Google+

Al Museo archeologico di Cagliari, le radici storiche della Sardegna

Pubblicato il: 24 luglio 2019 alle 7:00 am

Il territorio della Sardegna ha uno dei più cospicui patrimoni archeologici del mondo, esito di una millenaria antropizzazione precoce cui è seguito l’alternarsi, sostituirsi o sovrapporsi delle più avanzate civiltà cullate dal Mediterraneo, con la conseguente sterminata produzione di memorie storiche declinate in un’infinità di reperti: ha quindi del prodigioso che un museo sia riuscito a raccogliere, analizzare, storicizzare e mettere a sistema tanta ricchezza culturale, traducendola in uno storytelling omogeneo e in una tappa imperdibile della conoscenza dell’isola.

E’ riuscito nell’impresa il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari che nella sede di piazza Arsenale 1 assurge a summa della stratificata anima della Sardegna, tanto che visitarlo è imprescindibile per il visitatore che voglia riannodare tutti gli innumerevoli fili dell’ordito dell’identità sarda.

Il Museo archeologico di Cagliari, parte dell’ottima organizzazione  del Polo Museale della Sardegna, centra perfettamente anche la missione che l’ICOM assegna alle strutture espositive, in particolare quella di creare una mirabile osmosi tra istanze non facilmente conciliabili come “fini di studio, educazione e diletto”, raggiunte attraverso una perfetta leggibilità dell’allestimento a tutti i livelli, consentendo una divulgazione effettiva a ogni fascia di scolarizzazione grazie a un linguaggio chiaro e a un’indole altamente pedagogica.

L’intelligibilità parte dalla razionalità della gestione: si è evitato l’affastellamento dei reperti, operando una severa selezione che si eleva a sintesi del manufatto e sineddoche di una tecnica realizzativa, concorrendo a porre tessere chiare del mosaico cognitivo proposto al visitatore.

Scevra dunque da ripetizioni e ridondanze, l’esposizione procede ritmicamente nel disegno delle epoche, usando il filo conduttore dell’ingegno realizzativo umano, intrecciato con il suo humus evolutivo pregno di istinto conservativo, tensione al soprannaturale, aspirazione al divino, ricerca del bello, necessità materiale, lotta per la sopravvivenza, desiderio di eternità.

Da notare l’ottimizzazione dello spazio, con le teche che operano evoluzioni geometriche per creare incastri e sinuosità che suggeriscano fluidità al passo del visitatore, al tempo stesso suggerendogli di affidarsi anche al guizzo della propria curiosità.

La materia incandescente dell’indefesso divenire dei popoli è domata dai testi puntuali ma davvero accessibili dei pannelli, incastonati in grafiche induttive, dando concreta applicazione alla volontà del museo di essere “inclusivo, da ogni punto di vista: fisico, sensoriale, cognitivo, digitale”, riuscendo quindi a dialogare con tutti, “bambini, anziani, stranieri” che siano.

Da caso di studio poi l’inserimento dell’infografica come mezzo di orientamento, non soltanto per i tragitti da effettuare nelle sale ma anche per quelli interiori, aiutando il fruitore nel tentativo di mettere in ordine reminiscenze scolastiche, erudizione personale e nuove informazioni.

Un’attenzione per la fruibilità ecumenica che non comporta alcuna rinuncia all’elevazione gnoseologica, come palesato dal pannello che arriva perfino ad aprire un ipotetico dibattito semiologico sostanziale, affermando apoditticamente “il testo archeologico come memoria”, senza tuttavia sottrarre il problema a un’articolazione critica.

E’ in questo modo che il museo conserva e racconta l’intero patrimonio archeologico della Sardegna.

Partendo da un nobile lignaggio, visto che la sua nascita risale al 1800, inizialmente come una wunderkammer, per poi assumere consapevolezza del proprio ruolo nel rappresentare tutte le profonde radici antiche dell’isola. Dal 1993 “le collezioni sono state spostate all’interno del complesso della Cittadella dei Musei, in uno degli edifici realizzati tra il 1956 e il 1979 dagli architetti Piero Gazzola e Libero Cecchini per accogliere i più importanti musei cittadini”.

La razionalità dell’impostazione si riscontra nella logica cui sono improntati i percorsi espositivi. Infatti “le collezioni del museo si trovano ospitate su quattro piani a cui corrispondono temi espositivi diversi: il piano terra è dedicato alla didattica, con un excursus cronologico sull’archeologia della Sardegna”, mentre “gli altri piani seguono una logica topografica e territoriale”.

In particolare, “il piano terra propone un percorso cronologico-didattico che attraversa la storia della presenza umana in Sardegna dal Neolitico antico sino all’Alto medioevo”; il primo piano “è dedicato principalmente a Cagliari e ai suoi centri limitrofi”, con alcuni dei suoi siti più importanti come Tuvixeddu, Santa Gilla, Monte Claro, mentre “ai principali centri nuragici è dedicata un’altra sala del piano espositivo”; il secondo piano rappresenta “alcuni tra i siti archeologici più importanti della Sardegna: Monte Sirai, Sant’ Antioco, Bithia, Nora”; il terzo piano invece ospita “la gran parte delle statue nuragiche di Mont’e Prama”, rappresentando così una delle tappe di maggiore stupore per l’osservatore che si sente davvero piccolo davanti alla monumentalità di questa magnifiche opere d’arte che per bellezza e datazione rivaleggiano con le più antiche e nobili espressioni della statuaria mondiale.

Tante le suggestioni potenti che si ricevono durante la visita.

Come la sconvolgente modernità estetica di alcune sculture, impressionanti nella capacità prodromica di anticipare la ricerca cubista e la sensibilità muliebre boteriana…

… la stlizzazione estrema di figure antropomorfe, allora foriere di simbolismi e oggi invece tanto presenti nella comunicazione funzionale e perfino in quella commerciale…

… gli illuminanti modelli che permettono di cogliere l’impresa ingegneristica dei nuraghi…

… la serie delle statuette elette tra i simboli del genius loci sardo, con il loro dinamismo endogeno cristallizzato da posture che mimano l’assoluto messaggio ai posteri…

… la vivida ricostruzione di un tophet che permette di dare forma tangibile alla spiritualità dei Fenici, così poco rinvenibile nei siti, tanto da ammantarsi da elementi ipotetici che ne alimentano il mito…

… la lampante dimostrazione del supremo talento nell’arte orafa e nella creazione di monili, con temi e manifestazioni di design che lasciano sbalorditi…

… il ghigno beffardo dell’effige dell’artista che teatralmente ci irride sagacemente, come se esprimesse sarcasmo sulle miserie di noi che ci riteniamo moderni ma in realtà siamo soltanto istanti evanescenti di una realtà transeunte…

… fino all’incommensurabile valore della Stele di Nora che ci ha alfabetizzati sulla verbalizzazione linguistica dei Fenici scolpita nella candida pietra.

La visita al museo sazia tanta sete di sapere ma accende anche composite riflessioni, perché si comprende che questa terra ha riassunto in sé tutte le pulsioni dell’intelletto umano, dando loro la multiforme grazia di reperti indimenticabili: ve ne offriamo un sunto nel video che segue.

Info: http://museoarcheocagliari.beniculturali.it/

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  


Tag: , , ,



L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
www.domenicoliggeri.it


Back to Top ↑