatti del #PrincipioNaturale

Uno chef di immensa cultura e umanità capace di fare divulgazione etica anche attraverso la sensibilità di una struttura turistica molto frequentata con particolare vocazione alla famiglia e ai più piccoli: è un modello virtuoso dalla grandissima personalità l’incontro tra Simone Salvini e il Garden Toscana Resort, dal quale scaturiscono piatti tanto golosi quanto salutari proposti al buffet del Bistrot Gardenia, pregiato angolo della ristorazione del Villaggio Giardino più esteso d’Italia dove viene tradotto in piatti fantastici il progetto #PrincipioNaturale, nuovo format di accoglienza “che valorizza il contesto naturale del resort per creare un dialogo tra ospite e manifestazioni della natura”.

Salvini, pioniere della cucina vegetale, celebre in tutto il mondo, è prima di tutto un’anima pura che pur avendo ottenuto grande successo anche mediatico non smette di studiare, divorando testi che spaziano dalla filosofia antica (quasi si commuove citando alcuni passi sull’empatia dei delfini composti da Teofrasto, discepolo di Aristotele ma anche botanico vissuto tra il IV e III secolo a.C.) alla sapienza orientale, quest’ultima corroborata da viaggi e incontri speciali in Paesi lontani, tenendo sempre vive dentro di sé le lezioni di maître à penser come Pietro Leemann e Tiziano Terzani.

Esperienze di vita che insieme al rispetto sacro per gli animali Salvini traduce in piatti composti rigorosamente da materie prime vegetali che mettono insieme con una creatività infinita verdure e spezie, cereali e frutta, legumi e frutta secca, vino o tè e cioccolato, ricreando nei piatti la sua visione olistica del mondo, dove tutto convive in pacifica (e qui pure gustosa) armonia.

Ogni sua pietanza è davvero un’emozione che sublima nel misticismo del gusto, perché ti viene da chiudere gli occhi quando entri a contatto con la complessità del Riso Basmati cotto all’indiana con vegetali e albicocche, mentre fibrilla l’epidermide quando le papille gustative scoprono un altro mondo sensoriale possibile con i Piselli in umido con ricotta di anacardi mantecata e il Tofu di soia italiana in crosta di pane con maionese vegetale.

Salvini però non è soltanto puro spirito, ma anche ricerca indefessa e artigianalità superlativa, un Maestro dalle capacità tecniche strabilianti, come dimostra la perfezione della cottura di ogni sua preparazione con la pasta, incredibilmente sempre al dente anche nelle difficili condizioni di un servizio a buffet, frutto di un accurato studio scientifico sui tempi di cottura che ne testimonia serietà e preparazione: ancora piangiamo di gioia al pensiero della sua Pasta di grano duro in salsa di pomodorini e limone, la semplicità tradotta in gioia del palato, mentre sbalordisce la capacità di appropriarsi di un classico territoriale alieno come la Norma per farne una sua felicissima interpretazione vegetale.

Una tempesta di idee e abbinamenti i suoi dolci, come la Catalana di cioccolato fondente e cannella con salsa di arancia e albicocca, o il Budino speziato al Masala Chai Tea.

Un capolavoro dietro l’altro, Salvini riesce in questo modo a supportare concretamente e con efficacia la sua appassionata azione pedagogica, con l’obiettivo di sensibilizzare quante più persone verso un’alimentazione salubre e responsabile che tenga conto anche dei principi morali, salvaguardando i diritti degli animali senza penalizzare la forza dei sapori, ma anche promuovendo una didattica dell’empatia tra gli umani capace di rendere il cibo messaggero dei buoni sentimenti.

Una missione in cui Salvini si impegna allo spasimo ma senza volere prevaricare le convinzioni altrui, lui uomo di pace che crede nella potenza dell’esempio.

Con estrema lucidità Salvini conosce le difficoltà nel diffondere il suo messaggio insieme a chi lo condivide, concordando nell’individuare nella semantica una delle prossime questioni da risolvere: troppi piatti vegetali infatti mutuano il proprio nome da pietanze carnivore, un fenomeno conosciuto in linguistica e marketing alimentare come borrowed naming (ovvero trasferimento denominativo).
Il fenomeno si verifica quando un piatto vegetariano o vegano decide di adottare la denominazione di una pietanza che invece contiene carne, pesce o prodotti di derivazione animale, facendo leva su qualche similitudine in termini di forma, consistenza o tipo di consumo.
In questo modo si è creata una dilagante forma di analogia culinaria, la quale ha consolidato l’uso di definizioni ormai lessicalizzate quali burger vegetale (ma anche ragù e polpette), bistecca di cavolfiore, carpaccio di barbabietola, tartare di pomodoro, chili sin carne, cotoletta di soia (o di seitan), polpette di lenticchie (oltre a ceci e melanzane), arrosto o scaloppine di seitan, fino a esagerazioni come salsiccia, salamella, würstel hot dog tutti vegetali e l’ossimoro dei salumi a base di sole verdure, senza dimenticare, pollo, tonno, formaggi, burro e panna.
Una distorsione epistemologica che sembra partorita dalle menti beffarde di Samuel Beckett ed Eugène Ionesco quando usavano gli alimenti come metafore o provocazioni nel teatro dell’assurdo.
Riportare ordine filologico in questo ambito potrebbe contribuire a non disorientare i consumatori, affermando con maggiore forza l’identità di chi rinuncia ai prodotti animali.

La promozione di una cucina priva di ingredienti di origine animale che faccia bene all’organismo è un impegno enorme di cui Salvini si è fatto carico con grande intelligenza ma anche sano pragmatismo: ha capito che per raggiungere più persone possibili con il suo stimolo positivo deve necessariamente operare negli ambiti maggiormente popolari e frequentati, come le catene autostradali, sapendo benissimo come il messaggio sia più importante del mezzo. Uno sforzo gigantesco per raggiungere un vero obiettivo: offrire alle persone la possibilità di scegliere cosa e come mangiare, senza imposizioni dell’industria bensì rispondendo a un maturato bisogno interiore.
Istanze accolte con entusiasmo dal Garden Toscana Resort, dove con convinzione si condividono i valori di Salvini, tanto da costituire la linea guida della ristorazione della struttura, improntata tanto alla possibilità di scelta dell’ospite quanto alla sua stessa opportunità di crescita.
Che tutta questa densità di pensiero sia ospitata in una struttura turistica di enorme successo fa quindi scattare un plauso convinto per il Garden, dotato di attenzioni autentiche verso il benessere totale dei suoi tanti ospiti, anche nell’ambito dell’offerta gastronomica, frutto di una visione virtuosa che va al di là della responsabilità sociale d’impresa per approdare a una vera imprenditoria del cuore.
Info: https://gardentoscanaresort.com/servizi/ristorazione/