Al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti tutta la preziosa storia di una regione

Tutta la storia di una regione racchiusa in un’esposizione esemplare per sincretismo culturale, in grado di delineare con precisione scientifica, chiarezza didattica e capacità di racconto tutti gli aspetti che concorrono a definire origini, sviluppi e approdi di una collettività dalle origini composite e affascinanti: è una tappa fondamentale per chi voglia conoscere a fondo il territorio e chi lo abita il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo ospitato a Chieti “in una elegante villa neoclassica progettata dall’architetto napoletano Errico Riccio per volere del barone Ferrante Frigerj nel 1830”.

Detiene e mostra “la più importante raccolta archeologica abruzzese, fruibile attraverso il nuovo percorso museale, allestito nel 2011 e ampliato nel 2014 seguendo criteri espositivi che privilegiano gli aspetti etnici e topografici delle antiche popolazioni della regione”, proponendo le scoperte avvenute “nei più rilevanti contesti archeologici abruzzesi datati tra le fasi protostoriche e quelle alto-medievali – soprattutto necropoli e santuari”.

Il percorso snocciola memorie delle genti che nel corso del tempo hanno abitato l’Abruzzo contribuendo alla stratificazione alla sua identità, come il popolo italico dei Vestini sparso in villaggi rurali di varie aree, abile sia nell’agricoltura che nella pastorizia, ma anche avvezzo alla guerra…

… o i Carricini la cui vicenda ci permette di conoscere meglio i rituali funerari introdotti dalla romanizzazione dell’area, vedi l’incinerazione…

… quindi i Marrucini e i Peligni, tra le cui tracce si fanno notare soprattutto le creazioni in terracotta…

… oltre a Equi, Marsi e i Petruzi rinomati per le decorazioni degli edifici.

Tra le aree illustrate, Montebello di Bertona con le sue tombe maschili, generose di ritrovamenti…

… quindi la sempre sorprendente Sulmona qui rappresentata da vestigia del Santuario di Ercole con le sue splendide raffigurazioni di animali…

… e ancora i ricordi litici di Corfinio, già capitale degli Italici…

… fino a Collelongo cui è intestato uno degli oggetti di maggiore carica spettacolare, un letto funerario in osso dalle magnifiche forme sinuose.

Notevole la parte artistica dell’esposizione, come le statue del I secolo a.C. provenienti dall’area archeologica di Forcona (Civita di Bagno, L’Aquila).

Di grande suggestione la ricostruzione di un’area esplorata quale la Necropoli di Fossa riprodotta in scala 1/50 (inizi VII – II secolo a.C.).

Importante l’aspetto divulgativo, con una qualificata azione pedagogica espressa attraverso i testi dei pannelli, chiari e ordinati, ricchi di stimolanti narrazioni, come quella che riguarda Il consumo del vino: grandi contenitori e tazze per bere, in grado di testimoniare anche l’esistenza di una fitta rete di commerci durante l’età arcaica…

… ma è dotata di spiccato pregio antropologico pure la descrizione della vita quotidiana di periodi remoti della nostra civiltà…

… alla pari con I modi e le forme della devozione religiosa, parte ben spiegata e mirabilmente allestita.

Alcuni reperti hanno elevatissimo valore iconico, come la riproduzione della Stele di Guardiagrele, potente rappresentazione antropomorfa di un guerriero italico risalente al VII secolo a.C….

… ma soprattutto l’elemento di maggiore attrazione del museo, anche perché considerato ancora oggi simbolo supremo dell’Abruzzo, l’emozionante Guerriero di Capestrano, scultura monumentale della prima metà del VI secolo a.C….

… ospitato in una stanza a esso esclusivamente dedicato per consentire ai visitatori massima concentrazione nel cogliere il suo straordinario stato di conservazione che ce l’ha reso intero nella propria meraviglia, con la possibilità di ravvisare ancora tracce del colore originale…

… il tutto impreziosito dall’omaggio del grande artista Mimmo Palladino con l’allestimento Al di là del tempo. La Sala del Guerriero del 2011.

Da non perdere anche la Collezione numismatica, capace di dimostrare quanto storytelling risieda in una moneta.

Grande varietà quindi di argomenti che consentono di comprendere ancora di più l’importanza sociale e culturale dell’Abruzzo, ricordando a tutti quella centralità che merita anche nella storia complessiva del Paese.