VenticinqueDieci, vini trentini della Val di Non tra innovazione PIWI e viti secolari

Da una parte la promozione convinta ed efficace delle varietà resistenti, dall’altra il recupero e la valorizzazione di una pergola secolare, memoria di un’antica pratica vitivinicola del territorio ormai scomparsa: finalmente associare innovazione e tradizione non è più un frusto ossimoro bensì l’effetto della sana e robusta curiosità intellettuale che guida l’azione della cantina trentina VenticinqueDieci in Val di Non, nella sede di Romeno.

La conterranea azienda che la distribuisce, Proposta Vini, ricorda come la Val di Non “nei secoli passati rappresentava un importante areale viticolo del Trentino”, per dare merito della sua rinascita anche al lavoro del titolare di questa cantina, Michele Zucal, giovane viticoltore della zona il cui obiettivo è “contribuire alla diversificazione della biodiversità agricola”…

… tanto da “aver creduto fortemente nel progetto PIWI” con “l’energia della giovinezza”, cercando di dare “una risposta vitivinicola alla monocultura del melo che caratterizza questa valle alpina”.

Narrazione confermata dalla cantina: “da sempre produttori delle famose e rinomate mele della Valle di Non, spinti da una continua ricerca di sempre maggiore sostenibilità nel 2016 abbiamo iniziato la coltivazione di Solaris”…

… una “varietà di uva a bacca bianca non molto conosciuta, ma molto interessante poiché richiede al massimo un paio di interventi fitosanitari all’anno in quanto naturalmente molto tollerante a peronospora e oidio: frutto di una selezione dell’istituto agrario di Friburgo della metà degli anni ’70, ha trovato nell’altopiano dell’Alta Valle di Non il luogo ideale dove esprimere il meglio di sé”.

“Abbiamo iniziato con entusiasmo la coltivazione di Solaris”, dicono da VenticinqueDieci, “con l’obiettivo di ottenere un vino di qualità che vada oltre il controverso concetto di biologico massimizzando ed assicurando così la sostenibilità del prodotto finito”.

Motto aziendale è “la Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”, significative parole con cui viene riassunta “la filosofia che guida la nostra famiglia”, tramandata con orgoglio da ormai più di quattro generazioni di persone “che hanno fatto dell’agricoltura non solo una professione ma un vero e proprio stile di vita tramandato con passione di padre in figlio”.

Le due anime della produzione sono ben rappresentate da altrettante referenze.
Extra Dry Soladiu 981 è un Metodo Martinotti che esalta la varietà Solaris “ottenuta in Germania, all’Istituto di Viticoltura di Friburgo, nel 1975” da un incrocio “tra varietà americane portatrici di resistenza ai patogeni e varietà tradizionali europee portatrici di buona qualità delle uve e del vino”.
Si tratta di un vitigno molto particolare che predilige “terreni argillosi, non umidi, locati ad un’altitudine al di sopra degli 800 metri sul livello del mare”: in questo caso “nasce nel cuore dell’Alta Valle di Non, nel comune di Romeno (TN) a circa 980 m.s.l.m.” dove “il terreno, calcareo-argilloso e mediamente profondo, è caratterizzato da una bassa percentuale di scheletro ma la pendenza dei terreni garantisce comunque una gestione dell’acqua ottimale”.

Le prime barbatelle di Solaris della cantina “sono state messe a dimora nella primavera del 2016 con una densità di impianto di oltre 7000 piante/ha per limitare il carico di uva per ceppo e di conseguenza massimizzare la qualità”.
La vendemmia avviene rigorosamente a mano, mentre il trasporto dell’uva è effettuato in piccoli cassoni di plastica per preservare al massimo l’integrità dei grappoli.

In cantina “dopo una soffice pressatura pneumatica dell’uva diraspata il mosto è stato lasciato una notte a decantare prima di essere travasato e aggiunto di lieviti selezionati: la fermentazione, in botti di acciaio inox, è avvenuta a temperatura controllata ed è durata circa 10 giorni; dopo qualche mese di decantazione e stabilizzazione a freddo, per la prese di spuma finale il vino base è stato posto in un autoclave e lasciato a fermentare per 30 giorni”.

I profumi sono lievemente agrumati, i sapori invece trasmettono cedro, ananas, alchechengi, mandarino tardivo, con un cenno di vaniglia.
La freschezza esalta un sorso contraddistinto dalla componente dolce.
Bolle rarefatte, carattere elegante, l’acidità è decisiva nel comporne il carattere.
Nel finale spicca lo spirito zuccherino accompagnato dal limone.

Il Cabernet Franc Pergola Secolare invece “nasce dal recupero di cinque vecchi filari di pergole risalenti al 1930 e purtroppo trascurati fino al 2022”, anno in cui la cantina, spinta dalla volontà di recuperare e salvare dall’abbandono un pezzo di storia, ha iniziato il recupero di “quello che sicuramente è uno dei primi impianti di varietà bordolesi in provincia di Trento”, sulla collina del comune di Isera (TN) a circa 240 m.s.l.m., dove “la caratteristica principale del terreno è la sua origine da tufo basaltico”.
Anche in questo caso “la raccolta, come tutte le altre operazioni agronomiche, avviene rigorosamente a mano”.
Il vino che ne deriva beneficia di affinamento in tonneau di media tostatura di secondo passaggio per almeno 15 mesi, cui ne seguono almeno altri sei in bottiglia.

Il bouquet parla di composta di prugna arricchita da riferimenti erbacei, mentre il palato individua mora, susina rossa, rabarbaro e caffè.
L’ingresso è segnato da un cenno amaricante e dalla misurata espressione del tannino, mentre con l’ossigenazione emerge una deliziosa nota dolce.
Corpo di medio spessore, per l’austerità del sorso si presta a una degustazione esperta.
Il finale porta in trionfo l’acidità capace di imporre una magnifica armonia nel segno della complessità.

Ci riassume questa esperienza Michele Zucal con un intervento nel video seguente.
Info: https://www.venticinquedieci.it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/venticinquedieci/