Mon Carul di Calatroni, linea dedicata ai vini dalle uve più diffuse nell’Oltrepò Pavese

Una produzione vitivinicola ispirata alla stregua di un’ode aulica la cui metrica è scandita da referenze ispirate come strofe liriche, per andare a comporre il ritratto poetico da bere di un territorio vocato da sempre quale l’Oltrepò Pavese, capace di offrire tante nuance organolettiche: un patrimonio di cui è ben consapevole Calatroni, tanto da avere dedicato un’intera linea alla celebrazione di tale tesoro, chiamandola Mon Carul, scrigno traboccanti di bottiglie memorabili allocato nella sede di Montecalvo Versiggia in provincia di Pavia.

Dall’azienda si presentano sottolineando con motivato orgoglio che “dal 1964 la famiglia Calatroni valorizza le uve di proprietà: dall’iniziale produzione di vini della tradizione locale a base di croatina e barbera, l’azienda, dal 2002 sotto la guida di Cristian e Stefano, terza generazione, ha dato sempre più spazio al pinot nero, vinificandolo in rosso, ma soprattutto come spumante Metodo Classico bianco e rosé”…

… arrivando oggi “sempre sostenuti dal prezioso contributo dei genitori” a coltivare oltre 25 ettari in sistema biologico “con una scrupolosa attenzione alla sostenibilità lungo tutta la filiera”.

Ne deriva questa precisa filosofia: “da sempre la nostra famiglia vive e condivide la propria esistenza con l’ambiente che la ospita e le risorse che le mette a disposizione; siamo consapevoli dell’importanza vitale di tutelare e rispettare l’ecosistema che ci accoglie e di condividere questa visione con chi sceglie di gustare i nostri vini”.

In tale contesto impregnato di etica “Stefano ha voluto creare un marchio dedicato ai vitigni autoctoni (croatina, barbera, uva rara, moradella) e a quelli alloctoni più diffusi (riesling renano, riesling italico, pinot nero)”, Mon Carul, “un progetto di valorizzazione che si basa sul precetto della coltivazione in biologico, sull’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e di pratiche a ridotto impatto ambientale”.

Come in ogni aspetto di questa attività aziendale, anche l’origine del nome Mon Carul ha un preciso significato, derivando dal dialetto: “Montecalvo Versiggia si traduce infatti in Mon Carul; questo nome è composto da due sinonimi: la parola romana mons (monte) e car (termine con cui gli antichi Liguri chiamavano il monte)”.

L’amore per l’ambiente qui è reale e concretamente applicato, tanto che “dall’annata 2019 l’azienda ha ricevuto la certificazione biologica”.

La base programmatica della missione di questa cantina è contenuta nell’apparente semplicità del Chiù Chiù, rappresentativo Bianco della Provincia di Pavia che mette insieme con sensibilità e competenza Riesling Italico e Pinot Nero, sprigionando complessità al naso tra cereali, idrocarburi e fieno appena tagliato, non meno che in bocca tra ananas, pera decana, kiwi gialla, cedro candito e caramella di carruba.
Cattura subito con un approccio segnato da zuccheri e agrumi stesi lungo un corpo carezzevole, mentre il sorso registra acidità intensa tale da alimentarne la notevole golosità.
Nel finale l’impronta zuccherina dilaga, trascinando verso una meditazione formidabile.

Il Riesling Renano dell’Oltrepò Pavese è celebrato da due versioni del Campo Dottore, una base all’insegna della tipica classicità fruttata e profumata stesa tra agrumi esotici, intensa mineralità e cenni di frutta secca, mentre la Riserva emoziona subito lo sguardo con il suo luminosissimo color giallo paglierino, preludio a un bouquet floreale di rara personalità e a sensazioni al gusto di chinotto, olivello spinoso, limone e alchechengi.
Fin dall’approccio mostra prevalenza di agrumi, compreso il suo delizioso tocco aspro con venature erbacee.
Dal carattere poco incline alla ruffianeria, il suo rigore è reso accessibile da una soave acidità.
Finale duraturo ricco di sfumature.

Attesa la prova con un’uva identitaria quale il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, brillantemente superata dal Fioravanti che porta al naso cuoio e torba su tappeto di sottobosco, mentre induce il palato a riconoscere mirtillo, ruta, ribes rosso, rabarbaro e fico essiccato.
Dal corpo materico, fin dal primo sorso è caratterizzato da un tannino che rimane poi sempre molto presente, indirizzandosi verso una verticalità assoluta, tale da non fargli mai abbandonare un piglio estremamente rigoroso.
Giusto nel finale accoglie una pur tenue nota dolce che ne allieta il ricordo.

Siamo in terra di bollicine e la cantina ce lo ricorda con due perle.
Il Colum Ban è un Pinot Nero vinificato in Bianco Frizzante che irretisce l’olfatto con un trionfo floreale e sapori di susina gialla, mango, mandarino, arancia candita e miele di tiglio.
Dalle bolle vellicanti, evidenzia con fierezza la sua dolcezza che porta a una beva fantastica, impregnando un corpo vellutato.
Creato per dispensare felicità, è magnifico anche da solo.

Chiusura con un capolavoro come il Brut Rosato Afiore, metodo classico prodigioso nell’assemblare tre glorie locali come Croatina, Barbera e Uva Rara, il quale dopo dieci mesi di affinamento in bottiglia esprime un bouquet netto di fragola di bosco, portando al gusto lampone, corbezzolo, genziana, tè rosso e pompelmo rosa.
Non aspettatevi un dilagante rosé modaiolo, perché questa referenza è dotata di un’intransigente attitudine ieratica che non tenta mai di blandire il degustatore, se non per quella screziatura acida capace di alimentarne la beva.
Sorso vellutato, bolla stuzzicante, la sua verticalità assoluta lo rende un grandissimo vino gastronomico dalla mille possibilità a tavola.

Ci sono ancora particolari importanti da conoscere su questa produzione: ce li offre Cristian Calatroni nel video successivo.
Info: https://www.calatronivini.com/mon-carul/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/mon-carul/