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L’intolleranza al lievito non esiste: vi spiego perché…

Pubblicato il: 12 gennaio 2019 alle 7:00 am

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Una delle cose che ci ha colpito di più da quando abbiamo aperto la nostra pizzeria è la ricorrenza di una frase: “sono intollerante al lievito, però la vostra pizza la riesco a mangiare senza problemi”.

Ovviamente ne siamo felicissimi, ma in tutta onestà dobbiamo dirvi una cosa, sfatando un mito consolidato: non esiste un’intolleranza al lievito!

Il lievito di birra è un microrganismo vivente e svolge il suo ruolo solamente quando è in vita appunto.

La cottura in forno avviene ad almeno 300 gradi e uccide completamente il povero lievito. Anche nel caso in cui un pizzaiolo/fornaio particolarmente cagnaccio lasci parte del prodotto crudo e ne sopravviva qualcuno, verrà comunque crudelmente giustiziato dall’acido cloridrico contenuto nel nostro stomaco.

Per cui, salvo temibili lieviti zombie, è impossibile che qualcosa lieviti dentro di voi e crei gonfiore, di questo potete stare tranquilli.

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I motivi di molti dei problemi che attribuite a un’intolleranza al lievito di birra sono in realtà da imputare a processi di lievitazione/maturazione troppo brevi e fatti male e farine che presentano additivi decisamente sgraditi al nostro organismo. Anche un pane azzimo potrebbe quindi tranquillamente causarvi gli stessi identici disturbi.

P.S.: non esiste nemmeno l’intolleranza al glutine, solo pessimi prodotti lievitati, ma questa è un’altra storia…

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L'autore

Daniele Lanza

Daniele Lanza, classe 1986, nato a Genova, cresce in un piccolo paesino del Monferrato fra vino dolcetto, pesto al mortaio e agnolotti fatti rigorosamente a mano. Milanese di adozione dai tempi dell'università, ha ricoperto negli anni praticamente ogni ruolo esistente nella ristorazione, da cameriere a restaurant manager, passando per le consulenze esterne. Appassionatissimo di enogastronomia, gira la penisola in lungo e in largo fra fiere e aziende agricole, per scovare la materia prima migliore e le storie che la rendono unica e speciale. Sommelier, degustatore birra, assaggiatore ONAF, bartender professionista, chocolate taster e tanti altri corsi e qualifiche dai nomi assolutamente improbabili stanno semplicemente a indicare la ferma convinzione che l'enogastronomia sia cosa seria: merita studio e formazione continua per essere capita e raccontata. Come ogni altra cosa.
https://www.facebook.com/igpizza.it/?fref=ts


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