Parco Archeologico del Lago Pistono a Montalto Dora (TO), preistoria avvincente da vivere all’aperto

La narrazione del passato remoto come dispositivo in grado di assemblare piacere della conoscenza e amore per la natura, creando un cammino nelle nostre radici identitarie immerso in un ambiente di rara vibrazione poetica: è ricco di stimolante complessità il Parco Archeologico del Lago Pistono che a Montalto Dora in provincia di Torino ha riportato in vita tranche de vie antropiche millenarie attraverso vivide riproduzioni all’aperto, arricchite da un’esposizione di memorie capaci di disegnare epoche lontane e stili di vita primordiali.

L’area si trova fuori dal centro abitato e l’ultimo tratto per raggiungerla proietta subito in un’atmosfera sognante, contrassegnata da tracce più recenti ma comunque storicizzate di attività contadine…

… prima di approdare davanti a uno specchio lacustre che fin dalla notte dei tempi attira genti a insediarsi al cospetto della propria bellezza.

I gestori spiegano che “il Parco Archeologico del Lago Pistono, di cui è stata inaugurata nel marzo 2017 la prima capanna realizzata, è un progetto culturale diversificato atto a creare un sistema integrato di percorsi tra ambiente, natura e storia”, il quale “si propone di fornire ai visitatori un percorso avvincente, ma filologicamente corretto, nella Preistoria e Protostoria del Piemonte nord-occidentale”.

Ciò avviene attraverso un circuito guidato grazie al quale “è possibile apprendere come e di cosa vivessero le comunità umane del Neolitico e in quale modo il progresso culturale influenzò la loro quotidianità”, in cui “la parte archeologica risulta un valore aggiunto al percorso naturalistico (tracce di bacini lacustri intorbati quali il Lago Coniglio e le terre ballerine), evidenziando la stretta connessione tra comunità umane e ambiente naturale fin dalla Preistoria e permettendo al visitatore di rivivere una realtà ambientale e culturale di 7000 anni fa viva e percepibile ancora oggi”.

Per valorizzare l’enorme valore pedagogico dell’area, vengono organizzate curatissime “escursioni strutturate” con lo scopo di procedere “all’osservazione e interpretazione delle tracce del paesaggio antico dalla Preistoria al Medioevo, al fine offrire strumenti per la conoscenza del territorio, obiettivo primario di ogni realtà museale territoriale”.
Perfettamente rientrante nella moderna categoria dell’eco-museo, attraverso la musealizzazione di uno spazio all’aperto in cui il contenuto epistemologico è affidato allo storytelling scientifico e non all’evidenza di tracce materiali, il Parco sfrutta al massimo tutte le opportunità di divulgazione del progetto, attivando pure la possibilità di “passeggiare lungo un tratto del sentiero dell’anello del lago Pistono, apprezzando un percorso archeologico accessibile anche ai disabili e attrezzato con pannelli che illustrano la scoperta e i dati essenziali cronologici e culturali del sito neolitico, in associazione alla pannellistica già esistente, dedicata agli aspetti naturalistici”.

Pannelistica di grande efficacia didattica e pregio comunicativo, grazie all’eccellente infografica che impiega disegni colorati di notevole impatto visivo e foto altamente esplicative…

… in cui i testi rispondono pienamente al criterio dell’inclusività promosso dall’ICOM – International Council of Museums nella nuova definizione di museo, utilizzando una sintesi lessicale perfettamente intellegibile a più livelli di comprensione senza però svilire il rigore intellettuale, proponendo pure una versione in lingua inglese a testimonianza della visione illuminata della curatela.

Sempre i responsabili sottolineano come “la ricostruzione open air delle strutture rappresenta una combinazione di fedeltà scientifica e valore didattico con esigenze di durata delle strutture e sicurezza dei visitatori, finalizzata a rendere chiare e comprensibili le tecniche di realizzazione delle strutture risalenti al Neolitico medio”…

… spiegando che “per la planimetria della struttura abitativa su impalcato aereo il riferimento è costituito innanzitutto dai fondi di capanna rettangolari documentati per i siti del Neolitico in Italia settentrionale e Oltralpe”.

