Saperavi Qvevri di Raberi Marani, vino “nero” in anfora da uva autoctona della Georgia

Se la Georgia è una leggenda del vino lo deve non soltanto alla vicenda millenaria e alla particolarità della sua vitivinicoltura ma anche all’eccellenza di un terroir come quello della regione del Kakheti all’estremo oriente del Paese del quale si ritiene rappresenti il cuore culturale e storico, nonché alle qualità organolettiche del suo vitigno a bacca rossa più rappresentativo, l’autoctono Saperavi: a mettere insieme al massimo livello tutti questi elementi di pregio è Raberi Marani, cantina che traduce tanto incommensurabile fascino in un nettare di straordinaria personalità.
Come raccontano le note di Natural Wine Georgia, siamo “nel cuore di Kakheti, tra le colline risonanti di storie antiche e il terreno generoso che accoglie i vitigni unici, si trova una cantina la cantina di famiglia a Raber”, dove “il vino non è semplicemente prodotto, ma è un tessuto vivente della cultura georgiana, un legame ininterrotto che collega generazioni”, rappresentato dai vitigni autoctoni più importanti della Georgia, quale il Saperavi, noto “come vino nero per il suo intenso colore rubino che quasi sfiora il nero”, tra i custodi di “un’eredità che risuona con il sussurro dei secoli”.

In questo contesto fortemente identitario “il nonno, patriarca della famiglia, è il custode di questo patrimonio enologico: con mani sapienti e uno sguardo pieno di passione di passione, egli guida suo nipote attraverso i riti antichi della vinificazione”, infatti ogni grappolo di uva Saperavi “è raccolto con rispetto, come se ogni acino fosse una preziosa gemma: i metodi di vinificazione, tramandati come sacri ritmi, vedono le uve trasformarsi in vino attraverso tecniche classiche e in Qvevri, mantenendo un dialogo silenzioso tra la tradizione e l’innovazione”.

Così il processo di vinificazione diventa un rito, in cui le uve vengono “delicatamente diraspate e fermentate in vasche di metallo a una temperatura controllata di 24 gradi, poi sigillate e lasciate maturare in qvevri per sei mesi: questa paziente attesa dona al vino una complessità che solo il tempo può forgiare”.

In tal modo “nella cantina di Raber ogni bottiglia racconta una storia di terra, tempo e tocco umano” e bere i loro prodotti non è soltanto gustare un vino “ma immergersi in una narrazione che riecheggia l’orgoglio di una nazione e il calore di una famiglia”.
In Italia possiamo apprezzarlo grazie alla distribuzione di Proposta Vini che lo ha inserito nel progetto Dinamiche Interpretazioni “che segnala sperimentazioni e intuizioni di alcuni produttori in vigna e in cantina anche attraverso il recupero di pratiche tradizionali”, comprendendo vini “prodotti con tecniche indirizzate a un sempre maggior equilibrio tra il lavoro dell’uomo e la natura”, organizzati in una selezione rivolta “a chi promuove i cosiddetti Vini Naturali o Biodinamici realizzati con profondo rispetto della natura e con metodi sia tradizionali che innovativi”.

Proposta Vini sottolinea come “ogni bottiglia prodotta nella cantina di Raber è un omaggio alla storia della famiglia e al territorio che ha nutrito le viti per generazioni”.
Le uve del Saperavi della cantina provengono da un vigneto collocato nel cuore della regione di Kakheti a un’altitudine di circa 350-550 m/slm. che gode di un terroir reso eccezionale da clima continentale e terreni fertili.
La vendemmia avviene con raccolta manuale in cui “ogni grappolo è selezionato con estrema cura”.

Versando nel calice il Saperavi Qvevri di Raberi Marani il colore effettivamente sembra una corsa verso il nero che non dimentica le sfumature, ricordando l’utilizzo di questo cromatismo da parte del pittore georgiano Niko Pirosmani (1862 – 1918) che amava impiegarlo nelle sue opere primitiviste spesso per descrivere indumenti caratteristici, da quelli rurali della Festa di famiglia (1907) all’eleganza formale dei protagonisti della Festa dei quattro anziani della città (1904), passando per gli austeri pesanti mantelli della Festa dei Cinque principi (1906) e perfino da se stesso quando si raffigura in giacca e copricapo etnico nell’Autoritratto del 1900.
(Festa dei Cinque principi, 1906,
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Five_princes_carousing_(1906)_-_Niko_Pirosmani.jpg)
Da notare come l’artista, innamorato delle tradizioni popolari quanto della vita bucolica, abbia dato grandissima importanza al vino, il quale non manca quasi mai nelle sue tele, ponendo bottiglie scurissime e talvolta perfino etichettate come presenza importante sulle diverse tavole dipinte, piazzandolo anche in primo piano rispetto ai soggetti umani (Sei principi, 1905-1907) oppure sollevato al cielo nei calici dei tanti brindisi da lui pennellati nella Festa dei Molokani.
(Gli amici di Begos di Niko Pirosmani – www.pirosmani.org, Pubblico dominio,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4971812)
E a proposito della presenza del vino nelle opere di Pirosmani, impressiona un’altra corrispondenza che riguarda proprio il prodotto narrato in questo articolo: nel quadro Riunione di famiglia del 1904 ci sono delle bottiglie di vino con delle etichette trasversali che riportano la scritta “вино кахетии” che in lingua georgiana vuol dire proprio “vino Kakhetii”!
(Riunione di famiglia, particolare, 1904,
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/83/Pirosmani._Family_party.jpg)
La lunga e accurata maturazione conduce a profumi di composta di prugne e sapori mirtillo, susina rossa, fico, ribes nero, ciliegia e uno stuzzicante tocco di corniolo.
Compostamente tannico, dalla profonda impronta zuccherina, è dotato di un sorso corposo ma carezzevole.
Il finale è decisamente amabile e lascia avvertire tutta la sua potenza, senza tuttavia intaccare la scorrevolezza di una beva favolosa.

Tanto altro c’è ancora da sapere su questo fantastico vino e il suo mondo, per questo abbiamo chiesto supporto all’esperto Stefano Corghi nel video seguente.
Info: https://www.naturalwine.ge/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/raberi-marani/