Anche l’impiego dei materiali per la realizzazione delle strutture segue un criterio strettamente filologico, utilizzando elementi vegetali del territorio che erano certamente presenti nell’epoca evocata, come la legna impiegata per rievocare la capanna e le altre strutture, ponendosi così in perfetta armonia con il patrimonio botanico circostante.

L’area “è limitata da una palizzata di recinzione che, pur non avendo puntuali riscontri nel sito anche a causa della limitata porzione dell’insediamento oggetto di scavo archeologico, risponde a un criterio funzionale, risultando fondamentale per salvaguardare l’integrità delle ricostruzioni dalle esondazioni del rio Montesino”.

Palizzata che “è stata realizzata con un’intelaiatura di pali portanti e un intreccio di nocciolo, in analogia con il riempimento delle pareti della capanna: le pareti sono poi rivestite da intonaco ottenuto con un impasto di argilla e sabbia locale con l’aggiunta di paglia, mentre il tetto è in canne palustri a doppio spiovente”.
L’effetto realistico della capanna è impressionante quanto credibile, restituendo fedelmente la sensazione di effettuare un viaggio a ritroso nel tempo, malgrado gli inevitabili accorgimenti odierni fondamentali per la sicurezza e tenuta della costruzione.

All’interno della capanna troviamo una sorta di museo nel museo…

… consistente in una piccola esposizione di reperti narranti funzionali al racconto antropologico…

… in cui ciascuno di essi diviene sineddoche di una pratica arcaica.

Si tratta di resti vegetali e faunistici rinvenuti nel sito archeologico…

… che “permettono di ricostruire il tipo di sostentamento e il menu degli abitanti del villaggio neolitico”…

… ma anche collegamenti con altre civiltà e scambi commerciali con popoli differenti.

Stessa accuratezza nella realizzazione di altre strutture accessorie presenti nella stessa area, quali un magazzino e una stalla con annesso recinto.

Del medesimo Parco fa parte uno spazio espositivo ospitato nei locali del sensibile Comune di Montalto Dora…

… nel quale sono stati raccolti e organizzati i rinvenimenti di una campagna di scavo archeologico promossa nel 2003 dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino che “ha messo in luce le tracce di un insediamento palafitticolo riferibile al V millennio a.C.”.

E’ un perfetto compendio della parte en plein air, dove l’apparato emotivo del percorso all’aperto lascia spazio alla razionalità delle conclusioni degli studiosi, proponendo “un percorso ricco di suggestioni che vanno oltre l’inquadramento del sito nel contesto territoriale e sono lo spunto per un’approfondita analisi delle tematiche relative ai problemi del Neolitico dell’Italia nord-occidentale con ampi riferimenti anche al di fuori degli stretti limiti geografici”.

L’esposizione proposta “nello spazio espositivo si sviluppa per nuclei tematici corrispondenti a vetrine e pannelli esplicativi attraverso i quali è possibile apprendere le modalità di sussistenza delle comunità umane ivi stanziate”.
L’allestimento è un piccolo miracolo di ottimizzazione, riuscendo a creare un vero tragitto di visita malgrado gli spazi angusti, alimentando la profondità di campo visivo per mezzo di decori alle pareti che richiamano l’ambiente esterno del Parco…

… creando movimento anche attraverso l’alternanza di pannelli e teche espositive, immersi in un’impostazione dell’illuminotecnica che impiega luci basse e giochi di ombre per creare fascino visivo e clima riflessivo.

I pannelli rispetto a quelli in esterno a loro volta diventano più solenni, come se non volessero distrarre da spiegazioni più complesse.

Le emozioni offerte dall’esperienza valgono ampiamente il viaggio in questo splendido angolo del Piemonte, non soltanto perché nella storia qui narrata ci sono in parte le origini di tutti noi, ma anche per ammirarne la gestione encomiabile per empatia e precisione, aggiungendo un plauso alla competenza della sua Conservatrice, Miriana Ribero, della quale abbiamo potuto ammirare la grande generosità nello spendersi per la valorizzazione del Parco e una formidabile generosità nell’accogliere i visitatori e fargli condividere i valori di tale realtà.
Tutti elementi che concorrono a fare del Parco Archeologico del Lago Pistono un vero gioiello della cultura italiana.
Info: https://www.archeolagopistono.it/#top